Lost girls | Recensione

Quando la figlia di Mari Gilbert (la candidata agli oscar Amy Ryan) scompare, la passività della polizia la fa approdare all’interno di una gated community di Long Island in cui Shannan è stata avvistata l’ultima volta. La sua ricerca getta luce sull’assassinio di oltre una dozzina di prostitute


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 13 marzo 2020

Voto: 6,5/10

Genere📽: criminale, avventura

Pro🔝:Tra il 1996 e il 2010 il killer di Long Island ha seminato il panico nello stato

di New York ed è proprio dal 2010 che prende le mosse il racconto della regista

già candidata all’Oscar Liz Garbus.

Il film ci racconta di Mary, una madre single costretta ai doppi turni per

sostentare le tre figlie, di cui una, la maggiore, in affidamento. Proprio

quest’ultima, Shannon, una sera scomparirà nel nulla e davanti alla negligenza

della polizia, Mary intraprenderà una personale indagine alla ricerca della figlia.

La protagonista è interpretata da una Amy Ryan in stato di grazia che riesce

a portare su schermo un personaggio forte e complesso. Il pro più grande è proprio

la capacità del film di sfumare i confini tra buoni e cattivi, tra colpa e redenzione.

Mary da un lato è la forza positiva che si oppone all’ipocrisia e all’incompetenza

di chi indaga per mestiere, dall’altro lo scavo psicologico adoperato dalla Garbus

ci porta a fare la conoscenza di una madre soffocata dal senso di colpa, da un

passato da cui diventa sempre più difficile scappare. Anche il commissario che si

occupa di coordinare le indagini non è relegato semplicemente al ruolo del cattivo:

Richard Dorman, non lontano dalla pensione, deve cercare di mantenere sotto

controllo il caso dal punto di vista mediatico ma non riesce a non provare empatia

per la tenace ostinazione di una madre in cerca della figlia.

Un altro punto di forza della pellicola sta nella sua essenza documentaristica.

La Garbus è una regista che viene dal mondo del documentario, un mondo in cui

la narrazione è asservita ai fatti, alla realtà nuda e cruda. Un modo di raccontare

così essenziale lascia spazio alla forza dei personaggi e alle storture sociologiche

ravvisabili nelle madri delle ragazze in difficoltà, nel disinteresse della polizia e

della piccola comunità d’ipocriti di Oak Beach, località in cui Shannon è stata

vista per l’ultima volta. Grazie a questa impostazione la denuncia di queste donne

ferite riecheggia più forte che mai.

Contro❌: Se individualmente i personaggi rifuggono da facili stereotipi la

polarizzazione di genere tra donne forti e risolute e uomini superficiali e subdoli

è troppo marcata. Se contestualizziamo la pellicola e prendiamo coscienza del suo

obiettivo polemico contro la società maschilista americana questo risulta essere

un peccato dimenticabile.

Non possiamo trattare Lost Girls come un capolavoro del genere perché

manca di originalità, il ritmo spesso si abbassa nei momenti più topici e i momenti

in cui dal drama si passa al thriller sono quelli meno riusciti. Nonostante ciò non

possiamo non consigliare una pellicola forte come le sue protagoniste che riesce

a scuotere la coscienza dello spettatore tramite un sentimento d’angoscia che

cresce insieme alla frustrazione di Mary, di minuto in minuto.

Recensione a cura di Matteo Angelica

Grafica a cura di Giulia Federici

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