The boys | Recensione

I supereroi che vivono nel mondo moderno, fra social network e grandi società, sono seguiti da una multinazionale che ne gestisce immagine, merchandising, apparizioni e collocazioni nei vari stati del Nord America. Ma i "super" non sono sempre quello che sembrano: hanno vizi, più o meno accettabili dall'opinione pubblica, e commettono errori.



Genere:Fantascienza

Ideatore:Eric Kripke, Seth Rogen, Evan Goldberg

Attori:Karl Urban, Jack Quaid, Antony Starr, Erin Moriarty, Dominique McElligott, Jessie Usher, Laz Alonso, Chace Crawford, Tomer Capon

Anno:2019

Paese:USA

Produzione:Amazon Studios, Sony Pictures Television

Durata:60 min

Stato:In produzione


Recensione:

Data di uscita in Italia: 26 luglio 2019

Voto: 8,5/10

Genere🎬: dark comedy, supereroi

Pro🔝: The Boys, ideata da Eric Kripke (Supernatural) per Prime Video, si basa sui fumetti omonimi di Garth Ennis e Darick Robertson, che rappresentano si duramente un buon esempio di approccio differente al mondo dei supereroi. La serie ci precipita in un mondo distopico in cui le persone dotate di superpoteri sono tantissime, ed in cui le più potenti sono assoldate e gestite dalla Vought-American, sorta si multinazionale con pesanti intromissioni all’interno del governo, che ha il compito di gestire un gruppo molto particolare di supereroi, “i sette”, che includono, fra gli altri, Patriota (un incrocio tra Superman e Capitan America), Queen Maeve (liberamente ispirata a Wonder Woman), A-Train (una sorta di Flash), la nuova arrivata Starlight è un paio di eroi minori. Fin qui potrebbe sembrare una serie classica su supereroi che fan cose, salvano il mondo è via discorrendo. Invece proprio qui arriva il bello: gli “eroi” di The Boys sono persone pessime. Non solo hanno difetti e caratteristiche sgradevoli come tutti quanti, ma nel loro caso anche le caratteristiche negative sono “super”, quindi diventano molto pericolosi, proprio perché utilizzano i propri poteri in modo indiscriminato, sia per commettere azioni buone (queste sempre a favore di telecamera), sia per commettere un buon numero di azione malvagie o quantomeno discutibili. A contrastarli un gruppo improvvisato di persone prive di superpoteri, che hanno perso qualcuno di molto vicino proprio a causa di questi “supereroi”. Nella prima stagione spiccano Billy Butcher, interpretato da Keith Urban in una delle sue interpretazioni migliori ed un giovane Jack Quaid nei panni di Hughie Campbell. Questo il contesto generale. La serie poi, con le sue otto puntate, riesce ad approfondire diversi temi, nonostante abbia anche il compito di presentare in modo accurato i personaggi per condurlo verso la serie successiva, già annunciata e di cui è già possibile vedere il teaser trailer ufficiale. Accanto ai vari temi toccati, c’è l’interrogativo più grande posto dalla serie: quanto possono essere davvero pericolosi dei supereroi privi di morale e che indulgono con una certa gioia nei propri vizi e nei propri difetti? Qui gli eventi si sprecherebbero, ma sarebbero spoiler, e “The Boys” è una serie che non merita davvero spoiler, perché va affrontata sapendo poche cose di base, in modo da potersi creare un’opinione propria, anche sulle motivazioni dei singoli personaggi. In tutto questo non mancano momenti gore, momenti action, momenti più riflessivi ed anche momenti estremamente divertenti. Certamente l’intento della serie, così come del fumetto alle sue origini, è duplice: da un lato far riflettere sul nostro atteggiamento spesso buonista che ci porta a suddividere gli universi con supereroi sempre nelle categorie “buoni” e “cattivi”, mentre qui ci sono solo sfumature, dall’altro lato riuscire ad intrattenere in modo originale su un tema già trattato talmente tante volte che riuscire a trovare un nuovo punto di vista è davvero un’impresa.

Contro❌: perché The Boys merita solo un 8,5? Perché pur essendo una serie davvero bella e davvero originale, a tratti risulta sconnessa, con personaggi che interagiscono fra loro ma di cui le spinte all’azione non sono sempre chiare. Si intuisce che esista tutta una narrazione antecedente, ma non viene mai accennata e questo impoverisce la narrazione presente, almeno per quanto riguarda la prima serie. Alcuni dettagli poi fanno personalmente storcere il naso, non tanto per il contenuto di per sé, quanto per la gratuità con cui vengono inseriti, senza contesto, ma col solo obiettivo di generare in parte disgusto, in parte hype. Questo non rovina certamente uno dei contenuti originali Prime Video più interessanti del momento, ma non gli permette di acquisire quel respiro più ampio che avrebbe potuto avere. A questo punto sarà la seconda serie a far capire esattamente quale direzione gli autori vogliano seguire. Noi nell’attesa vi diciamo che è una bella serie, con qualche difettuccio accettabile, ma che ha potenzialità per migliorare.

Recensione a cura di Sara Rolle

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