Ragazze interrotte | Recensione

1967. Susanna Kaysen è una ragazza all'apparenza normale, con un cattivo rapporto con i genitori, piena di insicurezze e debolezze, che a volte si rifugia in un universo mentale personale. Ama scrivere, e annota i fatti della sua vita in una specie di diario.

Una sera, Susanna ingoia un flacone di aspirine con della vodka; viene soccorsa, e successivamente i genitori decidono di portarla in un ospedale psichiatrico, il Claymoore Hospital; lì, Susanna firma il ricovero.



Anno:1999

Regia:James Mangold

Attori:Angelina Jolie, Winona Ryder, Whoopi Goldberg, Vanessa Redgrave, Jeffrey Tambor, Clea DuVall, Jared Leto, Travis Fine, Jillian Armenante, Angela Bettis, Brittany Murphy, Elisabeth Moss

Paese:USA

Durata:125 min

Distribuzione:Columbia Tristar

Sceneggiatura:James Mangold, Anna Hamilton Phelan, Lisa Loomer

Fotografia:Jack N. Green

Montaggio:Kevin Tent

Musiche:Mychael Danna

Produzione:3 Art Entertainment, Columbia Pictures Corporation


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 24 marzo 2000

Voto: 8,5/10

Genere📽: Drammatico

Pro🔝: La sottilissima linea tra ciò che la società considera “sano” e ciò che invece è ritenuto deviante, sbagliato o malato è il filo comunicante dell'intera pellicola. 

Un ospedale psichiatrico fa da sfondo alle vicende della giovane Susanna che subito ci viene introdotta, immersa anche lei nella confusione iniziale in cui si trova  lo spettatore nel capire la “follia” della ragazza. Già dalla prima scena, vediamo una serie di primi piani di Susanna, volto giovane, sbarazzino, quasi innocente e un continuo gioco di stacchi e montaggi che oscillano tra il passato e il presente con facilità e armonia, come se stessimo vivendo nella testa della protagonista. 

L'ambiguità di Susanna si fa notare ben presto nel suo modo di relazionarsi con la struttura psichiatrica a cui viene affidata: fin da subito precisa che lei non appartiene a quel genere di posto, ma che è lì, piuttosto, per riposarsi, eppure la vediamo ambientarsi facilmente e senza grandi capricci; quando ha l'occasione di scappare, scoppia a piangere e decide di restare, sviluppa quindi un forte senso di appartenenza con la struttura e con chi ne risiede, prima tra tutti la paziente Lisa, con cui Susanna sembra sviluppare un rapporto quasi di dipendenza. 

La figura di Lisa, allo stesso tempo, sembrerebbe rappresentare la personificazione della malattia di Susanna: dapprima ci convive, incuriosita, poi diventa morbosa nei suoi confronti e una volta che la capisce, riesce a lasciarla andare e ad andare avanti, senza mai però dimenticarla.  Attraverso la conoscenza e la comprensione della sua malattia (e di Lisa) Susanna compie una sorta percorso, come se fosse la protagonista di romanzo di formazione in cui riesce a crescere e a capirsi, a non sentirsi più incompresa, ed è proprio con l'accettazione del suo disturbo che comincia a sentirsi sana, normale, pronta per il mondo esterno. 

Il fattore psicologico è molto rilevante all'interno della pellicola, vediamo diversi disturbi mentali tra cui il disturbo bordeline di cui è affetta la protagonista, la sociopatia che invece caratterizza Lisa ma anche disturbi alimentari come l'anoressia, la bulimia. 

Il film quindi, al di là delle vicende narrate, riesce a regalare agli spettatori una piccola finestra con cui guardare queste ragazze, che non vengono rappresentate come pazze instabili, ma piuttosto come persone che cercano di trovare nella loro malattia un po' di normalità, così da capirsi e da amarsi un po' di più.

Una giovanissima e incantevole Winona Ryder e un'altrettanto giovanissima ed enigmatica Angelina Jolie regalano due performance tra le migliori delle loro carriere, sapendo gestire in maniera ottimale i range emotivi delle protagoniste; nel cast si segnala una sempre magnifica Whoopi Goldberg, la compianta Brittany Murphy e un improbabile Jared Leto con un paio di baffi a dir poco imbarazzanti. 

Interessante anche il mondo in cui viene rappresentata l'epoca in cui le vicende prendono vita, gli ultimi anni Sessanta, anni in cui gli Stati Uniti d'America sono protagonisti di versi cambiamenti culturali che caratterizzeranno per sempre la storia, come l'assassinio di Martin Luther King e la Guerra del Vietman; tutti avvenimenti che le ragazze vivono “da lontano”, attraverso lo schermo della televisione nella loro area comune, come a simboleggiare ancora di più il distaccamento delle protagoniste dal resto del mondo che proprio come loro, cerca di dare un senso agli squilibri della realtà circostante. 

Contro: I tempi della narrazione non sempre sono opportunatamente distribuiti nel modo corretto: abbiamo un inizio lento che pian piano accellera il ritmo, poi quando sembra ci sia la svolta, ci ritroviamo ancora ad alcuni momenti di eccessiva lentezza, poi ancora uno sprint e nuovamente una visione di svolta, grazie a un inaspettato e drammatico colpo di scena; dopo aver respirato un po' al di fuori dell'ospedale psichiatrico, ci ritroviamo nuovamente dentro e che sembra tutto tranquillo, se non per un altro colpo di scena, che crea scompiglio e confusione ma che porta a una ultima, finale, pace. Non sarà però, che questi tempi così instabili e non regolari, vogliano proprio simboleggiare l'instabilità della protagonista? Così da aiutare lo spettatore a immedesimarsi?

Recensione a cura di Linda Giulio

Grafica a cura di Giulia Federici

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