Blackkklansman |Waiting for the Oscar| Recensione

Ron Stallworth, primo investigatore afroamericano a Colorado Springs, intraprende coraggiosamente una pericolosa missione: colpire il Ku Klux Klan affidandosi ad un collega infiltrato, Flip Zimmerman.



Anno:2018

Regia:Spike Lee

Attori:John David Washington, Adam Driver, Topher Grace, Corey Hawkins, Laura Harrier, Ryan Eggold, Jasper Pääkkönen, Ashlie Atkinson, Michael Buscemi, Paul Walter Hauser, Harry Belafonte, Alec Baldwin

Paese:USA

Durata:128 min

Distribuzione:Universal Pictures Italia

Sceneggiatura:David Rabinowitz, Charlie Wachtel, Kevin Willmott, Spike Lee

Fotografia:Chayse Irvin

Montaggio:Barry Alexander Brown

Musiche:Terence Blanchard

Produzione:Blumhouse Productions, Legendary Entertainment, Monkeypaw Productions, Perfect World Pictures, QC Entertainment


Recensione:

Data di uscita in Italia: 27 settembre 2018

Voto: 9/10

Genere🎬: biografico, grammatico

Pro🔝: Vincitore all’Oscar 2019 per la miglior sceneggiatura non originale, Blackkklansman di Spike Lee è sicuramente uno dei film migliori del 2018, oltre che uno dei migliori film del regista. Attraversando generi diversi, che vanno dalla commedia dark alla blaxploitation, Spike Lee racconta una storia vera ambientata nei primi anni Settanta solo come pretesto per denunciare quella che è la realtà di una buona parte degli Stati Uniti nell’era di Trump. Critica sociale quindi, come sempre in Spike Lee, ma in questo caso portata all’attualità in modo anche violento, mostrando il presente in contrasto con la storia appena narrata.

Ma arriviamo a questa storia: la storia del detective Ron Stallworth e del detective Flip Zimmerman, il primo interpretato da John David Washington, il secondo da Adam Driver. Ron Stallworth è il primo poliziotto di colore a Colorado Springs, Flip Zimmermann è un ebreo, entrambi di troveranno a lavorare alla sezione intelligence. Stallworth, che condivide il principio della lotta per i diritti degli afroamericani, quasi per caso da iniziò ad un’indagine sul Ku Klux Klan. Da qui parte tutta la storia, perché ad infiltrarsi nel Klan sarà fisicamente Zimmermann mentre telefonicamente il tutto verrà gestito da Stallworth. Da qui in poi il film procede in una costante descrizione degli aspetti peggiori del Klan, o meglio “l’organizzazione”, ma anche del razzismo della comunità afroamericana nei confronti della comunità bianca, in un vortice di incomprensione che non può che condurre ad una separazione ancora maggiore. I toni si alternano fra quelli della commedia dark e quelli del film di investigazione. La vicenda coinvolge è quasi stranisce mano a mano che ci si rende conto di quanto illogiche siano le ragioni dei componenti del Klan. Gli attori sono perfetto nelle loro parti con un Washington che per abbigliamento, atteggiamento è modo di fare ricorda in modo palese tutto il mondo della Blaxploitation e a fargli da contraltare un Driver che si rifà al genere investigativo/spionistico, mantenendo un perfetto controllo della propria copertura e sviluppando, nel corso del film, una sempre maggiore vicinanza a Stallworth, il primo ebreo, l’altro di colore, entrambi odiati per qualcosa che non dipende da una loro scelta e che li rende semplicemente esseri umani come tutti. 

La regia di Spike Lee è sempre precisa, molti dei suoi schemi si ripetono, con assoluta efficacia, e riesce a tenere alto il ritmo di un film che, dietro una maschera da action comedy, nasconde significati molto più importanti e soprattutto molti significati che si stratificano creando una visione d’insieme sul razzismo strisciante nella nostra società molto più inquietante e realistica di quanto possa sembrare. Un film da vedere e anche rivedere, perché ben fatto, ben recitato e molto contemporaneo pur nel raccontare una vicenda che avviene nel passato. 

Contro❌: trovare dei contro a questa pellicola è davvero difficile, tuttavia a voler essere davvero critici ci sono alcuni momenti lievemente stranianti che interrompono il ritmo della pellicola. In alcuni tratti il personaggio di Stallworth sembra troppo caricaturale, ma davvero sono dettagli di poco conto. Accanto a questi difetti quello che forse è il più grave: l’aver “appiattito” alcuni personaggi dotandoli di meno spessore di quello che avrebbero meritato. Tuttavia un aspetto che non inficia certamente il risultato, che è un ottimo film 


Recensione a cura di Sara Rolle

Grafica a cura di Giulia Federici

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