Madre - una questione di lotta, una questione di cuore | Recensione del film Cult di Bong Joon-Ho

Aggiornamento: 21 lug 2021

Arriva in sala l'1 luglio Madre, cult di Bong Joon-ho che racconta la storia di una donna pronta a tutto pur di provare l'innocenza del figlio.

“Una volta superata la barriera dei sottotitoli alti 1 pollice, verrete introdotti a molti altri incredibili film. (…). Penso che usiamo solo una lingua, il cinema”.

Era il Febbraio del 2020 quando Bong Joon – Ho, con la sua triplice vittoria agli Academy Awards per il suo capolavoro Parasite, cambiò il mondo del cinema.

La rivoluzione non fu isolata al singolo caso di Parasite, e l’abbiamo visto quest’anno con Minari e non solo. Dopo 12 anni di ritardo, infatti anche le sale italiane hanno deciso di superare la barriera dei sottotitoli e di aprirsi ad altri incredibili film, portando sul grande schermo Madre (2009), ennesimo capolavoro di Bong Joon – Ho.

Il film si apre con l’inquadratura di una donna di mezza età, dispersa in un vastissimo campo di grano, che occlude ancora di più la sua minuta figura. Sospira fortemente e inizia a ballare.

La signora protagonista è Madre, che si spoglia di qualsiasi altro appellativo e perfino del suo stesso nome, per ricoprire solamente il ruolo appassionato di mamma.

Gentile, amorevole ma anche oppressiva e irritante, la madre vive l’incubo peggiore di ogni famiglia: l’accusa di omicidio dell’unico figlio.

Una lotta personale ma anche una questione di cuore, Bong Joon – Ho mescola perfettamente l’aspetto giallo e l’aspetto rosa della sua pellicola, con un ritmo incalzante ma anche commovente.

Se in Parasite il divario sociale tra ricchi e poveri era al centro della narrazione, in Madre, per quanto ancora presente, viene messo da parte e più che la condizione sociale, è protagonista la condizione familiare, il focolare domestico che si identifica non nella casa d’infanzia ma nelle braccia e nella preoccupazione della madre.

Con una fotografia dominata dal volto della donna protagonista e dai colori spesso scuri, dettati dall’ambiente notturno o da un’incessante pioggia, la regia segue quasi claustrofobicamente le indagini della madre, che si rivela essere molto più complessa e tridimensionale rispetto a come viene presentata.

Il plot twist più grande, infatti, non è incentrato sul risvolto delle indagini e delle vicende, ma piuttosto sul cambiamento della protagonista, che scena per scena, ci mostra una nuova parte di sè, riuscendo ad affascinare lo spettatore, un po’ come un bambino che cresce, e con lui anche la visione della sua mamma, che assume aspetti altri rispetto a quelli di genitore.


L’aspetto tecnico è curato da un incredibile team creativo che aumenta il fattore di eccezionalità del film, come il compositore Lee Byeong – woo (A tales of Two Sisters, The Host) e la già sopraccitata fotografia di Hong Kyung – pyo.

A prestare anima e corpo al personaggio della madre è la talentuosa Kim Hye-Ja, che come lei stessa racconta ha dovuto affrontare un percorso difficile e ansiolitico nell’entrare nel personaggio, spesso spinta ai limiti da Bong Joon – Ho e dalla crescente empatia verso le vicende e il rapporto con Won Bin, attore interprete del figlio.

Madre non solo è uno dei migliori thriller degli ultimi anni, ma anche una storia viscerale e inevitabilmente appassionante, che non sorprenderà il pubblico solo per il mistero che circonda la narrazione, ma per il cuore della sua protagonista.

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