L'IMPORTANZA DELLA RAPPRESENTAZIONE

Nel mondo dei social, la polemica è sempre dietro l'angolo. A volte si tratta di questioni di poco conto, altre, invece, sono sempre sulla bocca di tutti, creano diverse discussioni e attirano sempre più l'attenzione sia degli esperti ma soprattutto del pubblico generalista. I toni dei vari post, tweet... si alzano principalmente quando si vanno a toccare tutti quegli argomenti che generalmente la gente raggruppa nel "politically correct" (spesso in maniera erronea siccome la storia del significato dell'espressione è ben più complessa di come viene utilizzata). Infatti, nelle ultime settimane, molte persone si sono appellate a questo "fenomeno" per esprimere il loro dissenso nei confronti di 3 scelte di casting molto simili: la fata turchina interpretata da Cynthia Erivo (attrice nera) nel live-action di "Pinocchio", l'elfo nero Arondir nella serie "Il signore degli anelli: gli anelli del potere" e Ariel interpretata da Halle Bailey (attrice afroamericana) nel nuovo live-action Disney "La sirenetta". Il nesso tra i 3 casi è la decisione da parte della produzione di scegliere attori afroamericani (o più generalmente non caucasici) in ruoli inediti per la loro etnia.


Messe le basi della questione, ci sono diversi spunti interessanti da trattare. Innanzitutto, bisogna mettere in chiaro una questione: siamo nel 2022! Nonostante le discriminazioni verso le cosiddette "minoranze" siano all'ordine del giorno purtroppo, oggi l'universo LGBTQIA+ e le etnie che non siano quella caucasica vivono una quotidianità decisamente più serena e libera rispetta solamente a qualche anno fa. Perciò, esattamente come i ragazzi e le ragazze etero e caucasiche abbiano i loro idoli in cui raffigurarsi, prendere ispirazione, imitare...è giusto che ci siano anche altre figure che vadano a soddisfare questo desiderio di rappresentazione. Sicuramente, un esempio importante degli ultimi anni sono i ruoli di MJ e Rue rispettivamente in "Spider-man" (ultima trilogia di Holland) e "Euphoria" interpretati da Zendaya.

Un altro spunto di riflessione interessante da sviscerare parte dalla domanda "come mai prima, al cinema, in TV, nei libri...la stragrande maggioranza dei personaggi era bianca ed etero?". È sicuramente un aspetto interessante da studiare ma, per ciò, è necessario analizzare la situazione socio-politica di quando questi prodotti sono usciti. Prendendo come esempio i personaggi protagonisti della polemica citati sopra, si tratta di personaggi creati nell'800 e nel 900 ("Pinocchio" è uscito nel 1883, "Il signore degli anelli" nel 1954 e "La sirenetta" nel 1837), certamente un mondo e una società completamente diverse da quelle odierne in cui era accettata solamente l'etnia caucasica ed era vietato qualsiasi tipo di amore al dì fuori di quello etero. Perciò, è facilmente deducibile che tutti i prodotti d'intrattenimento (a iniziare dai libri fino ai primi anni dei videogiochi) fossero indirizzati per un solo tipo di pubblico (bianco ed etero). Non a caso, esistono decine e decine di film, serie...che hanno tantissimi sottotesti queer, ribaltamenti di genere (ad esempio "Susanna!" di Hawks)... con l'obiettivo di andare a tratteggiare un altro tipo di società ma nascosti ed evidenti solo ai critici/esperti così da non urtare le famiglie bianche, etero e religiose. Quindi, proprio per evitare di creare problemi ed essere censurati, i protagonisti delle varie opere erano bianchi ed etero proprio per andare a soddisfare le esigenze del pubblico che, alla fine dei conti, supportava questi prodotti andando al cinema e comprando le fiabe per i propri bambini. Quindi, ecco la risposta alla domanda di inizio capitolo ma, ricollegandoci al paragrafo precedente, fortunatamente siamo nel 2022 e c'è la possibilità di mettere al centro dei nuovi prodotti d'intrattenimento personaggi gay, neri, asiatici, latini, lesbiche...dando anche la possibilità ai vari creativi di sperimentare maggiormente e dare nuovi punti di vista sia attraverso nuove narrazioni o reimmaginando vecchie storie in ambienti socio-culturali diversi con nuovi personaggi.


Inoltre, spesso si leggono commenti come "Hanno messo la fata nera solo per questioni di marketing e non per veri scopi sociali". Certo, questa è l'assoluta verità. D'altronde l'arte, soprattutto il cinema, non può esistere senza la parte commerciale/economica. L'obiettivo principale di un film hollywoodiano non è quello di creare un film artistico ma una pellicola che sia un successo commerciale (lo dimostra la presenza di sequel di pessimi film ma con ottimi incassi come le saghe di "50 sfumature", "Twiglight"...). Però la visione prettamente commerciale di Hollywood non nasce adesso ma è così da sempre, fin dalla sua nascita, perciò non bisogna stupirsi di fronte a queste manovre. Semplicemente nei decenni scorsi, la Disney metteva personaggi esclusivamente bianchi ed etero perché doveva soddisfare quel tipo di target, erano quelle le scelte vincenti per conquistare il pubblico siccome tutti gli altri tipi di pubblici non erano presi in considerazione e dovevano adeguarsi. Perciò la Disney, così come le altre major, non mettevano personaggi neri solo perché commercialmente non avrebbe funzionato ed i film sarebbero stati dei flop. Oggi le scelte hanno lo stesso comune denominatore di quelle di 50 anni fa: guadagnare più soldi. Assodato il fatto che siano scelte commerciali proprio come avveniva nel passato, è innegabile che mettere Ariel nera, così come un elfo nero, sia importante per una generale migliore rappresentazione nell'intero mondo dell'intrattenimento. Dopo secoli di omologazione nella rappresentazione, finalmente oggi siamo ad un punto in cui si ha la possibilità di mettere al centro di un progetto multimilionario una ragazza nera, lesbica o qualsiasi sia la sua identità. Anche perché nel mondo non ci sono solo maschi bianchi ed etero ma è giusto che ognuno abbia il suo eroe in cui immedesimarsi, soprattutto per un pubblico giovane (basti guardare l'emozione delle bambine nere dopo aver scoperto che Ariel fosse nera). Perciò, anche qui, per riprendere la frase iniziale del paragrafo, è vero, la scelta di Halle Bailey per interpretare Ariel è commerciale ma esattamente come avveniva in passato con i personaggi bianchi e, inoltre, da un punto di vista critico, la diversità di rappresentazione è sempre un bene.


In conclusione, si spera di aver trattato in maniera non superficiale un argomento molto importante e che, purtroppo, spesso è al centro di polemiche stupide e prive di argomentazioni becere che non vanno oltre un celato razzismo e omofobia. Bisogna essere mentalmente aperti ad accogliere nuove versioni più moderne di opere che già conosciamo in favore di una migliore rappresentazione in modo da creare un mondo più inclusivo.

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