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MIXED BY ERRY | RECENSIONE DEL NUOVO FILM DI SYDNEY SIBILIA: UN'ALTRA OTTIMA STORIA DI RIVALSA

Una storia di passione e sogni che da un basso di Napoli diventa un'incredibile avventura internazionale. Nel magico capoluogo campano degli anni '80, dove Maradona è una divinità, Enrico "Erry" Frattasio trasforma i mixtape che fa per i suoi amici in un impero, grazie all'aiuto dei suoi fratelli Peppe e Angelo.

Anno: 2023 Regista: Sydney Sibilia Sceneggiatura: Sydney Sibilia, Armando Festa Attori: Luigi D'Oriano, Giuseppe Arena, Emanuele Palumbo, Francesco Di Leva, Cristiana dell'Anna, Adriano Pantaleo Paese: Italia Distribuzione: 01 Distribution Produttori: Sydney Sibilia, Matteo Rovere Produzione: Groenlandia Durata: 112 minuti RECENSIONE: Data di uscita in Italia: 2 marzo 2023 Voto: 7.5 Genere: commedia, biopic, drammatico, musicale Dopo essere diventato famoso con la trilogia de "Smetto quando voglio" e il mezzo passo falso de "L'incredibile storia dell'isola delle rose", Sydney Sibilia torna al cinema in grande stile con "Mixed by erry", film che lo afferma come uno dei volti più importanti del panorama registico attuale e futuro. Oramai, infatti, alla quinta pellicola, si può tirare la somma della prima parte di carriera, riconoscendo uno stile proprio, le tematiche trattate, chi sono i soggetti analizzati in sceneggiatura...e "Mixed by Erry" può considerarsi la summa dell'ottimo cinema di Sydney Sibilia.


Il regista campano, fin dal suo esordio cinematografico, si è distinto per la capacità di mettere al centro delle sue storie personaggi reietti, abbandonati dalla società nei quali nessuno credeva ma, allo stesso tempo, intelligenti e pronti a tutti pur di emergere e sovvertire le aspettative di chi li aveva sempre scartati. Infatti, si possono descrivere così il gruppo di ricercatori universitari di "Smetto quando voglio", il Giorgio Rosa de "L'isola delle rose" e, appunto, Enrico di "Mixed by Erry". "Io volevo fare solo il DJ", questa è la frase che ripete più volte il protagonista ed è proprio da questo divieto che nasce il traffico illecito di cassette contraffatte. Esattamente come gli altri protagonisti, ad Enrico non viene data la possibilità di seguire il proprio sogno per colpa di una società ricca di pregiudizi come la Napoli degli anni '80 che per fare il dj devi avere obbligatoriamente un tipo di look e atteggiamento. Perciò, per trovare la propria strada, si è quasi obbligati a sviare le regole ed entrare nel mondo dell'illecito. Ma tutto ciò è come se fosse causato dalla società, è qui che ci sono i "peccati originali". Ed è interessante, sotto questo punto di vista, vedere come i reati siano ovunque (Roma, Bologna, Napoli) ed in ogni periodo (2014, 1969, anni '80) scardinando i pregiudizi che spesso si sentono nei confronti del Sud Italia. Naturalmente, Sibilia condanna Enrico e tutti i suoi aiutanti ma, allo stesso tempo, punta il focus, appunto, sulla società, mostrando come i problemi siano sociali e non individuali. Per quanto riguarda la riuscita ricostruzione storica, è sempre stata una caratteristica fondamentale dei prodotti targati Sibilia. Infatti, dai vestiti ai dialoghi, dai vicoli alle tradizioni, l'aria di Napoli si respira molto forte, diventando una protagonista a sua volta. Esattamente come Roma e Bologna precedentemente, anche Napoli è un elemento centrale del film: il regista salernitano, infatti, utilizza la città non solo per rendere vivo il contesto intorno ai personaggi ma soprattutto è interessante la riflessione che fa sul pregiudizio che c'è intorno ad essa riguardo allo stile di vita truffaldino. Ci si sofferma sui rapporti forti tra il nord e il sud e le differenze e similitudini: principalmente la differenza di importanza data al denaro. Anche sul lato tecnico, Sibilia si conferma un ottimo regista in grado di dimostrare, con il dovuto rispetto all'ambito televisivo, qualità cinematografiche. Infatti, utilizza a 360 gradi Napoli e il suo alternarsi tra inquadrature strette nei vicoli e campi lunghi sul mare così da rappresentare i sentimenti dei protagonisti. In tutti i suoi film, un elemento tecnico si è sempre contraddistinto più degli altri (ad esempio, la fotografia tendente al giallo-verde di "Smetto quando voglio" a rappresentare il degrado di Roma e della droga che fabbricano): in questo caso, il lavoro migliore è stato fatto sul montaggio e la musica. Naturalmente quest'ultima ricopre un ruolo fondamentale all'interno del lungometraggio e serve come colonna sonora degli eventi che si susseguono. Spesso, il montaggio va a ritmo di musica costruendo quasi dei mini-videoclip all'interno del film stesso. Inoltre, con il passare degli anni '80/'90, la musica cambia ed è stato fatto un ottimo lavoro di ricerca musicale. I brani non sono mai inseriti casualmente.


Esattamente come qui si possono trovare i migliori pregi, si notano anche i peggiori difetti della carriera sibiliana. A parte il primo capitolo della trilogia citata, tutte le pellicole soffrono di un difetto grosso: ovvero un po' di superficialità in momenti chiave della narrazione. Ad esempio, ne "L'isola delle rose" la costruzione della piattaforma su cui si svolgono le vicende è potenzialmente la più interessante ma il tutto viene liquidato in un montaggio di qualche minuto. Qui avviene la medesima cosa: l'idea di costruire le prime cassette, i primi acquirenti...è relegato ai dialoghi per poi mostrare solo l'espansione del fenomeno, quando diventa famoso in tutta la città. È vero che le sceneggiature di Sibilia utilizzano questi eventi per parlare dei protagonisti e non del fatto nello specifico; è il suo stile, può piacere oppure no. Allo stesso tempo, sarebbe stato altrettanto interessante vedere anche la genesi di questo evento. Perciò, in conclusione, nonostante alcune superficialità nei passaggi iniziali, "Mixed by Erry" dimostra nuovamente le grandi doti registiche e narrative di Sydney Sibilia, ricostruendo in maniera avvincente la storia di Enrico, un reietto in cerca del proprio posto nel mondo e della propria opportunità di dimostrare chi sia, portando avanti in maniera coerente la sua visione di cinema.

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