Chiamami col tuo nome | Recensione

L'incontro tra due ragazzi, Elio, un adolescente sensibile e istruito, e Oliver, un ventiquattrenne spontaneo, affascinante e pieno di vita, segna l'inizio di un'estate indimenticabile.



Anno:2017

Regia:Luca Guadagnino

Attori:Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois

Paese:Italia, Francia, Brasile, USA

Durata:130 min

Distribuzione:Warner Bros.

Sceneggiatura:Luca Guadagnino, James Ivory

Fotografia:Sayombhu Mukdeeprom

Montaggio:Walter Fasano

Produzione:Frenesy Film, La Cinéfacture, RT Features, Water's End Productions


Recensione: Data di uscita in Italia : 25 gennaio 2018 • • Voto: 8,5/10 • • Genere️: drammatico, sentimentale

• • Pro🔝: giusto in tempo per essere nominato alle varie categorie degli Oscar, all'inizio del 2018, uscì nelle sale uno dei film più belli degli ultimi anni con tematiche lgbtq+, ovvero "Chiamami col tuo nome". Ogni generazione ha avuto la sua pellicola "abbatti barriere", che è stata in grado di raccontare un'amore omosessuale senza pregiudizi e che non si facesse condizionare da una società chiusa mentalmente e, fortunatamente, noi abbiamo avuto il lungometraggio di Luca Guadagnino. I pregi di questo film sono tantissimi ma, probabilmente, la qualità migliore della pellicola è il modo di raccontare i primi amori di Elio (il protagonista). Infatti, a differenza di altri registi, Luca Guadagnino mette al centro della sua opera Elio e la scoperta della sua sessualità, indipendentemente che sia con una ragazza o con un ragazzo, e non una storia gay. Proprio per questo motivo, il protagonista, durante il suo percorso, non si relazionerà solamente con un ragazzo omosessuale ma avrà più incontri con persone diverse. Perciò, per queste motivazioni, il messaggio del film è profondissimo perché ci comunica di non rimanere negli schemi della società, di non rimanere né da una parte né dall'altra, ma di amare semplicemente, perché, in amore, siamo tutti persone e non ci devono essere discriminazioni. Il film, soprattutto in determinate scene, è molto potente a livello emotivo ma una parte consistente dei meriti va ai due protagonisti (Elio e Oliver), interpretati rispettivamente da Timothée Chalamet (il quale ha avuto grandissimo successo proprio da questo film) ed Armie Hammer (attore già affermato in altre pellicole come "Mine" o "Animali notturni"). I due attori hanno offerto una prestazione semplicemente mostruosa perché le scene emotivamente più intensa tra di loro sono da togliere il fiato talmente sembra reale il loro amore. Nonostante ciò, però, anche gli attori secondari hanno svolto un lavoro ottimo. Infatti molti altri personaggi sono stati ben rappresentati anche se, tra questi, il padre spicca sopra tutti (probabilmente per il monologo finale in cui parla ad Elio del suo passato). La sceneggiatura è una delle caratteristiche migliori, nonostante ce ne siano tante, di questo film perché riesce ad esprimere, in maniera molto semplice ed accessibile a tutti, i sentimenti dei protagonisti e la volontà di abbattere determinate barriere che, spesso,  hanno diviso la nostra società. Infatti i dialoghi sono molto intensi, così come alcuni silenzi, i quali convergono nel dialogo finale tra Elio e suo padre, semplicemente indimenticabile. Un altro elemento eccezionale è la caratterizzazione dei personaggi perché, nonostante ci si concentri principalmente su Elio, Oliver e il padre, tutti sono incredibilmente "tridimensionali". Naturalmente non si possono saltare i complimenti a Luca Guadagnino, il regista del lungometraggio. Infatti quest'ultimo, dopo pellicole più o meno riuscite, è stato in grado, quasi inaspettatamente, di raccontare la scoperta di sé stessi e della propria intimità in una maniera quasi nuova, soprattutto negli ultimi anni. La regia utilizzata è molto efficace perché si unisce molto bene al contesto che stanno vivendo i personaggi. Infatti Guadagnino utilizza una regia pulita, quasi "innocente", in paragone al periodo che sta vivendo Elio; inoltre l'utilizzo di molti primi piani è una scelta eccezionale perché porta lo spettatore ed empatizzare ancora di più con questo mondo. Per quanto riguarda il comparto tecnico, può essere azzardato, ma è uno dei migliori dell'intero decennio appena passato. Soprattutto due aspetti sono superiori rispetto agli altri: la fotografia e la colonna sonora. La prima è molto calda e, in alcune situazioni, si raffredda, grazie ad un uso spettacolare dei colori pastello, in base al momento sentimentale che stanno vivendo i due amanti. Invece, le musiche di questo film hanno la grande capacità di farti tornare indietro al primo amore vissuto e di farti ricordare solo gli aspetti positivi di quella situazione con grandissima dolcezza e purezza. In conclusione, in onore del mese del pride, noi vi consigliamo spassionatamente questa pellicola perché, ancora più di altri film con tematiche simili, riesce a raccontare in maniera molto dolce e pura l'amore. P.S. generalmente il film è stato molto apprezzato, infatti ha ricevuto ben 4 nomination agli Oscar, vincendo la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale. La pellicola è rientrata in questa categoria perché è tratta dall'omonimo romanzo di André Aciman del 2007.

Contro❌: come avete potuto capire, il lungometraggio ci è piaciuto molto per moti aspetti ma, un difetto è ben evidente, ovvero la durata. Infatti l'opera dura oltre le due ore e alcuni momenti, nonostante non siano completamente inutili, sono abbastanza superflui e avrebbero potuto alleggerire e rendere più scorrevole il tutto.

Recensione a cura di Ivan Luis Sulla

Grafica a cura di Giulia Federici

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