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Saltburn: cercare il proprio posto in un’immensa villa.

Saltburn è un film pigro, cerca di ingannarti nella finzione del cinema stesso, ma non va oltre i primi 30 minuti.

Data di uscita: 1 dicembre 2023

Genere: Drammatico, thriller

Anno: 2023

Durata: 127 min

Regia: Emerald Fennell

Attori: Barry Keoghan, Jacob Elordi, Rosamund Pike, Richard E. Grant, Alison Oliver, Archie Madekwe, Carey Mulligan, Reece Shearsmith, Lolly Adefope, Paul Rhys, Sadie Soverall

Paese: Stati Uniti D’America

Distribuzione: Amazon Prime

Sceneggiatura: Emerald Fennell

Fotografia: Linus Sandgren

Produzione: Emerald Fennell, Tom Ackerley, Josey McNamara, Margot Robbie

Casa di produzione: LuckyChap Entertainment, MRC Film


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Il film si apre con il voice over del protagonista, magistralmente interpretato dal sottovalutato Barry Keoghan, Oliver, un ragazzo che frequenta la classe del 2006 nella prestigiosa Oxford. Fa parte però del gruppo degli "sfigati", lui e un altro ragazzino sono gli esclusi rispetto alla società d’élite, che si divide in gruppetti e non sembra affatto aperta a nuove conoscenze. Poi però, come in tute le storie americane, arriva il momento del bisogno anche da parte della classe d’élite: Felix, interpretato dall’ormai monotono e statico Jacob Elordi, a cui si sgonfia la ruota della bicicletta e sfrutta l’aiuto di Oliver, che gli chiede se vuole usare la sua.

Grazie a ciò, Oliver entrerà a far parte del gruppo di Felix, i cosiddetti “figoni nobili e borghesi” che non fanno che ridere, bere e divertirsi eroticamente quotidianamente.

Col passare del tempo, Oliver acquista sempre più confidenza con Felix, al quale spiega la difficoltà che vive nella sua basse classe sociale visti anche i suoi problemi familiari, il padre morto in quei giorni e la madre sempre ubriaca.

Felix, sembra non possa fare più a meno di Oliver, quest’ultimo invece apparentemente è l’ordine, la parte razionale dell’altro, che lo invita a passare l’estate da lui.

Una casa che non entra nemmeno in un campo totale, Oliver si nasconde nella ripresa nell’ombra, dietro di lui tutta luce, quasi a significare i due piani d’importanza nella società contemporanea: un essere umano di bassa classe sociale all’ombra, una casa (dunque essere non vivente) in piena luce. La villa si chiama “Saltburn” e contiene al suo interno un labirinto pericoloso, all’apparenza cimiteriale, dal quale lo stesso portiere dice ad Oliver “da quel labirinto non si esce” prefigurando un’idea di tragedia alle sue spalle.

La famiglia di Felix si presenta da subito maniaca nei confronti della materialità, dell’estetica delle cose, curando i dettagli di ogni cosa. La madre ha la “fobia della bruttezza”, il padre non fa altro che comandare ai giardinieri di controllare le orchidee e non attende che la festa in maschera per poter spolverare la sua corazza medievale. Ciò che scaturisce dalle prime situazioni che Oliver vive all’interno di questa casa è che se vuol rimanere dovrà attenersi ai costumi e alle tradizioni imposte dalla famiglia, quasi identificarsi come un figlio, importando una falsa identità.

Fennell sembra girare attorno a Oliver la storia di un Mattia Pascal, rimasto solo nella società e pronto ad arrampicarsi su tutti gli specchi per una scalata sociale, privandosi anche della sua vera identità. Le cose, infatti, si evolveranno da quando Felix disteso nei campi dice al nostro protagonista, che lo stava raggiungendo, che ha i pantaloni sporchi e quindi doveva cambiarsi. Oliver, però, invece di tornare indietro e prendere i pantaloni commette un atto di coraggio, li toglie completamente dimostrando che è pronto a tutto, mettendosi a nudo. Ed il nudo, come vedremo successivamente, è importante per l’Opera di Fennell.

E’ proprio tramite il corpo, l’erotismo, che Oliver cercherà di aiutare i personaggi marginali con i loro problemi e non… fin quando però non verrà messo lui a nudo, i suoi segreti e le sue bugie.

Tornerà la voice over che pian piano ci chiarirà i due piani temporali, quello in cui lo stesso Oliver sta narrando la storia e compiendo l’ultimo atto della sua falsa missione e quello in cui sono avvenuti i precedenti avvenimenti, tramite prolessi.

Ingannando lo spettatore e i vari personaggi, la storia di Oliver non è altro che un tentativo di arricchimento personale amando ed odiando contemporaneamente le persone che condividono la sua storia. Chi lo paragona a Parasite non ha capito nulla del film di Bong, questo è semplicemente un gioco di furbizia ben messo in scena, con una fotografia bellissima (soprattutto quando tocca le parti sensuali), ma mal narrato e scritto con tanti personaggi poco approfonditi e quindi ingiustificatamente scomparsi dalla storia, tante deviazioni che non portano a nulla e tante cose rimaste nel dimenticatoio (vedi la questione: famiglia di Oliver). Un peccato perché si tratta di un film con enorme potenzialità vista la sua grandezza estetica, ma che non riesce a reggere la sua (estrema) durata mettendo a cuocere così tanta roba, che va tutta in fumo!

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