Madres Paralelas | Recensione del film di apertura di Venezia 78

‘’Madres Paralelas’’ è il nuovo film di Pedro Almodovar, che ha aperto ed è in concorso al 78esimo Festival di Venezia lo scorso 1° settembre. La pellicola narra le vicende di due donne, Janis e Ana, single e incinte che si trovano insieme a partorire nello stesso ospedale. Entrambe non sanno che proprio quell’evento le legherà in modo indissolubile. Ecco la nostra recensione.

Anno: 2021

Regista: Pedro Almodòvar

Attori: Penelope Cruz, Milena Smit, Israel Elejade, Aitana Sanchez-Gijon, Julieta Serrano

Paese: Spagna

Durata: 120 min

Distribuzione: Warner Bros. Italia

Sceneggiatura: Pedro Almodòvar

Fotografia: José Luis Alcaine

Montaggio: Teresa Font

Produzione: El Deseo

 

RECENSIONE

Data d’uscita in Italia: 28 ottobre 2021

Voto: 8,5

Genere: drammatico


Il nuovo lavoro dell’incredibile Almodòvar si presenta come un film quasi personale, con dei tratti caratterizzanti molto visibili, quali la drammaticità, la disperazione e la paura. Il titolo tradotto significa ‘’Madri parallele’’, e in questa pellicola di parallelo non abbiamo solo le due madri che troviamo nella storia, ma anche le trame. Infatti, non è presente un’unica trama, bensì due, ma sono trame che non si scontrano mai sfortunatamente, risultando quindi essere ‘’parallele’’. Soffermandoci su questa caratteristica, il lungometraggio è proprio come se raccontasse due storie: quella principale, delle due giovani madri che si incontrano in ospedale condividendo un momento intimo e speciale, quello del parto, della nascita di una vita, e la seconda, più profonda e accennata all’inizio e alla fine della pellicola, quella della ‘’Memoria Històrica’’ (una legge approvata nel 2007), che ha come compito restituire a un popolo i propri morti di guerra e piangerli, e quindi un momento che riguarda la morte. Ci troviamo quindi con due elementi che insieme potevano davvero creare qualcosa di nuovo e potente, lo scontro tra due situazioni diverse, la nascita di una nuova vita e piangere sulla morte.

La metafora che si sarebbe creata tra le due, sarebbe stata qualcosa in grado di donare ancora più drammaticità alla storia raccontata, ma purtroppo non accade.

Per quanto riguarda le due protagoniste della storia invece, ci troviamo davanti ad una caratterizzazione di esse molto forte ed evidente, che risulta uno dei lati più importanti di tutta la pellicola. Entrambe si trovano davanti ad una situazione più grande di loro, e anche se la affrontano in maniera diversa, si danno forza l’un l’altra aiutandosi a vicenda. Quella che poi soffrirà di più in tutta la situazione sarà Janis, interpretata da Penelope Cruz, che è anche il personaggio più riuscito, con una storia molto affascinante. Il tutto arricchito dall’interpretazione donatagli dalla Cruz; si tratta di un’interpretazione matura, ricca di pathos, che trasuda emozioni quali la disperazione, la paura, drammaticità ma anche la forza che solo un ruolo di questo calibro può permettere di realizzare.

La parte tecnica è al limite dell’eccellenza, con inquadrature che permettono un’ulteriore caratterizzazione con il personaggio da parte dello spettatore, che in certe sequenze si troverà letteralmente a bocca aperta. I colori utilizzati sono quasi sgargianti, in contrasto con l’atmosfera che il film emana, che è tutt’altro che tranquilla e leggera. La colonna sonora è incalzante e va a completare un quadro già ad un buon livello.

Almodòvar non è al suo massimo, ma è stato in egual modo capace di regalare un film che ti intrattiene, in grado di farti provare emozioni che vanno dalla gioia alla tristezza, fino alla commozione. Il messaggio finale è quello dell’importanza della vita, del ricordo e della rinascita, che può avvenire in qualsiasi momento, anche in quelle situazioni in cui meno ce lo si aspetta.

Il film distribuito in Italia da Warner Bros., arriverà nelle sale cinematografiche nostrane a partire dal prossimo 28 ottobre.


Recensione a cura di Rebecca Fulgosi


Grafiche a cura di Giulia Federici


 

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