Ragnarok - 2° stagione | Recensione, cast e trama

Dopo tanti anni vissuti altrove, in seguito alla terribile morte di suo marito, Turid e i suoi due figli, Magne, il maggiore, e Laurits, il minore, ritornano a vivere nella loro città d'origine, Edda (cittadina immaginaria il cui nome si rifà all'Edda), ultima area della Norvegia ad aver abbandonato l'Ásatrú, il culto degli dei norreni, in favore del Cristianesimo.

Una volta giunti sul posto, probabilmente una delle aree più inquinate della Norvegia, a causa della Jutul Industries, l'azienda per cui Turid lavora, Magne, divenuto molto schivo ed introverso dopo la morte del padre, grazie all'intervento di due misteriosi negozianti, comincerà a subire una strana mutazione che lo renderà invulnerabile, invincibile e capace di gesta sovrumane.

Col tempo capirà di aver risvegliato in sé i poteri del dio Thor e dovrà imparare a farne presto uso per fronteggiare l'insidiosa minaccia dei nemici che si celano dietro la distruzione dell'ecosistema di Edda, prima che giunga il Ragnarok, la fine del mondo.

Cast:

David Stakston: Magne Seier

Jonas Strand Gravli: Laurits Seier

Herman Tømmeraas: Fjor Jutul

Theresa Frostad Eggesbø: Saxa Jutul

Synnøve Macody Lund: Ran Jutul

Gísli Örn Garðarsson: Vidar Jutul

Emma Bones: Gry Isungset

Henriette Steenstrup: Turid Seier


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 27 maggio 2021

Voto: 6+/10

Genere📽: avventura

Pro🔝:SPOILER PRIMA STAGIONE. La seconda stagione di Ragnarok riprende da dove si era interrotta la prima con lo scontro tra Vidar e Magne che aveva chiuso il crescendo molto ben costruito durante le puntate precedenti. Durante i sei episodi di cui si compone la seconda stagione assistiamo ad un approfondimento dei rapporti tra i personaggi, in particolare di quello tra Magne e il fratello Laurits, ora più che mai alla ricerca di sé stesso, metà uomo metà ragazzo, metà Dio metà gigante, ma anche metà uomo e metà donna. Gli Jutul assistono alla (apparentemente) definitiva trasformazione del successore di Vidar, Fjor, che decide di abbandonare la famiglia per iniziare una nuova vita con Gry lontano dalla brutalità della sua famiglia da cui pian piano prenderà sempre più le distanze. Magne cerca di reclutare quanti più amici gli è possibile per rimpolpare le fila dello schieramento anti-Jutul; assistiamo quindi all’ingresso in scena di due personaggi come Iman e Harry. Inoltre, il filone parallelo che continua a svilupparsi, seppur in sottotraccia, è quello della questione ambientale che coinvolge l’industria della famiglia più potente di Edda e i nostri giovani attivisti.

Dove la seconda stagione di questa serie fa centro è la resa visiva degli effetti speciali che sembrano migliorati rispetto alla plasticità di alcune scene a cui abbiamo assistito durante lo scontro finale che ha chiuso la prima stagione.

Il personaggio di Laurits sembra ben approfondito nella sua ambiguità che ricalca lo stesso fascino del Loki che tutti hanno imparato a conoscere nei film Marvel. Spesse volte lo vedremo ricorrere all’arte dell’inganno per ottenere vantaggio dalle situazioni, anche quelle apparentemente più pericolose, e sarà proprio quest’ambiguità che consentirà il cliffhanger che farà da ponte tra seconda e terza stagione.

Dal punto di vista tecnico, altra nota positiva è sicuramente la fotografia che, come nella scorsa stagione, funziona benissimo nei meravigliosi spazi aperti di Edda e che nella resa dell’interno si caratterizza per un conflitto tra colori freddi e caldi. Anche la resa visiva degli effetti speciali che sembra migliorata rispetto alla plasticità di alcune scene a cui abbiamo assistito per esempio durante lo scontro finale che ha chiuso la prima stagione.

Ma dove la serie rende al massimo è nella riproposizione in chiave moderna della mitologia moderna, una caratteristica originale e che contribuisce a mantenere la serie su binari con ancora tante potenzialità da sfruttare.


Contro❌: Nonostante ci siano piccole migliorie da elogiare, la sensazione che la serie lascia allo spettatore è di un deciso passo indietro rispetto alla prima stagione. In primo luogo, il ritmo è fin troppo diluito e laddove irrompe in scena l’azione ci pensa un montaggio a dir poco frenetico a rovinarne la resa generale. L’unico evento davvero importante della stagione lascia stupiti per le conseguenze sui personaggi (Fjor su tutti) di cui avevamo seguito un processo di maturazione iniziato dalla prima stagione ma che viene completamente ignorato dagli sceneggiatori. Una delle regole fondamentali delle narrazioni che Ragnarok infrange è quella secondo la quale dovrebbero essere i personaggi a guidare il plot e non viceversa: la sensazione che se ne ricava è di forte disappunto. Il tema ambientale da motore dell’azione diventa semplice elemento di contorno. Il personaggio di Isolde e tutto ciò che rappresentava è stato tradito e i continui sogni di Magne in cui riappare sono un mero specchietto per le allodole, nemmeno troppo efficace a dire il vero. Anche l’episodio finale lascia a desiderare in quanto alcuni eventi sembrano essere effetti tra loro slegati senza una reale causa e tutta l’attesa per il momento topico si risolve in un nulla di fatto. Il voto rimane tutto sommato positivo solo perché parte dell’impostazione vincente che tanto ci aveva sorpreso nella prima stagione è rimasta invariata ma nella terza ci si aspetta una decisa svolta.

Recensione a cura di Matteo Angelica

Grafiche a cura di Giulia Federici

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