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Past Lives: amare e dividersi

Una voice over e un carrello in avanti introducono uno dei film più belli dell’anno presentato alla Berlinale 2023, arriva alla Festa del Cinema di Roma nella sezione “Best Of 2023”: Past Lives, Opera Prima di Celine Song, regista, drammaturga e sceneggiatrice sudcoreana canadese.

Data di uscita: 14 febbraio 2024

Genere: Drammatico, sentimentale

Anno: 2023

Durata: 106 min

Regia: Celine Song

Attori: Greta Lee, Teo Yoo, John Magaro, Moon Seung-a, Yim Seung-min, Jojo T. Gibbs, Emily Cass McDonnell, Federico Rodriguez, Kristen Sieh, Yoon Ji-hye, Conrad Schott, Choi Won-young, An Min-yeong, Seo Yeon-woo, Hwang Seung-eon, Chang Ki-ha, Shin Hee-cheol, Chase Sui Wonders, Isaac Powell

Paese: Corea Del Sud, USA

Distribuzione: Lucky Red

Sceneggiatura: Celine Song

Fotografia: Shabier Kirchner

Produzione: Christine Vachon, Pamela Koffler, David Hinojosa, Khan Kwon

Casa di produzione: CJ ENM, Killer Films, 2AM, A24

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Past Lives dunque si apre con questo carrello che inquadra i tre personaggi principali della storia con una voice over che azzarda varie possibilità su cosa potrebbero farci insieme due coreani e un americano nella stessa combriccola, nella quale quest’ultimo sembra un vero e proprio estraneo. Nel momento in cui la nostra curiosità aumenta e partecipa alle ipotesi della voice over c’è uno stacco che ci riporta a ben 24 anni prima di quel momento.

Il secondo piano temporale narrerà la storia di Nora e il suo amico d’infanzia Hae Sung, un rapporto di piena complicità vissuta giorno dopo giorno senza perder fiato. Un giorno però la famiglia di Nora comunica a quella dell’amichetto della ragazzina che sarebbero partiti per l’America dove si sarebbero stabiliti definitivamente.

La separazione che i due sono destinati a vivere apparentemente sembra cosa da poco avendo comunque una vita davanti e tante nuove amicizie da poter stringere, soprattutto per Nora che si sposterà in un altro continente. Tutto vero se non fosse che anche solo per “scherzo” Hae prova a cercarla, inserendo degli annunci sui social sperando che dall’altra parte del mondo la protagonista si faccia viva.

Torna l’amicizia allora, tramite videochiamate, ma questa volta sembra avere un’intensità unica, ben più diversa da quella precedentemente vissuta in Corea.

La storia procede così come la loro storia e i due progettano di rivedersi o a Seul o a New York, così che l’immagine di Skype dell’uno potesse diventare reale per l’altro, e viceversa. Non tutte le storie d’amore però sono regolari e arricchite da rose e fiori, talvolta le storie devono andare in altri modi. Esiste, infatti, lo In-Yun, racconta Nora. Lo In-Yun non è altro che una Provvidenza che funziona però per le relazioni tra le persone. E’ una sorta di destino che si verifica <<se due sconosciuti camminano sulla stessa strada e i loro vestiti accidentalmente si toccano… perché significa che ci deve essere stato qualcosa tra loro nelle loro vite passate. Se due persone si sposano, dicono che è perché ci sono stati 8.000 strati di In-Yun. Oltre 8.000 vite.>> Poi forse Nora non ci crede nemmeno a ciò, immagina che i coreani lo dicano solo per sedurre, ma intanto sembra che lo In-Yun la colpisca.

Passano gli anni e la diegesi torna sempre più verso la contemporaneità, narrata ad inizio film. Le vite dei due sono cambiate, Nora è quella che tradizionalmente parte perché è così ha bisogno di nuovi spazi e nuove occasioni di vita, ma ora sembra essere quella che resta avendo trovato la sua vita. Hae invece è sempre più coreano. Si descrivono così i due, pur sapendo di essere destinati in una vita prossima o forse anche in quella passata. Hanno vissuto un trittico di relazione: dal ricordo da bambini, all’immagine mediale di Skype all’incontro fisico in sé.

Non resta altro che guardarsi, l’uno di fronte all’altro, oscillare con il corpo in un campo totale e abbracciarsi, senza andare sui primi piani perché tanto noi spettatori sappiamo bene cosa provano. E’ la descrizione di una delle sequenze più significative del film con una recitazione pazzesca, il movimento leggero, nervoso e titubante dei piedi dell’uno e la schiena che si inarca cautamente dell’altra valgono più di mille altre parole. Una regia che sa dividere i quadri con una maestria assoluta, i personaggi sono racchiusi in piani singolari e plurali perfetti così come sono perfetti i loro dialoghi. La sequenza nel letto quando Nora è in America dove viene analizzata la situazione sentimentale che lei effettivamente vive è così veritiera da far tremare il cuore, sia il nostro che quello di Nora, piena di rimpianti a cui non sembra poter tornare indietro.

E’ un film che ben indaga cosa vuol dire emigrare e costringere alla distanza, come questa possa cambiare i rapporti, ma soprattutto le persone. I cambiamenti però conservano una parte di se stessi, che guarda al futuro evolvendo, ma mai mutando nella sua radice, nelle sue fondamenta. La differenza temporale e spaziale si sente nella luce, nel cibo, nel modo di vestire, nella musica, in tutto: è una costruzione registica perfetta che porta empatia verso tutti i personaggi (tutti, non solo i due).

E’ un’accettazione realistica, dovuta, rispetto ad un sogno passato, ad una malinconia che passa veloce come il vento che si insidia nei capelli e ti sposta; la realtà e ciò che succede davvero invece è un sole forte che addolcisce, ma da anche fastidio.


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