Padrenostro | Recensione, Cast, Trama

Roma, 1976. Valerio (Mattia Garaci) ha dieci anni e una fervida immaginazione. La sua vita di bambino viene sconvolta quando, insieme alla madre (Barbara Ronchi), assiste all'attentato ai danni di suo padre Alfonso (Pierfrancesco Favino) da parte di un commando di terroristi. Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia. Ma è proprio in quei giorni difficili che Valerio conosce Christian (Francesco Gheghi), un ragazzino poco più grande di lui. Solitario, ribelle e sfrontato, sembra arrivato dal nulla. Quell'incontro, in un'estate carica di scoperte, cambierà per sempre le loro vite.



Anno:2020

Regia:Claudio Noce

Attori:Pierfrancesco Favino, Barbara Ronchi, Mattia Garaci, Francesco Gheghi

Paese:Italia

Durata:122 min

Distribuzione:Vision Distribution

Sceneggiatura:Claudio Noce, Enrico Audenino

Fotografia:Michele D'Attanasio

Montaggio:Giogiò Franchini

Musiche:Mattia Carratello, Stefano Ratchev

Produzione:Lungta Film, PKO Cinema & Co, Tendercapital Productions in collaborazione con Vision Distribution e con il sostegno della Calabria Film Commission


Recensione:

Data di uscita in Italia️: 24 settembre 2020

Voto:7/10

Genere️: drammatico

Pro🔝: lo scorso settembre, durante la 77esima edizione della "Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia", è stato presentato "Padrenostro", il terzo lungometraggio di Claudio Noce. I due film precedenti del regista non hanno riscosso molto interesse a livello di pubblico ma quest'ultimo ha attirato immediatamente l'attenzione nonostante le recensioni siano molto contrastanti tra di loro.

Il lungometraggio comincia con l'attentato ai danni del vicequestore Alfonso Noce, il padre del regista, avvenuto il 14 dicembre 1974, nel quale persero la vita una guardia e l'attentatore. Da qui viene narrata la gioventù di Valerio (ovvero Claudio, il regista stesso), figlio di Alfonso, durante un periodo così complicato per la sua famiglia. Partendo da questa premessa sono stati messi in evidenza due aspetti importanti che caratterizzano l'intera pellicola: il rapporto padre-figlio e la nascita di un'amicizia che segnerà profondamente il ragazzo.

Nel film sono presenti aspetti positivi e negativi, momenti che lasciano lo spettatore a bocca aperta e altri molto meno potenti che non riescono ad essere impattanti tanto quanto il regista avrebbe voluto.

Partendo da ciò che funziona maggiormente, le interpretazioni sono di un livello stellare, degne di un lungometraggio hollywoodiano. Infatti tutti gli attori sono riusciti a trasmettere allo spettatore le forti emozioni che i rispettivi personaggi vivono in quel determinato momento, sia felici e spensierate che dolorose e struggenti. Nel cast troviamo attori e attrici di qualsiasi età ed esperienza e, come detto sopra, tutti sono credibili. La presenza di Pierfrancesco Favino risulta essere "ingombrante", nel senso più positivo del termine. Infatti, anche nei momenti in cui il suo personaggio non è in scena, la sua presenza è percettibile, come se non lasciasse mai lo schermo, anche se il vero protagonista della pellicola è il figlio Claudio. Tutto ciò è merito dell'enorme talento di Favino, il quale, durante la pellicola, riesce a comunicare stati d'animo ed emozioni senza nessuna parola, semplicemente con il suo sguardo magnetico ed espressivo. Nonostante Favino capeggi su tutti, è giusto citare anche i nomi di Barbara Ronchi (che interpreta la moglie del vicequestore), Francesco Gheghi (che interpreta il nuovo amico di Valerio) e Mattia Garaci (che porta sullo schermo Valerio).

Un altro aspetto che ha diviso il pubblico è la regia utilizzata da Noce. La maggiore critica mossa al regista è la poca coerenza registica visto il netto cambiamento nello stile che si riscontra tra primo e  secondo tempo, questo però, appare contestualizzato e ben aderente agli stati d'animo dei personaggi.  Infatti, nel primo tempo, siccome sono mostrati avvenimenti emotivamente molto forti, la regia segue gli attori quasi passo dopo passo, con continue inquadrature sui volti e sul corpo. Invece, nel secondo tempo, siccome l'atmosfera è molto più tranquilla e riflessiva, anche la regia "prende più spazio" e Noce utilizza più volte la tecnica del campo totale che ha come obiettivo quello di sviscerare maggiormente le relazioni di questa famiglia piuttosto che concentrarsi sulle loro emozioni momentanee.

Infine è necessario sottolineare il magnifico rapporto tra padre e figlio, Alfonso e Valerio. Più volte vengono mostrati momenti molto delicati e dolci tra i due, soprattutto nei momenti di difficoltà che Valerio è obbligato ad affrontare a causa del lavoro del padre. Palese è la volontà del regista di far fuoriuscire l'animo paterno e protettivo di Alfonso nei suoi confronti.

P.S. Pierfrancesco Favino, per quest'interpretazione, è stato premiato per la miglior interpretazione maschile all'ultima edizione della "Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia". Nonostante non abbiamo potuto vedere tutte le interpretazioni rivali di Favino, possiamo capire per quale motivo sia stato premiato perché, in questo momento, pochi attori sono in grado di comunicare con lo sguardo come fa lui.

Contro❌: in realtà, gli aspetti negativi di questa pellicola sono veramente pochi ma, allo stesso tempo, sono punti centrali del lungometraggio perciò inficiano molto sul giudizio finale. "Padrenostro" ha un grande difetto che consiste nel personaggio di Christian, il nuovo amico di Valerio. Nell'economia del film, la figura di Christian è importante tanto quanto quella del padre Alfonso e, se quest'ultimo è stato concepito in maniera impeccabile, il personaggio di Christian è ricco invece di problemi. Claudio Noce ha voluto rendere molto ambigua la figura di Christian, al punto che, per buona parte del film, lo spettatore è portato a credere che sia un amico immaginario.  Per l'importanza che ha questo personaggio, sia nel rapporto con il giovane protagonista, sia a livello di minutaggio dedicatogli, il valore del film diminuisce perché il regista non riesce a sfruttarne a pieno l'identità. Unito a questo aspetto di realtà e finzione relativo al rapporto tra i due ragazzi, anche la fotografia si alterna in questo dualismo e, siccome non funziona bene la sceneggiatura, neanche la fotografia riesce ad essere chiara ed a comunicare in maniera limpida con lo spettatore. Quindi la realtà, o meno, di alcuni luoghi non è pienamente comprensibile proprio per l'utilizzo di colori e luci fiabeschi.

Recensione a cura di Ivan Luis Sulla

Grafiche a cura di Giulia Federici

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