The power of the dog | Recensione del film di Jane campion

‘’The power of the dog’’ è il nuovo film di Jane Campion presentato lo scorso 2 settembre al Festival del cinema di Venezia. Ambientato nel 1925, segue le vicende di Phil Burbank, un cowboy dal carattere duro e freddo, che gestisce un ranch insieme a suo fratello George, dal carattere opposto. Quando quest’ultimo sposa una vedova del posto, Rose, Phil inizia una dura battaglia contro la povera donna, usando come espediente il figlio della donna, l’ingenuo Peter. Ecco la nostra recensione del film.


Anno: 2021

Regista: Jane Campion

Attori: Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Jesse Plemons, Kodi Smith-McPhee, Thomasin McKenzie

Paese: UK, Australia, Nuova Zelanda, Canada

Durata: 127 min

Distribuzione: Netflix

Sceneggiatura: Jane Campion

Fotografia: Ari Wegner

Montaggio: Peter Sciberras

Produzione: See-saw Films, Bad Girl Creek Productions, Max Films

 

RECENSIONE

Data d’uscita in Italia: 1 dicembre 2021 (Netflix)

Voto: 7

Genere: drammatico, western

A distanza di 12 anni dal suo ultimo film, Jane Campion arriva a Venezia con ‘’The power of the dog’’, thriller dai risvolti psicologici e inquietanti che è in grado di paralizzare lo spettatore da un senso di paura. Quando si parla di questo film, non si può non parlare come prima cosa dell’inquietudine, perché è proprio questa la caratteristica che fa da perno a tutta la pellicola. Si va a ritrovare ovunque, nelle inquadrature, nella musica, nelle azioni compiute dai personaggi e nei personaggi stessi.


Viene trasmessa irrimediabilmente negli occhi di colui che lo sta guardando, rendendo quindi la pellicola, non adatta a tutti, perché molto spesso gli argomenti trattati sono forti e pesanti. Nonostante ciò, finisce per essere comunque un lavoro, non ottimo, ma buono.

Benedict Cumberbatch interpreta Phil, il protagonista rozzo e crudele, e proprio quest’ultimo risulta essere come una sorta di contenuto umano di tutte quelle emozioni sgradevoli che si possono provare, su tutte paura, senso di inadeguatezza e proprio l’inquietudine di cui si parlava prima. Questa si ritrova in tutto di lui, nei suoi gesti, nel suo modo di porsi, nelle sue parole e nella sua calma. Calma che è solo apparente, perché nella sua testa risulta esserci solo una grande quantità di rabbia nei confronti del mondo, e una voglia di prevalere sugli altri esorbitante; questa sua voglia di prevalere si può notare soprattutto nei confronti di Rose, il personaggio di Kirsten Dunst, che è come se fosse schiacciata da Phil, ed è lui che farà uscire da Rose i suoi lati deboli, che la porteranno poi a compiere azioni estreme. Cumberbatch è al massimo, e il ruolo del cattivo gli calza a pennello, donandoci un’interpretazione distante anni luce da quelle in cui siamo soliti vederlo.


La pellicola trova come sua ambientazione principale quella del ranch, quindi un’ambientazione tipicamente campagnola, rurale e da film western, il tutto incorniciato da questa collina, che con le sue forme ricorda vagamente quelle di un cane, da qui il titolo del film. Lo sfondo utilizzato crea un quadro perfetto con l’azione che si svolge: i campi, la sabbia, le case di legno, tutto permette di donare ancora più paura a ciò che stiamo guardando. Due elementi di forza che mi trovo a sottolineare sono il sonoro e la fotografia: il primo è un elemento essenziale ed è in grado di trovare e saper creare il suo connubio perfetto con le immagini che vediamo. Per non parlare poi dell’iconico fischio di Phil, che fa accapponare la pelle a tutti, personaggi del film e spettatori.

La seconda invece, è di un’impostazione mastodontica, realizzata con una tecnica al limite dell’impeccabile, che viene apprezzata di più se vista sul grande schermo. Unico lato negativo di questa pellicola si trova in alcune sezioni della sceneggiatura, dove l’azione in alcuni casi manca, rendendo piatta la narrazione. Peccato.

Potrete trovare questa pellicola nel catalogo Netflix dal prossimo 1 dicembre.

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Recensione a cura di Rebecca Fulgosi

• • Grafiche a cura di Giulia Federici

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