Spencer | "Una favola tratta da una tragedia vera”, recensione dell'ultimo film su Lady D.

Il matrimonio della principessa Diana e del principe Carlo è da tempo in crisi. Sebbene le voci di tradimenti e di divorzio abbondino, in occasione delle feste di Natale nella residenza reale di Sandringham viene decretato un periodo di pace. Si mangia e si beve, si spara e si caccia. Diana conosce il gioco, ma quest'anno le cose saranno molto diverse. Spencer immagina cosa potrebbe essere accaduto durante quei pochi giorni decisivi.

Data di uscita:N.D.

Genere:Drammatico, Biografico

Anno:2021

Regia:Pablo Larraín

Attori:Kristen Stewart, Timothy Spall, Jack Farthing, Sean Harris, Sally Hawkins, Olga Hellsing, Thomas Douglas

Paese:USA

Distribuzione:Leone Film Group

Sceneggiatura:Steven Knight

Fotografia:Claire Mathon

Montaggio:Sebastián Sepúlveda

Musiche:Jonny Greenwood

Produzione:Fabula, Komplizen Film, Shoebox Films, Topic Studios


 

Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: N.D.

Voto: 8-/10

Genere📽: biopic

"Una favola tratta da una tragedia vera” così si apre la prima proiezione della pellicola “Spencer” di Pablo Larrín alla 78ª Mostra Internazionale di Cinema di Venezia 2021.

Eravamo abituati a leggere e vedere sul maxi schermo le classiche fiabe che iniziavano con “c’era una volta..” ma in questa pellicola il regista, vuole scombussolare tutto e vuole far vedere al pubblico come “non c’era più Diana Spencer”.

Spencer, cognome della principessa Diana, che viene mostrata come soffocata, rinchiusa in una vita che non fa per lei, smarrita, insoddisfatta della vita reale che all’apparenza sembra costruita da rose e fiori ma che all’interno è tutt’altro.

Già prima di iniziare a vedere il film, tramite la locandina, si può notare la trama che vuole trasmettere il regista. In essa viene raffigurata una principessa, una donna, Diana che si nasconde il più possibile dallo spettatore mostrando subito il suo senso di oppressione arrivando a nascondere addirittura il suo volto.

Rispetto i soliti film che raccontano della vita di Lady D, qui il regista Larrín decide di raccontare un singolo e intimo evento, durato soltanto tre giorni: le vacanze di Natale 1991 trascorse con la famiglia reale nella Sandringham House, nelle quali inizialmente Diana, combatte una battaglia psicologia tutta sua che la guideranno fino al punto in cui essa prenderà importanti decisioni che l’accompagneranno per tutta la vita.

Il film viene presentato come fosse un thriller psicologico, nel quale la residenza di campagna diviene un luogo maledetto e spettrale con tanto di immaginazione di personaggi storici.

“Il personaggio inizia come spezzato, poi diventa un fantasma e alla fine guarisce. Ho scritto la sceneggiatura con Steve Knight, abbiamo pensato che una struttura fiabesca sarebbe stata favolosa. Tutti raccontiamo le fiabe per dare ai bambini una connessione migliore. Quando cresci però scopri che non esistono, noi abbiamo raccontato una principessa che si rende conto di non voler essere Regina ma tornare ad essere sé stessa.” questo afferma il regista.

È infatti lo stile di vita da “reale”, da “principessa” che sta troppo stretto alla nostra protagonista. Regole da rispettare, piani già orchestrati, arrivando ad imporre l’utilizzo di determinati vestiti in determinate occasioni, partendo dalla messa in Chiesa alla cena di Natale, senza possibilità di controbattere o di scelta.

Qualsiasi cosa che la protagonista compie all’interno della casa è un passo sbagliato perché non segue quella strada che è già stata scritta per lei.

Viene proiettato così, sul maxi schermo di Venezia , un processo che va man mano salendo, che parte dai malesseri di Diana, persa, soffocata, intrappolata per poi fare spazio alla figlia che non è più, alla moglie che non riesce a essere per Carlo, alla madre che vorrebbe diventare per i suoi figli.

Larrín invece di raccontare la vera vita di Diana giungendo fino al giorno della sua morte ci vuole mostrare come una donna può morire poco alla volta ogni giorno.

Viene così raccontata la forza di una donna, di una principessa, che si ribella alla vita, a quei piani già scritti e a quelle tradizioni di una casa che le è troppo stretta. “Penso che nessuno possa capire cosa sia stato davvero per lei, tutti l’abbiamo solo immaginata. Noi non la conosceremo mai davvero” queste sono le parole che utilizza colei che interpreta Diana, Kristen Stewart. È proprio grazie a lei che il risultato diviene impeccabile riuscendo così a non imitare Diana ma cercando di rievocarla in più modi possibili.

Larrín, nella conferenza stampa afferma infatti che “Diana era mistero e magnetismo che crea elementi fondamentali per un film e Kristen ha trasmesso tutto questo mistero. Kristen è stata un miracolo ed è riuscita a trasmettere quel mistero”.

Kristen Stewart così ci regala quella che è quasi sicuramente la miglior prova della sua carriera da attrice.

Grazie a una presenza scenica strabiliante e alla capacità di creare malinconia e sofferenza solo attraverso uno sguardo, l’interpretazione di Kristen Stewart calza perfettamente al racconto.

“Dipende dal punto di vista in cui guardiamo le cose, se facciamo finta che non ci siano possiamo continuare la nostra corsa. Non è che le persone succedono semplicemente. Ogni giorno scegliamo la direzione e i passi della nostra vita. Talvolta abbiamo dei momenti di illuminazione in cui ci fermiamo, capita molto spesso…. A volte sembra che nella vita tutto possa accadere ma abbiamo sempre la possibilità di scegliere” con queste parole di Kristen Stewart, si conclude la conferenza stampa del film diretto da Paul Larrín, Spencer.

Recensione e grafica a cura di Giulia Federici


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