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The Pale Blue Eye: recensione della detective story con Christian Bale

Nel 1830 il detective Landor viene assunto dall’Accademia militare degli Stati Uniti per risolvere un crimine alquanto singolare e tetro. Ad aiutarlo un giovane ma già acuto Edgar Allan Poe.



Genere: Thriller, Horror, Giallo

Anno: 2023

Regia: Scott Cooper

Attori: Christian Bale, Lucy Boynton, Gillian Anderson, Robert Duvall, Harry Melling, Charlotte Gainsbourg, Charlie Tahan, Timothy Spall, Toby Jones, Simon McBurney, Fred Hechinger, Hadley Robinson

Paese: USA

Distribuzione: Netflix

Sceneggiatura: Scott Cooper

Fotografia: Masanobu Takayanagi

Musiche: Howard Shore

Produzione: Cross Creek Pictures, Le Grisbi Productions, Streamline Global Group


Voto: 7


La prima scena di questo film è molto significativa: dopo la citazione iniziale su schermo, appare un uomo impiccato in una posizione strana, quasi a toccare il suolo con i piedi. Pochi secondi, quasi un flash. Ma è abbastanza per avvertire lo spettatore che l’argomento principale del film è la morte. L’uomo impiccato è il cadetto Fry, la cui morte è il propulsore di una catena di eventi che segue un ritmo sempre crescente.

L’inizio è denso di indizi che si susseguono lasciando poco spazio all’approfondimento di Landor, il detective solitario a cui è affidato il caso. L’iniziale reticenza sul personaggio è molto funzionale alla trama e ai colpi di scena che aspettano lo spettatore, ma solo alla fine del film ci si rende davvero conto del profondo motivo alla base di questa scelta. Questo silenzio eloquente della sceneggiatura è, tra l’altro, assimilabile a quella del personaggio di Landor che si configura da subito come sofferente per via di un lutto che ha segnato di recente la sua vita. L’aspetto trasandato di Christian Bale è specchio della tormentata interiorità del personaggio che, anche attraverso i capelli scompigliati e la barba incolta, si contrappone al rigore delle divise degli accademici con cui ha a che fare. Ma l’attore che si distingue più dell’esperto Bale, forse costretto nei limiti di un personaggio fin troppo equilibrato, è sicuramente Arthur Melling con la sua interpretazione del cadetto Edgar Allan Poe. Quando lo scrittore americano entra in scena i dialoghi acquistano un brio tipico di quelle conversazioni animate da chi ha piena consapevolezza di come usare a pieno le parole. Il rapporto tra Landor e Poe diventa, nella parte centrale della pellicola, quasi un’amicizia che esula dall’indagine vera e propria. Il detective e il poeta, due personalità eccentriche che però riescono a migliorarsi a vicenda.


Le attività che impiegano i personaggi sono solo di due tipi per la maggior parte del film: dialogare e ricostruire dialogando la sequenza temporale del caso, sperando di sbrogliare così la matassa. Uno dei difetti della pellicola consiste proprio nell’assenza di momenti d’azione. La scelta è motivata dal voler creare un’atmosfera di tensione e attesa che riesce a tenere incollato lo spettatore anche nei momenti apparentemente più noiosi. Aleggia un sentimento d’attesa, quasi qualcuno o qualcosa si nascondesse nella nebbia pronto a balzare in scena per sconvolgere gli eventi. A questo proposito la scenografia dà quasi l’illusione di trovarsi in un film di Tim Burton, forse tra i boschi in cui è ambientato Il Mistero di Sleepy Hollow. Anche il film di Scott Cooper è ambientato nello stato di New York ma il taglio è decisamente più adulto e meno autoriale. Il gotico è concentrato nelle squallide taverne, negli alberi innevati, nella nebbia, ma soprattutto nell’eccentrica figura di Poe e nella caducità della bella Lea. Come in uno dei suoi racconti più famosi, The Fall of The House of Husher, il senso della fine permea nei personaggi e nei luoghi che questi si trovano ad abitare.




Ognuno di loro è accomunato da una battaglia, un filo rosso la cui coerenza rappresenta il pregio più grande del film. Landor, Poe, Lea, i suoi genitori, i direttori dell’Accademia, combattono tutti contro la morte e le sue sfumature: l’istituzione si preoccupa di come rinnovarsi di fronte alla morte; i genitori di Lea sono invece messi di fronte al sentimento di impotenza a cui la malattia della figlia li condanna; Poe sta rielaborando il lutto dell’amata madre ma è anche interessato alle sfumature più letterarie della fine in quanto sentimento; Landor, infine, è il personaggio le cui azioni trovano principio e motivazione nella morte stessa.

Tirando le somme, ci troviamo davanti ad una detective story ben scritta, solida e che, superata la prima ora di visione, riesce a tenere con il fiato sospeso lo spettatore grazie ad un crescendo e colpi di scena particolarmente riusciti. Gli appassionati delle storie di Poe avranno il piacere di avere un contatto ravvicinato con questa enigmatica ed eccentrica figura che ancora oggi appassiona i lettori di tutto il mondo.

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