Bohemian Rhapsody |Waiting for the Oscar | Recensione

Da qualche parte nelle suburb londinesi, Freddie Mercury è ancora Farrokh Bulsara e vive con i genitori in attesa che il suo destino diventi eccezionale. Perché Farrokh lo sa che è fatto per la gloria. Contrastato dal padre, che lo vorrebbe allineato alla tradizione e alle origini parsi, vive soprattutto per la musica che scrive nelle pause lavorative. Dopo aver convinto Brian May (chitarrista) e Roger Taylor (batterista) a ingaggiarlo con la sua verve e la sua capacità vocale, l'avventura comincia.



Anno: 2018

Regia:Dexter Fletcher, Bryan Singer

Attori:Rami Malek, Mike Myers, Aidan Gillen, Tom Hollander, Joseph Mazzello, Lucy Boynton, Allen Leech, Michelle Duncan, Aaron McCusker, Max Bennett, Gwilym Lee, Ben Hardy

Paese:Gran Bretagna, USA

Durata:106 min

Distribuzione:20th Century Fox

Sceneggiatura:Anthony McCarten

Fotografia:Newton Thomas Sigel

Montaggio:John Ottman

Musiche:John Ottman

Produzione:GK Films, New Regency Pictures, Queen Films Ltd.


Recensione:

Data di uscita in Italia: 29 novembre 2018 •

Voto: 7,5/10 •

Genere🎬: biografico, musicale •

Pro🔝: Bohemian Rhapsody, per la regia di Bryan Singer e la sceneggiatura di Anthony McCarten (già sceneggiatore di “La teoria del tutto” e “L’ora più buia”) ottiene ottimi risultati agli Oscar 2019, ottenendo ben quattro statuette: miglior montaggio, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro e miglio attore protagonista per Rami Malek, che nella pellicola interpreta Freddie Mercury. Bohemian Rhapsody è un biopic, che si pone l’obiettivo di raccontare le vicende dei Queen tra il 1970 ed il 1985, anno del concerto al Live Aid, forse una delle performance dal vivo più famose della band, se non la più famosa. il film ripercorre le vicende della band e, in modo specifico, quelle di Freddie Mercury in questo arco temporale, quindi a partire dalle origini del gruppo, inizialmente composto da Brian May, Roger Taylor, Freddie mercury, cui si aggiunge il bassista John Deacon, per arrivare alla formazione definitiva. Il film si concentra poi su alcuni episodi specifico della storia del gruppo, dalla registrazione del brano Bohemian Rhapsody, alle registrazioni negli studi di Berlino, che avrebbero portato ad un momento di crisi personale di Freddie Mercury e, più in generale del gruppo. La narrazione si concentra in modo molto specifico sulla figura di Freddie, interpretato magistralmente da Rami Malek, di cui vengono rivelati tutti gli aspetti più personali, con una dovizia di dettagli persino eccessiva. Il resto del gruppo resta un po’ sullo sfondo, emerge a tratti su alcuni dettagli compositivi e su alcuni dettagli contrattuali. Il film si muove attraverso le alterne vicende della band e della vita di Freddie, con scene alle volte esagerate, alle volte di un intimismo anche estremo, soprattutto quelle legate alla scoperta della sieropositività da parte di Mercury, o alla difficoltà di gestire rapporti umani reali. Magistrale poi la scena finale, con una ricostruzione accuratissima del concerto del Live Aid del 1985, con la riproposizione dell’intera performance di più di 20 minuti. Qui i dettagli si sprecano, arrivando davvero ad una perfetta sovrapponibilità con il concetto reale. Accanto a tutto questo un comparto tecnico che punta tutto su un utilizzo perfetto delle luci e delle ambientazioni, oltre che, ovviamente, delle musiche, che non possono che essere potenti e meritevoli dei premi ottenuti. Lo stesso vale per Rami Malek, che riesce a rendere reale e senza tempo l’immagine di Freddie Mercury, in un’interpretazione che resta davvero impressa. •

Contro❌: Bohemian Rhapsody è un bel film, ma non è un film perfetto. I difetti ci sono e si percepiscono tutti. Le vicende del gruppo sono raccontate in modo approssimativo, a partire dalle origini stesse dei Queen. Lo stesso vale per i rapporti fra i membri del gruppo: parliamo di May, Taylor e Deacon, certamente musicisti dotati di innegabile talento e di personalità estremamente forti, che qui vengono sacrificati a vantaggio di Mercury. La messa in secondo piano degli altri componenti del gruppo fa si che le dinamiche interne, spesso anche conflittuali, ma decisamente creative, non vengano mai messe in evidenza, appiattendo molto alcuni aspetti che avrebbero reso più rilevante tutto quello che ha a che fare con il processo creativo e musicale. Data la preponderanza della figura di Freddie molte scene vengono dedicate a parlare della sua omosessualità in modo talvolta insistito e, purtroppo banalizzante. Bohemian Rhapsody resta un bel film, ma con alcune pecche che non gli consentono di acquistare quell’ampio respiro che lo avrebbe reso davvero un film meritevole di un voto alto •

• Recensione a cura di Sara Rolle

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