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Io Capitano: la giusta vitamina per l'uomo

Io Capitano non è soltanto un “io”, ma soprattutto un “noi”. Siamo noi spettatori impassibili sulle nostre comode poltrone in sala a vedere il film, gli stessi che torneranno a casa con una storia forte, potente , con il cuore lasciato, però, in quella sala che vorrebbe gridare insieme a Seydou.

Data di uscita: 07 settembre 2023

Genere: Drammatico

Anno: 2023

Regia: Matteo Garrone

Attori: Seydou Sarr, Moustapha Fall, Issaka Sawadogo, Hichem Yacoubi, Doodou Sagna, Khady Sy, Venus Gueye, Cheick Oumar Diaw, Bamar Kane, Didier Njikam, Ibrahima Gueye

Paese: Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo

Distribuzione: 01 Distribution

Sceneggiatura: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Massimo Ceccherini, Andrea Tagliaferri

Fotografia: Paolo Carnera

Produzione: Matteo Garrone, Paolo Del Brocco

Casa di Produzione: Archimede, Tarantula, Rai Cinema


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Matteo Garrone sbarca all’80ma Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia con un film sull’immigrazione vissuta dai protagonisti senegalesi Seydou (Seydou Sarr, fresco vincitore del Premio Mastroianni) e Moussa (Moustapha Fall). I due hanno lavorato intensamente per 6 lunghi mesi e nascosto per altrettanto tempo sotto la sabbia il denaro ricavato così da poter realizzare il loro sogno: partire in direzione Europa.

E’ uno dei pochi momenti dove il regista si schiera con una critica importante dove per mezzo di un uomo, che aveva viaggiato in Europa, racconta di come l’Europa non sia ciò che i due ragazzi immaginano. La gente che dorme per strada, la criminalità, le morti di donne e bambini, ecc…

Dakar, Mali, Niger, Deserto del Sahara, Libia. Un’epopea lunghissima che Garrone ci mostra in tutte le sue sfaccettature con un tocco realista da regista degli anni ’40. Le difficoltà del cammino sono evidenti e si legano soprattutto alla paura di Seydou di aver lasciato la propria famiglia, la propria madre che dovrà badare da sola alla piccola figlia. Il sedicenne sfida la propria paura e ciò che ottiene è l’abbraccio con la morte, il caldo del deserto, la brutalità delle persone (complimento definirle tali). Arriva anche la solitudine a complicargli la vita, ma c’è qualcosa che Garrone si inventa e che da forza a Seydou, qualcosa di magico, sorprendente (in positivo) e letteralmente onirico. Seydou sogna, vede la madre, la chiama, le chiede scusa. La madre però che in un campo medio accenna ad un sorriso non può aiutarlo, nonostante ci troviamo difronte al momento più crudo e spietato del film, ma a volte l’uomo è capace di sentire nei sogni, sentire i dolori e accogliere. Seydou non sarà più solo fin quando sarà lui a dover ritrovare e accogliere altre persone. Sarà lui a dover salvare delle vite, una responsabilità di cui egli non ne conosce il sapore, ma che, con coraggio decide di affrontare.

Se Seydou all’inizio del suo viaggio ha abbracciato la morte, ora è pronto ad abbracciare la vita, l’origine. Con un taglio realista, umanista, Garrone gira questa fiction che non sfocia mai nel documentario (enorme difficoltà tanto quanto bravura di G.), riesce con la fantasia (che avremmo voluto vedere di più), con i campi lunghissimi, con i primi piani e occhi stanchi, talvolta gialli, altre volte chiusi ad imprimere sulla pellicola un’opera di altissimo valore completata da un finale pressoché perfetto. L’uomo occidentale come accoglie? Ma soprattutto, accoglie? Seydou grida in faccia a quest’ultimo, mostra la sua missione portata (apparentemente e nel mondo diegetico) a termine, dopodiché possiamo alzarci dalla nostra comoda poltrona della sala (e non pavimenti sporchi, legna, sabbia del terzo mondo), potremmo tornare a casa (non quella che sta per crollare da un momento all’altro), accendere la nostra tv (inesistente in quei luoghi) e sentire nuovamente, quotidianamente queste tragedie oppure potremmo cominciare a gridare insieme a Seydou, uomo europeo e occidentale sei davvero pronto a ciò?




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