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LA LEGGE DI LIDIA POËT | RECENSIONE DELLA NUOVA SERIE NETFLIX: UN BUON VIAGGIO DELL'EROINA

Determinata a ribaltare la sentenza della Corte d'Appello di Torino che le impedisce di praticare come avvocato, Lidia Poët, la prima avvocatessa d'Italia, trova lavoro presso lo studio legale del fratello Enrico, mentre prepara il ricorso.


Anno: 2023

Showrunner: Davide Orsini, Guido Iuculano

Attori: Matilda De Angelis, Eduardo Scarpetta, Pier Luigi Pasino, Sara Lazzaro, Sinead Thornhill, Dario Aita

Paese: Italia

Distribuzione: Netflix

Produzione: Groenlandia

Stagione: 1

Episodi: 6

Durata: 40-50 minuti per episodio


RECENSIONE:

Data di uscita in Italia: 15 febbraio 2023

Voto: 7.5

Genere: drammatico, giallo, in costume


Spesso si sente dire che il panorama italiano, sia cinematografico che seriale, non offra altro che drammi o commedie e che la mancanza di varietà sia uno dei problemi principali dei prodotti audiovisivi italiani. E ciò influirebbe sulla poca attenzione che soprattutto il pubblico giovane ripone sui lavori nostrani. Se questa osservazione, da un punto di vista cinematografico, si può ritenere esclusivamente un pregiudizio ormai (basti pensare ai tanti esperimenti nati in questi anni come "Freaks out", "The land of dreams", "La famosa invasione degli orsi in Sicilia", "Il primo re" e molti altri), sul lato televisivo, invece è difficile trovare dei progetti che si distanzino troppo dalle solite telenovele o prodotti polizieschi/mafiosi. Certamente si può citare "Strappare lungo i bordi" o "Prisma" ma si tratta davvero delle eccezioni che confermano la regola. Per questo motivo, il coraggio della nuova serie Netflix "La legge di Lidia Poët" deve essere maggiormente apprezzato. Si tratta di un giallo in costume che inserisce vicende verticali (la protagonista deve risolvere un caso ogni puntata) in un trama orizzontale che si dipana nei 6 episodi che compongono la prima stagione.



Innanzitutto, partendo proprio da quest'ultima considerazione, "La legge di Lidia Poët" è un prodotto coraggioso e ben riuscito sotto diversi punti di vista. Infatti, la serie si ambienta alla fine dell' '800 (e quindi è in costume), è un giallo e parla di tematiche attuali come la figura della donna all'interno della società (sì, dell'epoca ma ci sono parallelismi con la nostra). Sono tutti elementi che difficilmente si trovano all'interno di una serie italiana, per di più tutti insieme. Ora entriamo nello specifico di ogni componente della serie.

Per quanto riguarda la sceneggiatura, riesce bene ad amalgamare il lato più serioso ed impegnato legato all'analisi della donna all'interno della società con un lato più leggero e divertente (quello mystery) legato ai vari casi da risolvere. Entrambi gli aspetti sono ben sviluppati, anche se il secondo lascia più punti interrogativi. Certamente è interessante vedere le varie avversità che la protagonista, interpretata da una grande Matilda De Angelis, deve superare in quanto donna. Infatti, nonostante siamo distanti circa 150 anni dal periodo in cui è ambientata la serie, molte dinamiche sono assolutamente vicine a noi e alcuni dibattiti di genere intavolati nella narrazione sono discussi ancora oggi. Soprattutto, è intrigante vedere le differenze tra Lidia e il suo modo di vivere (attivo all'interno della società, vuole lavorare ed essere indipendente) e la moglie di suo fratello, Teresa, che ricopre un ruolo passivo (la vediamo sempre in casa e ricopre solo il ruolo di moglie e madre e non di donna come individuo). È importante, inoltre, evidenziare come il personaggio di Lidia sia sessualmente attiva ed emancipata così da non cadere nello stereotipo di donna indipendente che acquista caratteristiche tendenzialmente maschili. Per questo motivo, la sua caratterizzazione funziona a tutto tondo e i personaggi intorno a lei sono utili affinché questo messaggio abbia diverse declinazioni: oltre a Teresa, ad esempio, è presente il fratello, Enrico, ed è utile per vedere il punto di vista di un uomo adulto e come vede cambiare i ruoli di potere tra uomo e donna in una società che, in quanto uomo, lo ha sempre favorito. Perciò, nonostante non sia niente di innovativo e alcuni personaggi funzionino solo per esaltare le peculiarità di Lidia, il viaggio dell'eroina nel rompere le catene sociali per intraprendere il proprio percorso di vita funziona, e anche bene, soprattutto in un contesto italiano povero di questo tipo di prodotti.



Come accennato, la componente mystery funziona senza essere memorabile. Infatti, tutti i casi presenti nei 6 episodi sono interessanti, divertenti e, a volte, lasciano stupiti lo spettatore però una volta concluso il racconto, ciò che rimane è altro. Magari ciò avviene per la qualità maggiore degli elementi circostanti ma sembra più di vedere piccoli misteri alla "Scooby-doo": intrattenenti ma niente di più. Detto questo, anche qui siamo ben sopra la sufficienza perché non ci si annoia mai ma si percepisce che il fulcro della narrazione è posto più sui personaggi che sui singoli casi.

Per quanto riguarda il lato produttivo, la Groenlandia (casa di produzione che si è occupata del progetto, con a capo i famosi registi Matteo Rovere e Sydney Sibilia) ha svolto davvero un ottimo lavoro e, palesemente, ha investo una quantità elevata di denaro. La ricostruzione storica è credibile (la città di Torino, dove si ambienta la serie, è viva e si percepisce di essere nell' '800 tra mobili antichi e carrozze), i costumi sono esteticamente molto belli ed è stato fatto un ottimo lavoro nell'utilizzo dei colori: infatti, in base alle varie personalità, ogni personaggio viene accostato ad un colore ben preciso (ad esempio, spesso Lidia è vestita di viola ovvero il colore del mistero). Gli attori, inoltre, hanno svolto un ottimo lavoro e tutti sono credibili nel proprio ruolo. Certamente, Matilda De Angelis spicca su tutti perché riesce a tirare fuori tutti i lati del carattere di Lidia: intraprendenza, un pizzico d'insicurezza e fascino. Infine, il lato tecnico è quasi paragonabile ad un prodotto cinematografico, soprattutto i primi 2 episodi diretti dallo stesso Matteo Rovere. Tranne alcuni momenti in cui la fotografia è esageratamente calda, tutto si amalgama perfettamente.


In conclusione, "La legge di Lidia Poët" è una buonissima serie italiana che non ha nulla da invidiare a tantissimi prodotti americani sotto diversi punto di vista, trovando nell'approfondimento della figura della donna all'interno della società il suo punto forte. Si spera che il sasso lanciato da questa serie non cada sul fondo dell'oceano ma dia vita a tanti prodotti simili che siano in grado di utilizzare tematiche importanti con un genere di riferimento perché Netflix e la Groenlandia hanno dimostrato che possiamo farlo anche noi.


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