Non odiare | Recensione

A Trieste, nel cuore della città, vive Simone Segre, un affermato chirurgo di origine ebraica: ha una vita tranquilla, apparentemente risolta. I duri contrasti con il padre, un reduce dei campi di concentramento morto da poco, lo hanno portato, da anni, ad allontanarsi da lui. Tornando dall'allenamento settimanale di canottaggio, Simone si trova a soccorrere un uomo vittima di un incidente stradale: ma quando scoprirà sul petto di questo un tatuaggio nazista, lo abbandonerà al suo destino e nel momento in cui arrivano i soccorsi è ormai troppo tardi. I giorni seguenti, però, saranno sotto il segno del senso di colpa per la morte dell'uomo: situazione che lo spingerà a rintracciare la famiglia del neonazista. E verrà la notte in cui un parente busserà alla porta di Simone, presentandogli inconsapevolmente il conto da pagare...



Regia:Mauro Mancini

Attori:Alessandro Gassmann, Sara Serraiocco, Cosimo Fusco, Lorenzo Acquaviva, Luca Zunic

Paese:Italia

Durata:90 min

Distribuzione:Notorious Pictures

Sceneggiatura:Davide Lisino, Mauro Mancini

Fotografia:Mike Stern Sterzynski

Montaggio:Paola Freddi

Produzione:Agresywna Banda, Movimento Film


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 10 settembre 2020

Voto: 6-/10

Genere📽: drammatico

Pro🔝:Simone Segre è un chirurgo con una ferita aperta. Impossibile per lui ricucire. L'omissione di soccorso alla vittima di un pirata della strada con la svastica tatuata sul petto, travolge la sua vita e lo conduce fino a Marica, una giovane donna, figlia della vittima. "Non odiare" è una pellicola vera e sincera, che attraversa il dolore di un uomo che soffre e che si lascia plasmare dall'odio, ci racconta un viaggio di redenzione ed evoluzione. Un lungo percorso che Alessandro Gassmann nel suo ruolo più bello e viscerale, ci mostra come i demoni del passato possano condizionare inevitabilmente il nostro presente, creando danni e dolore a tante persone. L'odio che logora e che alimenta altro odio. Mauro Mancini ci mostra alla sua maniera, un racconto sull'odio antisemita da una prospettiva originale. Infatti è molto semplice finire nel banale o nel "già visto" trattando questa tematica. Invece il regista Italiano, ci mostra il racconto da una prospettiva molto diversa. L'odio razziale è ovviamente presente, ma non è il protagonista del racconto. La pellicola si palesa, invece, dal punto di vista di chi è vittima di quell'odio e i cambiamenti che in lui provocano. Gassman riesce a trasmetterci in maniera magistrale, la rabbia e il dolore, che scaturiscono dal vivere sulla propria pelle l'intolleranza e quanto questo possa condizionare le proprie scelte, portandoti ad essere "come loro". Una parabola evolutiva di un uomo che cerca di rimediare i suoi danni e di affrontare i traumi del passato. La recitazione di Gassman, che merita davvero un plauso per esser riuscito a coinvolgere lo spettatore nonostante i ritmi eccessivamente blandi, e la trama con il suo rapporto profondo con la nostra società, non sono le uniche cose che hanno funzionato. A spiccare sopra tutti è senza dubbio, anche, il comporto fotografico che riesce a impressionare tramite molte scene in cui viene mostrato il forte dualismo fra due mondi cosi diversi, ma entrambi pregnanti di dolore.

Contro❌: Ora, invece, concentriamoci su quello che non ha funzionato in questa pellicola interessante, ma non priva di difetti. A spiccare, fra le imperfezioni della pellicola, sicuramente il ritmo del lungometraggio. Esso, eccessivamente lento e farraginoso, cerca di prendersi i suoi tempi per raccontare la storia con molta calma ma provocando nello spettatore una senso di soporifera rilassatezza. La concentrazione cala e il coinvolgimento dello spettatore ne risente molto. Per larghi tratti, la sensazione è stata quella di non saper bene cos'altro raccontare e che per paura di finire fuori rotta, si è voluto appositamente rallentare il ritmo. I dialoghi, inoltre, anche se molto profondi, cercano a tutti i costi un simbolismo spesso forzato che sembra avere la necessita di trasmettere un messaggio a tutti i costi. Spesso l'arma più potente per affrontare un argomento complesso è la semplicità con cui se ne parla. Infine, alcune sequenze narrative, che sarebbero dovute essere affrontate, per dare una linearità maggiore al racconto, vengono lasciate sottintese portando ad un illogicità narrativa.

Recensione a cura di Matteo De Nicolò

Grafiche a cura di Giulia Federici

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