Il Grinch | Recensione, cast e trama

Cindy Lou è una bambina che vive nel paese di Chinonso e, in prossimità dei festeggiamenti per l'arrivo del Natale, convince il sindaco del paesino ad invitare il Grinch, uno scontroso e malvagio essere fantastico, che vive con gli oggetti presi dalla discarica.


Data di uscita:22 dicembre 2000

Genere:Commedia

Anno:2000

Regia:Ron Howard

Attori:Jim Carrey, Christine Baranski, Taylor Momsen, Jeffrey Tambor, Molly Shannon, Bill Irwin, Clint Howard, Mindy Sterling, Rachel Winfree, Mary Stein, Josh Ryan Evans, Anthony Hopkins

Paese:USA

Durata:104 min

Distribuzione:UIP

Sceneggiatura:Jeffrey Price, Peter S. Seaman

Fotografia:Don Peterman

Montaggio:Daniel P. Hanley, Mike Hill

Musiche:James Horner

Produzione:Imagine Entertainment


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 22 dicembre 2000

Voto: 8/10

Genere📽: commedia

Pro: Sono passati esattamente vent’anni da quando, nelle sale di tutto il mondo, ancora immuni dal covid, usciva il Grinch; diretto da Ron Howard e interpretato da Jim Carrey, il film si proponeva di portare sul grande schermo la storia di Theodor Seuss Geisel, già nota negli Stati Uniti grazie al cartone animato che aveva accompagnato i piccoli di più di una generazione durante le fredde e allegre giornate di dicembre.

La storia dovreste conoscerla tutti. Nel piccolo paese di Chinonsò, mentre tutti i Nonsochi come ogni anno si preparavano in grande al Natale, l’unico che non se ne interessava era il Grinch: alto, verde e rugoso aveva deciso di vivere come un’eremita sul monte Briciolaio a causa dei continui scherni a cui veniva sottoposto dai suoi concittadini per il suo insolito aspetto fisico. L’unico amico che non lo abbandonava mai era Max, il suo fedele e paziente amico a quattrozampe con cui condivideva la sua fatiscente abitazione. Il Natale e i Nonsochi erano ciò che il Grinch odiava di più, finché la piccola Cindy Chi Lou non decise di invitarlo alla grande festa natalizia del paese per dare un significato nuovo a quel Natale, per fare in modo che non si esaurisse tutto ai regali, il cibo e i finti sorrisi. Riuscirà il Grinch a superare il suo trauma e godersi il Natale con i Nonsochi? La risposta dovrebbe essere scontata, ma meglio evitare spoiler e concentrarsi su ciò che ha reso un cult natalizio questo film.

Il pregio più grande dell’opera di Ron Howard è il saper ricostruire un’atmosfera fiabesca attraverso diverse tecniche, tutte ben riuscite. Innanzitutto, la voce narrante di Anthony Hopkins fa sì che lo spettatore si senta un bambino curioso, con le orecchie ben tese in ascolto e gli occhi affamati. Il trucco, per cui il film ha vinto il premio Oscar, è perfetto e molto “elaborato”; ne sa qualcosa il povero Jim Carrey che impiegava quattro ore per farsi truccare prima di poter girare. Anche la scenografia contribuisce a creare un’atmosfera fiabesca, anche e soprattutto grazie alla contrapposizione verticale tra lo spoglio e tetro monte Briciolaio e gli orpelli eccessivi e luminosi che caratterizzano Chinonsò. L’ambiente è anche un simbolo dell’anima delle persone che lo vivono: come la sua casa, il Grinch è vuoto e spento ma anche consapevole della futilità di ciò che non gli è strettamente necessario; i Nonsochi, al contrario, vivono per l’apparenza e gli eccessi delle loro luci e dell’abbondanza dei loro pranzi. Se visto in questi termini, è difficile non leggere nel film una satira al Natale consumistico del ventunesimo secolo.

Contro: tutto ciò che di negativo si può trovare in questa pellicola consiste principalmente nella storia, fin troppo semplice e manichea per attrarre il pubblico adulto, e nell’eccessivo sfarzo con cui gli sceneggiatori hanno spinto gli effetti visivi che a volte potrebbero creare fastidio pur essendo funzionali alla dicotomia sopracitata. Nonostante questi difetti, il film riesce a parlare a grandi e piccini grazie al sapore inconfondibile di Natale che tutti siamo ansiosi di sentire almeno una volta all’anno, anche il più Grinch in fondo.

Recensione a cura di Matteo Angelica

Grafica a cura di Giulia Federici

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