The Kissing Booth 2 | Recensione

Abbiamo lasciato Noah partire per il collage e Elle che lo accompagna all’aeroporto per poi tornare a casa da sola con la moto regalata dal ragazzo. Questo secondo capitolo della loro storia riparte esattamente da lì e vede Noah ed Elle fare i conti con la distanza, mentre è alle prese con le difficili scelte riguardanti il college, la sua amicizia con Lee e nuovi sentimenti nei confronti di un nuovo, affascinante compagno di classe.

Regia:Vince Marcello

Attori:Joey King, Jacob Elordi, Joel Courtney, Carson White, Maisie Richardson-Sellers, Matthew Dylan Roberts, Taylor Zakhar Perez, Noa Milan, Bianca Amato, Judd Krok, Bianca Bosch, Michelle Allen, Frances Sholto-Douglas, Nathan Lynn, Meganne Young

Paese:Gran Bretagna, USA

Durata:130 min

Distribuzione:Netflix

Sceneggiatura:Vince Marcello, Jay S Arnold

Fotografia:Anastas N. Michos

Montaggio:Paul Millspaugh

Musiche:Patrick Kirst

Produzione:Komixx Entertainment


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 24 luglio 2020

Voto: 5/10

Genere📽: Commedia, Sentimentale

Pro :Dopo il successo mondiale del film prodotto e distribuito da Netflix, The Kissing Booth ritorna sulla piattaforma streaming con il suo secondo capitolo.

Riprendendo le storie dei protagonisti esattamente dove le avevamo lasciate, il film tratta tematiche tipiche del periodo adolescenziale\tardo adolescenziale: amicizia, amore, scuola con l’aggiunta, nel tentativo di dare alla protagonista un certo spessore narrativo, il tema della relazione a distanza e del tradimento. I cliché di cui il primo film era particolarmente ricco ritornano quindi a tutti gli effetti anche nel sequel, in una forma però ancor più superficiale e poco approfondita.

Guardando il lato positivo però si possono apprezzare la performance dei protagonisti, che per quanto svantaggiati dalla scrittura mediocre della pellicola, regalano sommariamente buone performance attoriali. La protagonista Joey King, che ha iniziato la sua carriera da giovanissima, si è recentemente distinta con la prova attoriale in The Act, con Patricia Arquette; la controparte maschile invece, Jacob Elordi, aveva convinto critica e pubblico con la sua interpretazione nella serie Euphoria. Apprezzabili anche le canzoni utilizzate all’interno del film.

Contro: Quando mi ritrovo a vedere una rom-com a tinte teen, e soprattutto, di esserne delusa a fine visione, mi chiedo se sia un verdetto influenzato dalla mia età, oramai non più “teen” da qualche anno, o se effettivamente la mia delusione sia legata alla mediocrità della pellicola.

Mi sono risposta ripensando ad alcune pellicole che seguono lo stesso genere di The Kissing Booth 2 come: 10 cose che odio di te (1999), Pretty Princess (2001), Mean Girls (2004) che malgrado, si riferiscano a un pubblico più adolescenziale che adulto, riescono non solo a strapparmi qualche sorriso e qualche ricordo nostalgico, ma anche intrattenermi nella visione.

Eliminato quindi il mio fattore anagrafico, ci sono alcuni difetti che rendono The Kissing Booth 2 un film – oggettivamente - banale e a tratti imbarazzante.

Partendo proprio dall’osso della pellicola, cioè dal lavoro di sceneggiatura, è ricorrente la superficialità con cui vengono trattati i temi e i personaggi, con alcuni sviluppi e discorsi degni di essere definiti cringe. La somma di queste scelte nella scrittura ci portano all’ennesimo prodotto per la televisione in cui gli adolescenti vengono rappresentati con approssimazione e con un esasperante uso di clichè che annoiano oramai da troppo tempo. Per fare un esempio di come oggi sia ancora possibile trattare del mondo

adolescenziale senza cadere in banali ripetizioni, e lavorando allo stesso tempo anche sull’estetica della produzione seriale\cinematografica, cito nuovamente la serie Euphoria o, se vogliamo mantenere toni più leggeri, il film La Rivincita delle sfigate, brillante esordio alla regia di Olivia Wilde.

Parlando nuovamente di leggerezza, sembra che oramai sia difficile concepire un film, per così dire “leggero”, come in questo caso una commedia romantica adolescenziale, senza cadere nell’oblio della superficialità e banalità, sia dal punto di vista della trama che del trattamento dei personaggi; basterebbe tenere a mente una celebre frase di Italo Calvino, che diceva esplicitamente che la leggerezza non è superficialità, e applicarla allo sviluppo del soggetto cinematografico e alla conseguente sceneggiatura.

In conclusione, The Kissing Booth 2, non solo rappresenta l’ennesimo fallimento della produzione Netflix ma si riduce a essere un cattivo esempio di rappresentazione delle tematiche adolescenziali, nella speranza che gli spettatori più giovani non pensino che sia normale essere così blandi e stereotipati e che gli spettatori più adulti non perdano la speranza di trovare un film di genere piacevole, aspettiamo con ansia un prodotto che riesca nuovamente a essere un buon film in grado donare leggerezza ( e non superficialità).

Recensione a cura di Linda Giulio

Grafia a cura di Giulia Federici

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