Il processo ai Chicago 7 | Recensione, cast e trama

La pellicola narra del processo ai cosiddetti Chicago Seven, un gruppo di attivisti contro la guerra del Vietnam accusati di aver cospirato per causare lo scontro tra manifestanti e Guardia Nazionale avvenuto il 28 agosto 1968 a Chicago in occasione delle proteste alla convention del Partito Democratico.

Data di uscita:30 settembre 2020 Genere:Drammatico Anno:2020 Regia:Aaron Sorkin Attori:Sacha Baron Cohen, Michael Keaton, Eddie Redmayne, Jeremy Strong, Joseph Gordon-Levitt, Alex Sharp, Mark Rylance, William Hurt, Frank Langella, Yahya Abdul-Mateen II, Alice Kremelberg, Wayne Duvall Paese:USA Durata:129 min Distribuzione:Netflix Sceneggiatura:Aaron Sorkin Produzione:Amblin Entertainment


Recensione:

Data di uscita in Italia️: 16 ottobre 2020

Voto:8.5/10

Genere️: drammatico, storico, thriller

Pro🔝: fin dall'arrivo della piattaforma, Netflix è sempre stata considerata la casa delle serie tv siccome, all'interno del catalogo, si possono trovare produzioni di altissimo livello e di grandissimo successo anche se negli ultimi tempi la situazione sta cambiando. Infatti, nonostante le serie continuino ad imperversare, il 2020 di Netflix deve essere ricordato principalmente per i film originali, distribuiti anche con grande quantità, perché tra film d'autore e commerciali il colosso dello streaming non sbaglia più un colpo. "Il processo ai Chicago 7" si colloca proprio in questa nuova politica aziendale infatti, ancora una volta dopo "le strade del male", "the social dilemma", "sto pensando di finirla qui" e molti altri, ci troviamo di fronte ad un film incredibile sotto molti punti di vista con autori e attori di primissimo livello.

Il film è tratto da fatti realmente accaduti infatti viene mostrato il processo del 1968 conseguente agli scontri tra la polizia e un folto gruppo di dimostranti di sinistra e antiguerra. Di quest'ultimi furono prese 7 persone (da questo il famoso titolo del processo) come rappresenti della manifestazione.

La pellicola si colloca all'interno del macrogruppo di film di denuncia che, negli ultimi anni, hanno avuto discreto successo. Realizzare questo tipo di lungometraggi, però, non è per niente facile siccome la narrazione è solitamente lenta, ci sono pochi cambi di location e non possono esser presenti colpi di scena ma, nonostante tutte queste difficoltà, gli occhi rimangono fissi sullo schermo. Infatti l'unico modo per rendere accattivante una pellicola del genere è scrivere una sceneggiatura impeccabile e mantenere sempre alto il ritmo gestendo bene la durata e "Il processo ai Chicago 7" fa tutto alla perfezione. Il merito di questo successo va attribuito al regista e sceneggiatore Aaron Sorkin. Nel corso degli anni, ha dimostrato tutto il suo valore con le sceneggiature di prodotti universalmente apprezzati come la serie NBC "The west wing" o il film "The social network" ( il quale, in certi aspetti, lo ricorda) perciò l'attesa era alta ma è stata assolutamente ripagata. Sorkin non si è smentito e, proprio attraverso la sua qualità migliore ovvero la sceneggiatura, è riuscito a creare un lungometraggio con pochi rivali nel suo genere. Infatti la bravura di Sorkin è quella di scrivere una sceneggiatura che non ha paura di dire la verità in maniera cruda, diretta e senza limitazioni, andando contro il sistema giudiziario americano. La pellicola ha il coraggio di mostrare quanto il sistema sia falso e ancorato su antiche idee e quanto questo sia disposto a fare pur di mantenere il controllo mentale sul popolo, bloccando tutto ciò che rappresenta il diverso. La grandezza dello sceneggiatore è quella di mettere al centro del progetto il concetto di "idea differente" e quanto sia importante unire idee differenti per un futuro in cui tutti possano avere delle idee personali. Perciò la sincerità nel raccontare la storia e la brillantezza della scrittura riescono a mantenere alta l'attenzione per le intere 2 ore di durata. Inoltre, siccome le vicende si svolgono nel 1968, sono presenti anche altri temi che hanno segnato quell'epoca, e che si intersecano perfettamente con le tematiche antiguerra della trama principale, come il razzismo (rappresentato dai gruppi delle pantere nere) o, in piccolissima parte, il femminismo.

Per quanto riguarda i personaggi, non esiste una vera e propria caratterizzazione siccome sono persone reali però tutti sono presentati e sviscerati ottimamente. Infatti, proprio per il concetto di idea, tutti perseguono un ideale ed è interessante vedere la fusione di queste idea per il raggiungimento dello scopo comune.

Un'altra caratteristica che ha aiutato l'ottima riuscita del prodotto è il cast. Infatti sono presenti così tanti personaggi che Sorkin ha avuto la possibilità di chiamare moltissimi attori di successo, sia in ruoli principali che secondari. Tutte le interpretazioni sono ottime ma gli attori che spiccano maggiormente sono: Eddie Redmayne (premio Oscar per "La teoria del tutto"), Sacha Baron Cohen (il quale, in maniera più seria, riprende un po' i ruoli nei suoi film di denuncia come "Borat"), Frank Langella (nei panni del giudice) e Mark Rylence (il quale ricopre in maniera eccezionale il ruolo dell'avvocato dei 7). Oltre a questi, sono presenti anche altri interpreti di primissimo livello come Joseph Gordon-Levitt oppure, in una piccola parte, Michael Keaton. Ognuno è stato in grado di dare tutte le sfaccettature al proprio personaggio, rendendo credibili le loro emozioni e i comportamenti. Siccome la sceneggiatura è l'elemento principale, gli attori hanno dato una grandissima prova attoriale, soprattutto nei confronti faccia a faccia in tribunale.

Per ciò che riguarda il comparto tecnico, è veramente difficile trovare dei difetti. Dalla regia ai costumi, passando per la fotografia, tutto è studiato nei dettagli ma ciò che spicca su tutti è il montaggio. Infatti riesce a dare ritmo nelle azioni nonostante ci siano le stesse ambientazioni per tre quarti del tempo e, per di più, si assomigliano molto siccome i protagonisti si trovano spesso in tribunale e, in generale, in aule chiuse.

In conclusione, consigliamo vivamente di vedere questa pellicola sia per l'aspetto puramente cinematografico ma anche culturale per capire veramente ciò che c'è dietro ad organi amministrativi apparentemente puliti e capire quanto, in alcuni casi, il sistema sia marcio e corrotto nei confronti di idee differenti.

P.S. dopo esser stato "solo" sceneggiatore per moltissimi anni, Sorkin è passato alla regia con il lungometraggio del 2017 "Molly's game" e "Il processo ai Chicago 7" è solamente il suo secondo film che dirige.

Contro❌: come si può evincere, il film è eccezionale ma un difetto è abbastanza evidente, ovvero la gestione dei 7 di Chicago. Infatti alcuni di essi, come il personaggio di Eddie Redmayne, hanno molto più spazio confronto ad altri perciò, anche se è vero che nella realtà alcuni dei 7 furono di contorno, si poteva gestire meglio almeno la fuoriuscita di alcuni personaggi.

Recensione a cura di Ivan Luis Sulla

Grafiche a cura di Giulia Federici

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