The English game | Recensione

Gran Bretagna di fine Ottocento, Fergus Suter, l'uomo che è passato alla storia per essere stato il primo calciatore professionista di sempre. 'The English Game' ricostruisce alcuni degli eventi che hanno portato alla nascita del football moderno, mettendo però l'accento sulle trasformazioniele tensioni sociali che caratterizzavano l'Inghilterra vittoriana.



Cast: Edward Holcroft(Kingsman: Il cerchio d'oro),Kevin Guthrie(Animali fantastici: I crimini di Grindelwald),Charlotte Hope(The Spanish Princess),Craig Parkinson(Black Mirror: Bandersnatch),James Harkness(Rogue One: A Star Wars Story),Niamh Walsh(Jamestown),Gerard Kearns(The Last Kingdom),Joncie Elmore(Downton Abbey),Sam Keeley(68 Whiskey),Daniel Ings(The Crown),Kate Dickie(Prometheus),Henry Lloyd Hughes(Killing Eve),Kate Phillips(Peaky Blinders),Ben Batt(Captain America: Il primo vendicatore),Sylvestra Le Touzel(The Crown),Harry Michell(Diavoli) eAnthony Andrews(Il discorso del re).

Creatori: Julian Fellowes; Tony Charls; Oliver Cotton

Scritto da: Julian Fellowes; Tony Charles; Oliver Cotton; Ben Vanstone; Gabbie Asher

Diretto da: Birgitte Stærmose; Tim Fywell

Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 20 marzo 2020

Voto: 8/10

Genere📽: dramma storico

Pro🔝: Durante questo difficile periodo di digiuno dai campi di calcio, la serie originale Netflix The english game, ci porta nell’Inghilterra del 1879 per conoscere le origini di questo sport, un tempo molto diverso: i giocatori non potevano essere pagati per regolamento e chi non riusciva a seguire la propria squadra del cuore dal vivo doveva andare in pub e aspettare, tra una pinta e l’altra, l’arrivo della notizia di un gol da segnalare su una lavagna; i giocatori si affrontavano correndo in mischia per recuperare il pallone, quasi fosse rugby. Basti questo a comprendere la distanza, ma anche il fascino che ne deriva, del calcio raccontato dalla serie. L’avventura segue più protagonisti ma i principali archi narrativi riguardano le storie di Arthur Kinnaird e di Fergus Siuter. Il primo è il capitano degli Etonians, una squadra formata da facoltosi amatori appartenenti alla nobiltà che si è saputa reinventare negli affari grazia alla seconda rivoluzione industriale. L’altro è un operaio scozzese che giocava nella squadra della sua cittadina prima di essere segretamente acquistato da James Walsh, presidente del Darwen, squadra composta dai lavoratori del suo mulino, fonte di sostentamento per l’intera città. Presto le vicende calcistiche s’incastreranno con quelle economiche e politiche: è il periodo in cui gli operai iniziano a prendere coscienza dei proprio diritti causando non pochi problemi a chi crede di potere ancora approfittare del loro lavoro. The english game si fa notare innanzitutto per l’accuratezza storica con cui viene riprodotta l’Inghilterra del secondo ottocento, spaccata a metà tra privilegiati proprietari di tenute la cui estensione si perde a vista d’occhio e poveri operai costretti a vivere in spazi angusti, a soffrire la fame, a ritmi di lavoro insostenibili. Per questi ultimi il calcio rappresenta l’unico momento di gioia e spensieratezza mentre per Kinnaird e i suoi amici, solo uno status symbol, un privilegio di casta la cui purezza deve essere protetta dall’avanzare del nuovo, rappresentato da Walsh e la sua squadra di operai. Da notare la resa dei poveri quartieri di Darwen, che distaccandosi dall’impronta espressionista di Peaky Blinders, si caratterizza per l’omogeneità del grigiore e dei colori freddi a stento illuminati da qualche sparuta candela.

Altro aspetto in cui la serie originale Netflix spicca è la caratterizzazione dei personaggi secondari: dalla moglie di Kinnaird a Jimmy Love, da Martha Almond alla signora Cartwright e molti altri ancora; ogni personaggio ha la sua storia da raccontare che riesce a rendersi indipendente da quella dei protagonisti. La varietà di caratterizzazione porta anche a una varietà di tematiche affrontate come il rapporto padre-figlio, la maternità come diritto della donna, il conflitto tra progresso e antiche istituzioni, lo sport come possibilità di miglioramento e redenzione per l’essere umano. •

• Contro❌: sicuramente si poteva fare di più, camera alla mano, per quanto riguarda le riprese delle partite caratterizzate da stacchi troppo frequenti e inquadrature spesso troppo limitate per dare conto dello svolgimento della partita. Aldilà di questa difficoltà storica nella rappresentazione delle scene di calcio, il prodotto creato da Julian Fellowes (Downtown Abbey) è curato, profondo e capace di emozionare chiunque, restituendo allo spettatore problemi sempre attuali attraverso la storia romantica di uno sport ormai, fortunatamente, di tutti.

Recensione a cura di Matteo Angelica

Grafica a cura di Giulia Federici

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