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Adagio- Sollima sottotono

Aggiornamento: 11 set 2023

Adagio è il film di Stefano Sollima presentato in concorso all’ ottantesima edizione del festival di Venezia. Un film che torna a raccontarci della Roma criminale ma con una narrazione decisamente sottotono.


Durata: 127 minuti

Anno di uscita: 2023

Regista: Stefano Sollima

Genere: giallo, poliziesco

Voto: 7/10


Recensione:

Manuel è il giovane protagonista della pellicola, ricattato dalla polizia per incastrare un criminale con il vizio della droga. Durante una festa decisamente poco raccomandabile Manuel sembra però avere dei ripensamenti e questo dirotterà la trama verso risentimenti e tradimenti riportando a galla conti in sospeso tra la polizia e dei membri della Magliana. Lo sfondo è quello di una Roma distopica che sappiamo essere molto cara al regista.

“L’idea era quella di tornare a raccontare cinematograficamente Roma perché mi mancava”

Nei confini nazionali, Sollima è un’eccellenza che ci ha da sempre viziati con una regia pulita, precisa, geometrica. Il suo universo è il dipinto di un cinema d’autore che si impegna a raccontare le azioni malavitose, il traffico di droga, le mani sporche di uomini privi di pietà.

Ma il suo nome è arrivato anche oltreoceano realizzando, in America, il sequel di Sicario, “Soldado”,  spalancando così le porte a produzioni internazionali.

A Venezia presenta il terzo film che chiude la trilogia della “Roma criminale”.


Ciò che ho trovato interessante è l’evidente contrapposizione tra i personaggi che si muovono nella capitale. Manuel ha lo sguardo innocente, lo sguardo di chi, avendo poco, sarebbe disposto a tutto pur di potersi comprare un paio di cuffie nuove con cui ascoltare Shiva. Infatti è proprio così che lo conosciamo già nei primissimi minuti, disorientato e con le spalle al muro.

La banda della Magliana e la polizia , invece, rappresentano un mondo corrotto, legato a tradimenti, senso di vendetta e una vita piena di rimorsi, un mondo ben lontano da quello che conosce Manuel.

Nella vicenda non ci sono vincitori, non c’è empatia, non c’è giustizia; è una narrazione che prosegue “adagio” e che si distribuisce su più livelli non sempre raccontati in modo chiaro e distinto lasciando qualche punto di domanda di troppo.


Alle porte di Roma scoppia un incendio, piove cenere sullo scenario decisamente distopico tra le vie di una città depravata, popolata da “morti che camminano” e privata della sua luce. Paolo Carnera alla fotografia contribuisce a conferire alla pellicola un tono angoscioso e malinconico.

La regia di sollima è pulita, precisa e interessante in molte occasioni, prima di tutto nell’utilizzare la contrapposizione tra luce e buio dovuta ai tanti blackout della città.


Un altro punto di forza è sicuramente il cast che ha conquistato il pubblico già sul red carpet del lido. Pierfrancesco Favino è quasi irriconoscibile nei panni di “Romeo” ma sempre munito della sua espressione grottesca nel tentativo di redimersi. Valerio Mastandrea e Tony servillo interpretano rispettivamente “paulniuman” e “Daytona” regalandoci una interpretazione impeccabile ma che avrebbero potuto avere più spazio nella sceneggiatura. I tre sono imprigionati nella tela, legati indissolubilmente dalle ferite accumulate durante gli anni. Stufi di leccarsi il sangue agiscono in preda all’istinto muovendo passi fondamentali per lo svolgimento della vicenda imbattendosi nell’innocenza di Manuel, tra chi cerca di proteggerlo sotto la sua ala e chi vuole sbarazzarsene.



La pellicola che chiude il ciclo della criminalità della capitale ha qualcosa da invidiare agli altri film del regista. La sceneggiatura a tratti vacilla, è poco chiara e il ritmo rallenta eccessivamente nella seconda parte.

Al netto di queste sbavature “Adagio” è un film che vale la pena guardare solamente per l’aspetto tecnico e registico ma non basta a farci gridare al capolavoro poiché rappresenta un Sollima decisamente sottotono.

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