Jojo Rabbit | Recensione

Jojo, un bambino cresciuto dalla sola madre, ha come unico alleato il suo amico immaginario Adolf Hitler. Il suo ingenuo patriottismo viene però messo alla prova quando incontra una ragazzina che stravolge le sue convinzioni sul mondo, costringendolo ad affrontare le sue paure più grandi.




Anno: 2019

Regia: Taika Waititi

Attori: Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Taika Waititi, Scarlett Johansson, Sam Rockwell, Archie Yates, Rebel Wilson, Alfie Allen, Stephen Merchant

Paese: Germania, USA

Durata: 108 min

Distribuzione: Walt Disney Italia / 20th Century Fox

Sceneggiatura: Taika Waititi

Fotografia: Mihai Malaimare Jr.

Montaggio: Tom Eagles, Yana Gorskaya

Musiche: Michael Giacchino

Produzione: Czech Anglo Productions, Piki Films, Defender Films, Fox Searchlight Pictures


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 16 gennaio 2020

Voto: 9/10

Genere📽️: commedia, drammatico

Pro🔝: Fresco di sei candidature ai Premi Oscar del 2020, Jojo Rabbit ci presenta la spietata realtà della seconda guerra mondiale e della dittatura hitleriana attraverso gli occhi di un bambino.

Il piccolo Jojo cerca di essere il soldato perfetto con uno strambo amico immaginario al suo fianco: niente di meno che Adolf Hitler, che l’aiuta nelle sue ideologie e nelle sue scelte. Tutto sommato potremmo

identificare l’immaginario Adolf come una rappresentazione della mancanza di una figura paterna del piccolo protagonista, in disperato bisogno di approvazione o ancora, come una rappresentazione della confusione di Jojo nei confronti della situazione storica e politica che sta vivendo.

La sceneggiatura gioca un importante ruolo, in quanto riesce a bilanciare gli aspetti fiabeschi della storia, come l’innamoramento o l’innocenza infantile, all’intreccio delle vicissitudini di un mondo in guerra che porta ogni giorno devastazione e morte; i dialoghi, sempre brillanti e mai banali, arricchiscono il film di scene comiche, principalmente date dall’inverosimiglianza della figura di Hitler e della rappresentazione degli Ebrei, che però risultano ridicole solo allo spettatore e si presentano agli occhi del piccolo come delle vere e proprie verità assolute. Ed è proprio qui che si trova il punto di forza della pellicola: ovvero quella di far immedesimare un pubblico adulto nella mente di un bimbo che si trova, per purissimo caso, nel “lato sbagliato” della storia, spogliandolo di qualsiasi pregiudizio, fino a indurlo perfino a trovare simpatico il fuhrer.

La fotografia aiuta a rendere tanto l’effetto di comicità (come nelle scene tra Jojo e Hitler e tra il Capitano Klenzendorf e Finkel) tanto quanto l’effetto drammatico (come la ripresa delle case del paese, che sembrano avere gli occhi, come se Jojo capisse finalmente l’isteria generale e il clima di paura).

Il tema della guerra però, intesa in senso negativo, entra a far parte della narrazione solo arrivati verso la fine, proprio in progressione con la presa di consapevolezza del protagonista degli orrori che essa crea.

Contro❌: l’eccessiva prospettiva jojocentrica porta però a delle debolezze narrative per quanto riguarda i personaggi secondari: molte storyline rimangono poco approfondite, tra cui quella della madre e del padre del protagonista, il loro passato e il loro presente, ma anche quella di Elsa, che viene racchiusa in un paio di frasi.

Ambigua rimane anche la situazione tra il Capitano Klenzendorf e Finkel ma tutto sommato, il punto di forza di questi personaggi rimane proprio il loro essere ambigui, e di certo sono due dei personaggi più riusciti all’interno del film.

Recensione a cura di Linda Giulia

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