Tornare a vincere | Recensione

Jack Cunningham, ex fenomeno della pallacanestro, si trova ad un passo dalla rovina, scatenata da una drammatica perdita, annegando nell'alcolismo. Fino a quando non gli viene offerta la possibilità di allenare la squadra di pallacanestro.


Anno:2020

Regia:Gavin O'Connor

Attori:Ben Affleck, Janina Gavankar, Al Madrigal, Hayes MacArthur, Rachael Carpani, Glynn Turman, Michaela Watkins, Brandon Wilson, T.K. Carter

Paese:USA

Distribuzione:Warner Bros. Italia

Sceneggiatura:Brad Ingelsby

Fotografia:Eduard Grau

Montaggio:David Rosenbloom

Musiche:Rob Simonsen

Produzione:Warner Bros., Spyglass Media Group, BRON Studios


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 23 Aprile 2020 (Piattaforme Streaming)

Voto: 6/10

Genere📽: drammatico, sportivo

PRO🔝: Jack Cunningham, giovane promessa della pallacanestro universitaria degli USA, si è ritirato prima che iniziasse la sua carriera. Vive la vita lavorando come operaio, è divorziato, senza stimoli e con una forte dipendenza dall’alcool. Per puro caso verrà offerta a Jack una seconda possibilità: allenare una squadra attualmente alla rovina che un tempo lui aveva reso grande. Queste sono le premesse di “Tornare A Vincere”, il nuovo film di Gavin O’connor già regista di “Warrior” con Tom Hardy (anche questo ambientato nell’ambiente sportivo) e “The Accountant” sempre con Ben Affleck come protagonista, che troveremo in questa pellicola. Gli aspetti migliori del film sono possibili da individuare nel suo lato tecnico, ad esempio una buona regia funzionale aiutata da una fotografia ben fatta, che ricalca a pieno lo stile visivo spesso utilizzato ed espresso da O’connor. Nota di menzione anche per le musiche: molto delicate ed introspettive, volte ad accompagnare un Ben Affleck, tutto sommato, in buona forma, nelle scene più riflessive della pellicola. Da apprezzare il tentativo delle pellicola per cercare di contraddistinguersi dalla moltitudine di pellicole simili con stessi messaggi, ma che non è riuscito a realizzare. •

• CONTRO❌: Una ex promessa del basket, dopo molti anni si trova con una vita allo sbando e dovrà allenare una squadra di Underdog. Possiamo dire che, già dall'incipit, non ci troviamo di fronte a un film che brilla di originalità. C'è però da ammettere che solo la parte finale cerca di rompere gli schemi di questa tipologia di film. Purtroppo non basta. L'intera pellicola si svolge in maniera scontata, rendendola come un già visto e che non riesce a rimanere impresso nella nostra mente. Tutto questo è il risultato di una sceneggiatura molto debole, con pochi dialoghi motivazionali (che sono il pane per questi film) e con i soliti stereotipi al quale assistiamo da molto tempo. Concludendo: non è una brutta pellicola in sé, anzi molto godibile, ma pecca del fatto che si voglia contraddistinguere in un gigantesco mare, aggiungendo piccole variazioni ma che alla fine non riesca a cambiare il senso effettivo della pellicola.

Recensione a cura di Lorenzo Batocchi

Grafica a cura di Giulia Federici

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