Tick, tick...Boom! La recensione del nuovo musical con Andrew Garfield e Vanessa Hudgens

Jon vive a New York inseguendo il sogno di rivoluzionare Broadway con un musical innovativo. Nel frattempo, serve ai tavoli di un diner e vive in un appartamento fatiscente. Proprio quando a Susan, l’amore della sua vita, viene offerto un lavoro nel Berkshire, gli si presenta l’occasione che stava aspettando da tutta la vita.


Genere: Biografico, Drammatico, Musicale

Anno: 2021

Regia: Lin-Manuel Miranda

Attori: Andrew Garfield, Alexandra Shipp, Robin De Jesus, Bradley Whitford, Vanessa Hudgens, Judith Light, Joanna P. Adler, Noah Robbins, Joshua Henry, Alex Jennings

Paese: USA

Distribuzione: Netflix

Sceneggiatura: Steven Levenson

Fotografia: Alice Brooks

Montaggio: Andrew Weisblum

Musiche: Jonathan Larson

Produzione: 5000 Broadway Productions, Imagine Entertainment


Recensione:


Voto: 6,5


Il musical racconta la storia dell’autore prematuramente scomparso Jon Langston e del suo sgomitare, alle soglie dei trenta, attraverso gli ostacoli che la città di New York e la vita gli pone per raggiungere il successo che ha sempre sognato. Ci viene subito detto che non c’è niente di inventato, né di liberamente ispirato: quella a cui assistiamo è stata la realtà dei fatti, quei personaggi sono persone che esistono al di fuori dello schermo per quanto la serie di drammi che li colpiscono sembra essere scritta da uno sceneggiatore esperto in tragedie. Tenere a mente la veridicità dagli avvenimenti permette di concentrarsi sulla modalità attraverso la quale ci vengono narrati cioè un intenso monologo di Jon la cui voce ci accompagna per tutto il film cantando, ballando e commentando quei ticchettii che conducono al workshop. Il montaggio di Miranda lega proprio questi due momenti alternandoli spesso seguendo il ritmo della musica, a volte incalzante, altre cadenzato.

Il tema più importante su cui la pellicola riflette, come il titolo lascia intuire, è quello del tempo. Le lancette di un orologio sono un suono ricorrente che a volte si attenua e a volte sembra avvicinarsi all’esplosione. Quel boom che dovrebbe arrestare bruscamente il ticchettio è il suono degli applausi scroscianti o il tonfo che segue una caduta, una fine? L’approssimarsi di una cesura, in effetti, è un sentimento che percorre molte delle vite che ci vengono raccontate: la malattia, la separazione, la fine dei sogni e l’abbandonarsi ad una realtà che si limita ad inseguire il denaro. Quel boom si allarga da Jon a chi gli sta intorno e si allunga dalla presentazione di Suspiria alla vita in generale, diventando un monito a vivere seguendo le proprie passioni.

Ogni bravo regista che scelga New York come sfondo della propria narrazione dovrebbe essere consapevole che quella città è viva e che proprio per questo “sfondo” è una parola troppo passiva per la Grande Mela. A questo proposito, la scelta della regia, è quella di concentrarsi sui luoghi dalla città al di fuori della ribalta, laddove le luci di Broadway arrivano solo sottoforma di sogno sbiadito. Quando sul terrazzo della propria abitazione Jon e Susan guardano le luci all’orizzonte sono quelle del carcere. Gli esterni sono solo rapidi intermezzi tra un interno e un altro. New York è un personaggio indifferente ai sogni dei protagonisti, i riflettori sono solo delle chimere.

Se è vero che Andrew Garfield riesce a dare al suo personaggio l’energia di chi vive proteso verso una scadenza, è anche vero che difficilmente le canzoni saranno ricordate a lungo dopo la fine del film. Concentrarsi su questo momento embrionale della carriera di Larson ha avuto come conseguenza l’affrontare la sua prima opera, Suspiria. Non ci dispiacerebbe nemmeno, se non fosse che l’importanza che sembra rivestire nella vita del protagonista non è rispecchiata da un adeguato livello di approfondimento. Solo in poche battute ce ne viene raccontato il contenuto ed è solo grazie a questa stringata spiegazione che le parole delle canzoni tratte da quel primo musical riescono ad avere un minimo di senso per chi si avvicina per la prima volta a questa storia.

Pur mancando di spunti originali, il film riesce comunque ad emozionare mostrandoci in modo genuino quanto il fuoco dell’arte e la passione possano vincere le avversità. Il potere del musical consiste nel mostrare quanto il canto possa esorcizzare la fine tra un tick e l’altro per spostare sempre un po’ più in là la morte.

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