IO E LULÙ | RECENSIONE DELLA NUOVA COMMEDIA CON PROTAGONISTA CHANNING TATUM E...UN CANE

Il ranger dell'esercito Briggs e il suo compagno a quattro zampe, un pastore belga di nome Lulù, partono per arrivare in tempo al funerale di un buon amico, lungo la costa del Pacifico.


Anno: 2022

Regista: Channing Tatum, Reid Carolin

Attori: Channing Tatum, Jane Adams, Kevin Nash, Ethan Suplee, Luke Forbes

Paese: U.S.A.

Durata: 101 minuti

Distribuzione: Notorious pictures

Sceneggiatura: Reid Carolin

Produzione: MGM

Musica: Thomas Newman


RECENSIONE:

Data di uscita in Italia: 12 maggio 2022

Voto: 7.5

Genere: commedia, drammatico


A poche settimane di distanza dal buon "The Lost City", Channing Tatum torna immediatamente sul grande schermo con un'altra ottima pellicola: "Io e Lulù". Dal titolo, si potrebbe pensare ad una commedia mediocre e dai facili e ruffiani "buoni sentimenti" e, in parte lo è, ma non è tutto. Anzi, l'intero team creativo è più che consapevole del prodotto che sta realizzando e decide di fare quel passo in più, senza naturalmente rivoluzionare il genere, che permette al film di emergere rispetto alla massa ed entrare nel cuore degli spettatori.


Innanzitutto bisogna essere onesti nel dire che tutti i cliché narrativi del genere ci sono: vuole provocare la lacrima facile, inizialmente i due protagonisti non si sopportano e alla fine non potranno stare lontani, alcuni momenti sono sopra le righe e così via. Questo, però, non significa che tutto ciò sia obbligatoriamente un male, soprattutto nel caso di "Io e Lulù" siccome tutte queste situazioni sono ben calibrate e si susseguono con assoluta coerenza. Infatti, un pregio del film è la buona successione degli eventi in cui si percepisce molto bene il cambiamento dei protagonisti; la loro evoluzione è continua e graduale e il loro rapporto si solidifica bene nel corso dell'ora e quaranta che compone il film. Perciò il cambiamento dei due protagonisti è credibile e non arriva all'improvviso, da una scena all'altra. Tutto ciò riesce a coinvolgere lo spettatore perché, fin dal primo incontro, il tutto risulta interessante e, in maniera genuinamente furba, la coppia di registi ci porta a desiderare che Lulù (il cane) e Jackson (Channing Tatum) rimangano insieme anche dopo il funerale del loro amico.


Oltre a ciò che abbiamo appena detto, che già risulta più che sufficiente, sicuramente la parte più interessante del progetto è lo sviluppo psicologico dei protagonisti perché sì, oltre a Jackson, anche Lulù ha un preciso arco narrativo e un'evoluzione nel corso del film non solo in funzione del personaggio umano ma in quanto essere vivente. Infatti, è proprio lo sviluppo psicologico dei protagonisti che rende la pellicola davvero interessante, sia in quanto personaggi singoli sia in quanto coppia/padrone-cane, ponendoli metaforicamente uno di fronte all'altro siccome hanno la stesso passato. Entrambi hanno trascorso anni in guerra e attualmente si trovano a vivere la difficoltà di reintegrarsi nella società; inoltre la loro vita privata è totalmente compromessa: Lulù ha appena perso il suo padrone, l'unico con cui riusciva a stare tranquilla, perciò l'esercito sta pensando di ucciderla mentre Jackson vive da solo, con alcuni problemi fisici e mentali causati dalla guerra e senza una famiglia, addirittura ha una figlia senza che lei lo sappia siccome lui era sempre in missione. Come si può evincere fin dall'inizio, i due personaggi sono speculari, si assomigliano e l'unico aspetto che li differenzia è che Lulù, essendo un animale, esprime i propri sentimenti in maniera rude e violenta mentre Jackson si chiude in sé stesso e vorrebbe rientrare in missione nonostante i problemi fisici perché è l'unica cosa che sa fare. Più i minuti passano e più il rapporto tra i due cambia in maniera positiva perché si comprendono a vicenda e hanno bisogno uno dell'altro per riprendere in mano la propria vita. In questo senso, è emblematica la scena in cui Lulù incontra suo fratello (un affetto familiare che lo aiuta a tranquillizzarsi, infatti, per la prima volta, si vede Lulù che non abbaia ferocemente) e Jackson il padrone attraverso il quale comprende come comunicare con Lulù, scoprendo il suo lato più sensibile. Inoltre, in questo frangente, i due uomini diventano amici e, successivamente, il personaggio di Channing Tatum si crea proprio qui una nuova cerchia di amici. Perciò, si può intuire come Lulù non debba assolutamente essere soppressa perché c'è qualcuno che la capisce, ovvero Jackson, e quest'ultimo rientra cautamente nella società con nuovi amici, conosciuti grazie a Lulù. Tutto il film è costruito in questo modo, facendoti vedere quanto i due siano fondamentali l'uno per l'altro ed è inevitabile tifare per un finale positivo insieme.


Un altro aspetto più che interessante è la visione non troppo positiva dell'esercito americano che traspare dall'inizio alla fine del film. Si sa quanto gli Stati Uniti siano patriottici e quanto, nella loro cinematografia, abbiano glorificato l'esercito ma è altrettanto vero che, negli ultimi decenni, la visione delle forze armate sia stata criticizzata da più registi. "Io e Lulù" si inserisce in quest'ultimo corso. Innanzitutto, ciò che è legato alla guerra ed, in generale, all'esercito ha risvolti negativi (ad esempio, i problemi di Lulù e Jackson sia nella vita privata che a livello fisico) e, soprattutto, è il modo in cui le forze armate trattano chi ha dato la propria vita. Infatti, se siamo abituati a vedere il trattamento vergognoso riservato alle persone (nessuna cura psicologica, sfruttamento...), è ancora più inquietante vedere la completa mancanza di rispetto per gli animali. Lulù ha passato tutta la vita in guerra, per di più obbligata siccome non può ragionare, e al termine del suo servizio, siccome è estremamente violenta, l'esercito vuole sopprimerla perché è semplicemente fastidiosa. È un aspetto quasi inedito nella filmografia statunitense e mette alla luce un problema assolutamente grave ma che tutti ignorano.

In conclusione, "Io e Lulù" è un buonissimo film che riesce sicuramente a rimanere impresso nella mente dello spettatore perché, oltre ad alcuni cliché narrativi che comunque non infastidiscono, solleva tematiche mai banali ed, anzi, ci mostra prospettive diverse rispetto al solito, costruendo infine ottimamente il rapporto tra Jackson e Lulù.

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