"The Witcher 2": lo strigo alla maturazione

Mentre Geralt addestra Ciri a Kaer Morhen, Nilfgaard e gli Elfi rinsaldano i loro legami in un gioco di potere che potrebbe mettere in discussione i Regni Settentrionali. Yennefer raccoglie la spigolosa eredità di eroina durante la decisiva battaglia di Sodden.



Genere: Fantasy

Ideatore: Lauren Schmidt Hissrich

Attori: Henry Cavill, Freya Allan, Anya Chalotra, Eamon Farren, Joey Batey, MyAnna Buring, Royce Pierreson, Mimi Ndiweni, Wilson Radjou-Pujalte

Anno: 2021

Paese: USA

Produzione: Platige Image, Sean Daniel Company, Stilking Films

Durata: 60 min

Stato: In produzione

Recensione:

Data d’uscita in Italia: 17 dicembre

Voto: 7

Genere: Fantasy, avventura


Sono passati due anni dall’esordio scoppiettante da quella prima stagione di The Witcher che ha messo tutti d’accordo, dai fan dei romanzi di Sapkowski agli appassionati dei videogiochi, e questo secondo gruppo di episodi non tradisce le aspettative. Il merito di questa riconferma va soprattutto agli attori Henry Cavill, Anya Chalotra e Freya Allan, i tre protagonisti che sembrano ormai aver raggiuntato uno stato simbiotico con i corrispettivi personaggi. L’aumento di budget che Netflix ha destinato alla serie, poi, è da subito percepibile nella ricchezza dei dettagli, nella vastità e nella bellezza delle foreste innevate che circondano i centri abitati più popolosi come Cintra e Nilfgaard, anch’essi sempre pulsanti di vita proprio come nei videogiochi. I personaggi che si muovono in questi suggestivi scenari sono sempre mossi da desideri profondi che l’attenta sceneggiatura e il ritmo intenso dei dialoghi cerca di svelarci. La qualità complessiva della serie in termini di produzione quindi è cresciuta nettamente.


Se è vero che ogni storia contiene in sé eventi principali e secondari allora The Witcher 2 ne contiene nettamente più secondari che principali. La sensazione generale è che la storia orizzontale ci metta davvero tanto ad avanzare e questo rallentamento porta con sé una diluizione dei momenti epici che ci hanno fatto saltare sulla sedia durante, numerosi ed incalzanti durante la prima stagione. Per quanto riguarda gli approfondimenti dei personaggi secondari si poteva fare di più, visto che ancora poco ci viene raccontato sia di Vesemir che di Triss Merigold, entrambi fondamentali sia per il tempo che occupano su schermo sia per i rapporti tra loro e Geralt, ancora troppo avvolti nell’ombra. La poca attenzione su comprimari però si traduce anche in uno scavo ulteriore dei principali: in particolare, Yennefer ci viene mostrata priva di poteri, consapevole che l’unico passo che la divide dalla guarda maiali da cui è partita la sua parabola ascendente, è solo la sua accecante bellezza. Il rapporto tra lo strigo e Ciri, invece, si fa sempre più complesso man mano che le potenzialità e la forza della ragazza vengono fuori per scontrarsi con la volontà di Geralt di crescerla e proteggerla come una figlia, come se riuscisse a provare dei sentimenti. Ciri lo invidia per la sua capacità di andare avanti senza farsi destabilizzare dal caos e dal no sense della vita, eppure, le contraddizioni insite nella natura dell’uomo e di Geralt stesso, sembrano ancora sfuggire alla principessa di Cintra.


Tirando le somme, laddove la narrazione si prende delle pause fin troppo dilatate, e laddove gli eventi e i personaggi tra cui dividersi sembrano troppi per rimanere nei cuori degli spettatori, come nella prima stagione, il comparto tecnico di qualità elevatissima e le performance di Cavill and co. mettono una toppa di tutto rispetto.

Se è vero che ciò che ci si aspetta dal fantasy è anche un senso di immersione per assecondare quel bisogno sempre più calzante di scappare da questo mondo, The Witcher è la serie che vi accompagnerà piacevolmente durante le vacanze natalizie.

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