The Whale: il claustrofobico ritorno di Brandon Fraser

La trama, basata sull’omonima opera teatrale di Samuel D. Hunter, è incentrata su Charlie (Brendan Fraser), un insegnante di inglese solitario che soffre di grave obesità e cerca di riallacciare i rapporti con la figlia adolescente (Sadie Sink) allontanata dopo essersi dichiarato omosessuale.

Genere:Commedia, Drammatico

Anno:2022

Regia:Darren Aronofsky

Attori:Brendan Fraser, Sadie Sink, Samantha Morton, Ty Simpkins, Hong Chau, Huck Milner, Sathya Sridharan

Paese:USA

Distribuzione:I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection

Sceneggiatura:Samuel D. Hunter

Fotografia:Matthew Libatique

Montaggio:Andrew Weisblum

Musiche:Rob Simonsen

Produzione:A24 e Protozoa Pictures

 

RECENSIONE:


Voto: 9

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Genere: drammatico

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Un film introspettivo e doloroso che mostra allo spettatore tutto il dolore che accompagna la vita del protagonista, intrappolato tra le ferite del passato e la condizione invalidante che vive nel presente. Il filo rosso che ci accompagna in questo racconto, sono le scelte di vita e le conseguenze che esse possono avere sul nostro futuro. Lo stato depressivo del protagonista, incapace di elaborare le innumerevoli emozioni negative che ha dovuto affrontare negli anni, vengono proiettate sul cibo, unico elemento controllabile, croce e delizia della vita di chi convive con problematiche alimentari. Esso assume da una parte il rifugio sicuro dove potersi nascondere nei momenti di sofferenza, ma anche un mezzo attraverso il quale colpevolizzare se stesso per quello stesso dolore che si sta vivendo.

Aronofsky prende le distanze dalla sperimentazione formale e narrativa che ci aveva proposto con Madre, ma non abbandona l’attenzione verso spazi e situazioni claustrofobiche.

Il film, girato interamente nell’appartamento di Charlie, ricrea perfettamente il contesto emotivamente claustrofobico che sta vivendo il protagonista. Nel percorso che ci porta a conoscere il personaggio interpretato magistralmente da Brendan Fraser, possiamo ripercorrere la storia travagliata che ha portato questo professore nella condizione che osserviamo nella pellicola. The Whale dà infatti il meglio di sè quando Aronofsky lascia che Fraser sia Fraser. Sotto i chili di protesi c’è la stessa star sincera e dal cuore aperto che ha conquistato il pubblico negli anni Novanta: questo emerge soprattutto nel rapporto con la figlia Ellie. Sadie Sink è un’adolescente strafottente, capace di frasi affilatissime e di gesti crudeli. Verso Charlie è cattiva, ostile, ma non riesce a scalfire l’ottimismo di un padre che vuole disperatamente che lei si veda attraverso i suoi occhi, come una persona piena d’intelligenza e potenzialità.

Nel tentativo di aiutare la figlia adolescente ad affrontare le problematiche scolastiche, Fraser fai i conti con i suoi demoni interni. Il dolore trasmesso dal protagonista, nel tentativo di mostrare il suo amore per la figlia, spezza letteralmente il cuore dello spettatore che non ha altra chance se non quella di cadere in un fiume di lacrime. È l’intensità in cui tutto questo avviene che distrugge dall’interno chi sta guardando questo lungometraggio. La lotta interna fra l’accettazione dei propri errori e il desiderio che essi possano essere perdonati. L’egoismo che si trasforma in altruismo, dolore che si mescola all’amore, morte che si lega ad una nuova rinascita.

Tutto ciò viene raccontato con un susseguirsi energico di scene, in poco meno di due ore, che racchiudono tutte, a modo loro, un significato unico ed emozionante.

Un film, che a mio modesto parere, ho amato, su cui ho pianto e riflettuto molto che entra a pieno diritto, fra le migliori pellicole di questa 79° edizione del Festival del Cinema di Venezia.

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