Freaks Out | Recensione del primo vero blockbuster fantastico della storia del cinema italiano

Nella Roma del 1943, in piena seconda guerra mondiale, si svolgono gli spettacoli del circo di Israel. Dopo la scomparsa misteriosa del proprietario, Matilde, Cencio, Fulvio e Mario, considerati da tutti dei "fenomeni da baraccone", si ritrovano soli senza la guida del loro padre putativo. I quattro "fratelli" cercano una via di fuga dalla città occupata dai nazisti.

Genere:Biografico, Drammatico

Anno:2021

Regia:Mario Martone

Attori:Toni Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell'Anna, Antonia Truppo, Paolo Pierobon, Eduardo Scarpetta, Lino Musella, Roberto De Francesco, Gianfelice Imparato, Giovanni Mauriello, Iaia Forte, Roberto Caccioppoli, Chiara Baffi, Alessandro Manna, Lucrezia Guidone, Elena Ghiaurov, Gigio Morra

Paese:Italia, Spagna

Durata:133 min

Distribuzione:01 Distribution

Sceneggiatura:Mario Martone

Fotografia:Renato Berta

Montaggio:Jacopo Quadri

Produzione:Indigo Film e Publispei con Rai Cinema


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 09 settembre 2021

Voto: 9-/10

Genere📽: azione, storico, fantasy

Dopo un anno di attesa Gabriele Mainetti toglie il velo dal suo film ambizioso, autoritario e che non ha nessun timore di mostrarsi in tutta la sua grandezza. La pandemia ci aveva costretto a rimandare l'appunto con la nuova opera del regista Italiano, che già ci aveva fatto assaporare tutto il suo talento in "Lo chiamavano Jeeg Robot". Come un leone rimasto troppo in gabbia (per rimanere nelle tematiche circensi) "Freaks Out" sembra avere il fuoco dentro, l'animo di chi vuole dimostrare di riuscire a fare qualcosa di grande anche se tutti dicono che non ce la può fare. Il primo vero blockbuster fantastico della storia del cinema italiano.

Può darsi che non ci si rende subito conto della grandezza di ciò che ha creato Mainetti, forse perché abituati al cinema americano, che così bene ci abitua a certe pellicole, ma ciò che abbiamo visto sullo schermo della sala grande di Venezia l'8 mattina è un passo storico per la settima arte tricolore. Nell'anno in cui dimostriamo al mondo di poter correre più veloci di tutti, si palesa Freaks out un'opera degna di Hollywood. Perché è arrivato il momento che il cinema Italiano guardi oltre le sue (ottime) opere autoriali, e grazie a Dio questa nuova generazione di registi, in cui inserisco più che volentieri i fratelli D'innocenza, non hanno paura di guardare fuori dalla loro comfort zone.

Ma dopo questa serie infinita di elogi, arriviamo al film.

I quattro protagonisti, insieme al proprietario del circo, Israel, ovvero Giorgio Tirabassi, sono tutti convincenti. Sono Claudio Santamaria, coperto di pelo, insieme a una giovane “elettrica” Aurora Giovinazzo, Pietro Castellitto e Giancarlo Martini. Ognuno di loro, con caratteristiche diverse, riesce a mostrarci ogni peculiarità dei propri personaggi. Dall'aspetto comico, fino a quello più romantico o drammatico, abili ad adattarsi ad ogni variazione narrativa. Infatti i Freaks di Mainetti non sono solo dei clown da circo che cercano di strappare un sorriso allo spettatore, bensì sono l'ago della bilancia di un periodo storico doloroso e sanguinolento come quello della deportazione degli ebrei da Roma verso i Lager Nazisti. Sangue e violenza non si risparmiano nella pellicola, trasferendo un ottima dose di adrenalina al lungometraggio. Nonostante questo, il film tiene sempre accesi la vitalità e l'ardore che battono forte nel cuore di Matilde e compagni.

La pellicola ci mette di fronte dei "super eroi" che per quello che fanno potrebbero far davvero paura. Ma chi sono i veri mostri? La "belva" che piega il metallo o il Nazista che uccide a sangue freddo un ragazzo con la sindrome di Down (elemento volutamente inserito per accentuare la crudeltà del contesto)? E' qui che Mainetti non alza il piede dall'acceleratore, non si limita a raccontare "i nazisti cattivi", bensì ci porta nella loro mente e in quella del Villain, con tutte le sue luci ed ombre, definendo ancor di più il contesto che avvolge lo spettatore in due ore e mezza di vera emozione. Con Spielberg sempre in testa, in pancia e nel cuore, Freaks Out rievoca Indiana Jones, cita molte icone dell'immaginario pop mescolandolo ad un stile borgataro, che trovano in "Cencio" probabilmente, il suo massimo esponente. Un super eroe Marvel con origini trasteverine.

Il film mantiene un ritmo forsennato per tutta la pellicola, con un climx che raggiunge l'apice nell’ultima mezz’ora rischiando però di perdere un pò la bussola, sia narrativa che della coreografia stessa con un'infinita sequenza di guerra. Troppa azione che forza leggermente la mano, perdendo l'anima emotiva che fino a quel momento Mainetti era riuscito ad equilibrare in maniera tanto armoniosa.

Una leggera sbavatura su uno stile cinematografico che molto ancora può e deve dare e che speriamo apri le porte ad altri lavori di questa grandezza e caratura.


Recensione a cura di Matteo De Nicolò


Grafiche a cura di Giulia Federici


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