Generazione 56K| Recensione della nuova serie italiana di Netflix in collaborazione con i The Jackal

“Generazione 56k” è la nuova serie originale Netflix, prodotta da Cattleya e realizzata in collaborazione con i The Jackal. Sarà disponibile sulla piattaforma streaming dal primo luglio. La serie racconta la storia d’amore tra Daniel e Matilda che si snoda tra gli anni Novanta e la nostra contemporaneità, tra l’isola di Procida e Napoli. Durante le scuole medie il protagonista e i suoi amici di sempre, Luca e Sandro, dovranno destreggiarsi tra bulli, prime cotte, pubertà e quel modem 56k che dà il nome alla serie e che permetterà loro di scoprire il mondo di Internet. Da ultratrentenni sviluppatori di app, i problemi e le responsabilità da affrontare saranno altre ma il passato, per caso o per predestinazione, riemergerà nella vita di Daniel.

Stagioni: 1

Puntate: 8

Anno: 2021

Registi: Francesco Ebbasta, Giulia Maria Federici

Attori: Angelo Spagnoletti, Cristina Cappelli, Gianluca Fru, Fabio Balsamo, Alfredo Cerrone, Azzurra Iacone, Biagio Forestieri, Claudia Tranchese, Federica Pirone, Elena Starace, Sebastiano Kiniger.

Paese: Italia

Durata episodi: 30 min.

Distribuzione: Netflix

Sceneggiatura: Francesco Ebbasta, Costanza Durante, Laura Grimaldi, Davide Orsini

Produzione: Cattleya

RECENSIONE:

Data d’uscita in Italia: 18 giugno 2021

Voto: 7

Genere: Commedia, Romantica

Ciò che subito salta all’occhio durante la visione di “Generazione 56k” è la scelta di non raccontare il passato attraverso i classici e fin troppo abusati flashback; qui la preadolescenza dei protagonisti ci viene raccontata in modo compatto, coeso, e non serve che un personaggio inizi a riflettere perché queste sequenze temporali ci vengano introdotte. In questo senso il montaggio è molto efficace proprio perché procede per associazioni tra passato e presente, cerca di seguire un percorso non esattamente definito andando avanti e indietro nel tempo, alla ricerca della propria strada esattamente come i ragazzini di Procida. Spesso quest’alternanza tra passato e presente si gioca su degli oggetti simbolici che racchiudono il passato dei protagonisti, a volte nel senso letterale del termine come avviene con la famigerata ampolla nel bar di Fausto, in cui gli isolani degli anni Novanta infilavano i loro messaggi segreti destinati al futuro, mentre altre volte gli oggetti sono simboli di un legame, di promesse infrante a cui vent’anni dopo ci si continua ad aggrappare, come la vecchia Fiat che Matilda si ostina a guidare perché è tutto ciò che le rimane di un padre assente. I ponti tra passato e presente esistono ma ciò non impedisce ai personaggi di percepire che quasi tutto nelle loro vite è cambiato, a partire dal luogo in cui vivono, una Napoli lontana e diversa da quella Procida che volutamente assume i connotati de L’Isola di Arturo raccontata da Elsa Morante, luogo in cui è permesso vivere nei sogni ma anche luogo origine di nevrosi.

L’isola, inoltre, come ci viene ribadito più volte nel corso della serie, è un luogo in cui gli ascensori non esistono. I procidani sono fieri di prendere le scale perché queste, nostalgicamente, permettono l’incontro-scontro di destini che in una metropoli sarebbero rimasti separati. Un’altra differenza tra le linee temporali raccontate consiste nelle responsabilità dell’essere adulti, il peso delle quali sembra gravare più che altro su Sandro, in procinto di mettere su famiglia, e Matilda, combattuta tra il matrimonio con Enea e un’attrazione viscerale per Daniel attraverso cui rivive il suo passato. Chi invece sembra non essere cambiato è l’occhialuto Lu, sempre impacciato con le ragazze ma anche altrettanto bravo a mettere i suoi amici di sempre nella strada giusta verso la felicità, anche se inconsapevolmente.

La presenza dei The Jackal risulta importante perché dà leggerezza ad una storia d’amore altrimenti troppo scontata nella sua evoluzione e che non riesce a prendere fino in fondo lo spettatore, già consapevole di come si svilupperanno gli eventi. Paradossalmente, il passato sembra essere più interessante del futuro dei personaggi proprio perché ci permette di conoscerne meglio sogni infranti e realizzati, conquiste e perdite. Tuttavia, la storyline ambientata nei Nineties sembra interrompersi troppo bruscamente, soprattutto per quanto riguarda l’amicizia dei tre ragazzi.

Tirando le somme, il messaggio nella bottiglia che questa serie ci consegna è di quelli davvero importanti: in un mondo in rapido cambiamento bisogna aggrapparsi alle costanti che ci definiscono in quanto esseri umani, l’amore e l’amicizia. Vivere con gli ascensori, auto elettriche, dating app, cellulari 5G, ma tornare sempre a quel modem 56k.

Recensione a cura di Matteo Angelica

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