The Haunting of Bly Manor | Recensione e trama

Una governante è assunta dal ricco zio di due orfanelli affinché possa prendersi cura di loro. L'uomo non vuole avere nulla a che fare con i nipoti, di cui ha ottenuto la custodia, così la governante viene spedita al Bly Manor, una villa di campagna situata nell'Essex, dove dovrà fare da balia ai piccoli Flora e Miles.



Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 5 dicembre 2019

Voto: 7/10

Genere📽: horror

Voto: 7\10

Pro🔝: Due anni dopo l’incredibile successo di The Haunting of Hill House, Mike Flanagan concretizza il suo progetto horror antologico con la seconda stagione di “The Haunting”, questa volta ambientandola nella suggestiva tenuta di Bly, nella campagna inglese. Bisogna prima premettere che, questa seconda stagione, non ha nessun elemento di continuità con la precedente, se non entrambe legate dall’ispirazione romanzesca e dal cast. Guardandola quindi con un occhio oggettivo e senza cadere in paragoni futili, possiamo parlare dei pregi di questi nove episodi, che in modo unico e diverso da quelli precedenti, rivoluziona nel suo piccolo, ancora una volta, il racconto gotico e dell’orrore, allontanandosi dalle tradizioni cinematografiche del genere per avvicinarsi invece al mondo letterario. E sembra proprio che dal mondo letterario la sceneggiatura prenda ispirazione per la profondità nellascrittura dei personaggi, scrivendo e dando vita a un intreccio complesso di vite, volti e dialoghi, portando sullo schermo complesse personalità con un passato interiore ricco e capace di far nascere, nel pubblico, un forte sentimento di empatia.

A questo successo nella realizzazione dei personaggi, segue un’ottima scelta nel cast, con protagonista Victoria Pedretti, già vista nella prima stagione nei panni della dolce Nancy e nella serie tv You, che capitana un cast brillante e convincente, tanto nella sfera della paura, quanto in quella emozionale. Se in The Haunting of Hill House, alla dimensione orrorifica si accompagnava quella familiare e del lutto, questa volta il significato di famiglia prende un significato che si allontana dal legame di sangue e si avvicina invece a quello dell’amore e dell’affetto tra persone che vivono e affrontano traumi insieme. È dunque giusto poter definire questa storia come sì, una storia di fantasmi ma anche come una storia di profondo amore, che come nelle sue migliori rappresentazioni, appare in modi diversi e talvolta nascosti. A livello tecnico, per quanto si senta a tratti la mancanza della mano alla regia di Flanagan, si mantiene costante l’attenzione per i particolari, con inquadrature a volte ingannevoli ma ben pensate, con ottimi movimenti di camera che istaurano i toni della narrazione horror e regalando transizioni che sposano perfettamente il sistema narrativo complesso della stagione.

Contro: Seppur costruiti, come già precedente accennato, con un’ottima cura dei dettagli psicologici e con convincenti performance degli interpreti, i personaggi di Rebecca e di Peter, con annessa love story complessa e travagliata, risultano in alcuni momenti superflui nella narrazione, in un sistema già complesso per conto proprio, con altrettanto complessi intrecci narrativi; con ciò non si mette in dubbio la loro

essenzialità all’interno della storia, ma più che altro un’eccessiva forzatura della loro storyline. Un altro piccolo appunto in negativo, anche se forse soggettivo, sono i ritmi narrativi: nei primi tre episodi infatti risultano troppo lenti per il genere e quasi si fa fatica a entrare nel cuore della storia, per entrare, quasi bruscamente e velocemente, senza nessuna introduzione appropriata a un susseguirsi di vicende essenziali per la trama. È doveroso soffermarsi sul significato di Haunting, dell’essere perseguitati, di come a volte ciò che perseguita i protagonisti non sono tanto figure paranormali ma quanto più i traumi passati, che mai li lasciano veramente e anzi, riescono a liberarsi dei demoni che li accompagnano, solo una volta che vengono a faccia con i veri demoni, quelli interiori. Concludendo, questa serie riesce a confezionare, all’interno dei suoi pochi episodi una meravigliosa storia che va al di là dell’atmosfera horror in cui è collegata e che porta al suo interno una morale importante sull’infallibile brevità dell’esistenza umana e sull’incredibile forza dell’amore, che può resistere perfino alla morte.

Recensione a cura di Linda Giulio

Grafiche a cura di Giulia Federici

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