Lupin | Recensione della seconda parte della serie Netflix con Omar Sy

Il quattordicenne Assane Diop vede la sua vita completamente stravolta dopo la morte del padre, condannato per un crimine che non ha commesso, fatto che lo porta a covare un'irrefrenabile voglia di vendetta e giustizia verso la ricca famiglia che l'ha accusato. Venticinque anni dopo Assane, che intanto si mantiene commettendo piccoli furti, decide di portarla a compimento traendo ispirazione dal romanzo Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo, regalatogli a suo tempo dal padre.

Stagione: 2

Puntate: 5

Anno: 2021

Regista: Leterrier, Said, Bernard

Attori: Omar Sy, Mamadou Haidara, Vincent Londez, Ludivine Sagnier, Ludmilla Makowski, Clotilde Hesme, Nicole Garcia, Herve Pierre, Soufiane Guerrab, Antoine Gouy, Fargass Assandé, Shirine Boutella, Etan Simon.

Paese: Francia

Durata: 45 minuti a episodio circa

Distribuzione: Netflix

Sceneggiatura: Kay, Uzan, Roussin, Meyer, Rosine

Fotografia: Nuyens, Schmeltz

Montaggio: Fernandez-Qundez, Marizy, Simonaud

Produzione: Gaumont

 

RECENSIONE:

Data di uscita in Italia: 11 giugno 2021

Voto: 5.5

Genere: azione, drammatica, poliziesco, thriller

La settimana scorsa, su Netflix, è uscita la seconda parte della serie "Lupin" ed esattamente come la prima sta ottenendo un buon successo di pubblico. Ai tempi dell'uscita, recensimmo i primi 5 episodi e, con difetti abbastanza evidenti, riuscimmo tutto sommato ad apprezzarla. Per questo motivo, la curiosità non era elevata ma il desiderio di scoprire come sarebbe continuato il viaggio del protagonista Assane contro Pellegrini c'era. Al termine dei nuovi 5 episodi, ci si può ritenere abbastanza delusi dopo le premesse che si erano poste nelle prime puntate a causa di troppa superficialità e poca attenzione nella scrittura.

Naturalmente, già nella prima parte si era visto che "Lupin" è un prodotto tipico per la piattaforma streaming siccome riprendeva diversi elementi degli original Netflix però, allo stesso tempo, anche per il suo essere una serie europea, avrebbe potuto sperimentare di più nell'ambito thriller d'intrattenimento e, invece, decide di puntare esclusivamente sulla spettacolarità di alcune scene senza che, in realtà, abbiano un grande senso logico. Il problema principale, e questo era presente anche nella recensione precedente, è che la realizzazione dei colpi è veramente superficiale, non si fa attenzione ai dettagli (i quali sono fondamentali in serie come queste che puntano sui colpi e sull'intelligenza di chi li elabora). Infatti Assane riesce a portare a termine i suoi piani esclusivamente perché tutti coloro che lo circondano si comportano in maniera stupida ed illogica. Semplicemente per fare un esempio (con meno spoiler possibile), al termine del capitolo 8, un gruppo di cattivi rimane fermo in casa, permette al proprietario, da solo, di accogliere sull'uscio il ricercato che stava salendo le scale, dando ai 2 il tempo di parlare e naturalmente quest'ultimo ha la possibilità di scappare senza che i nemici lo prendano. Questo è solo un esempio di altre innumerevoli situazioni simili che richiedono allo spettatore una sospensione dell'incredulità troppo elevata a causa della troppa incompetenza di tutti i personaggi secondari. A tutto questo si unisce una certa ripetitività nel modo di superare i momenti di pericolo siccome molte (troppe) volte utilizza il travestimento e i passaggi sopra il soffitto. Inoltre un altro elemento che è difficile da accettare sono le infinite capacità e risorse di Assane. Infatti, per qualsiasi situazione, il protagonista o ha conoscenze eccelse (come in ambito tecnologico) oppure amici che gli procurano ciò di cui ha bisogno.

Oltre a questa scrittura illogica, l'altro problema della serie è la superficialità. Infatti, oltre alle informazioni che sono state consegnate nei primi episodi, in queste puntate non c'è nessuno sviluppo dei personaggi e delle relazioni. Addirittura, in alcuni casi (come nelle frasi della mamma di Raoul), non si capisce per quale motivo alcuni personaggi dicano determinate frasi. Sotto questo punto di vista, è come se ci fosse stato un congelamento totale. Anche per quanto riguarda le tematiche trattate, vince la superficialità. Il fatto di avere un protagonista nero e intelligente e, allo stesso tempo, un villain bianco e ricco poteva dare spazio a delle riflessioni sul razzismo veramente importanti e invece ci si limita ad inserire alcune battute come se fosse obbligatorio.

Naturalmente qualche punto positivo è presente in "Lupin". Il primo è assolutamente Omar Sy, l'interprete di Assane, anche se, in generale, la serie dispone di un buon cast e pienamente convincente. Però Omar Sy riesce a rubare l'attenzione in qualsiasi momento ed interpretare ottimamente il suo personaggio in tutte le situazioni in cui si trova. Infatti riesce ad essere carismatico, divertente e simpatico appena si rientra in contatto con lui. Inoltre, a parte alcuni momenti inspiegabili, il livello tecnico è buono e tutto il reparto (regia, costumi, ambientazioni, fotografia) riesce a sopperire alcuni momenti in cui la scrittura è molto deficitaria. Infatti il rammarico più grande è che "Lupin" è abbastanza gradevole da guardare ma appena ci si fa alcune domande su ciò che avviene sullo schermo (colpi, sviluppo e comportamenti dei personaggi) tutto decade e il coinvolgimento sparisce immediatamente.

In conclusione, la seconda parte di "Lupin" non può essere che un grande rammarico perché se la scrittura avesse accompagnato il lato produttivo con maggiore attenzione ai dettagli e voglia di osare, avremmo potuto assistere ad un prodotto di ottima qualità, invece ci si trova di fronte al solito prodotto Netflix che in molti guardano in massimo 2 giorni e in altrettanti se ne è già dimenticato.

P.S. a livello di ascolti, entrambe le parte sono andate molto bene, tant'è che è già stata confermata una terza parte.

Recensione a cura di Ivan Luis Sulla

Grafiche a cura di Giulia Federici

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