Fleabag | Stagione 1 & 2 | Recensione

Fleabag è una giovane donna londinese che ha una vita problematica, dovuta ad una famiglia disfunzionale, alle difficoltà economiche legate alla gestione di una caffetteria, che aveva aperto con la sua defunta migliore amica, e alla sua instabile quanto frenetica vita sessuale e sentimentale.



Genere:Commedia

Ideatore:Phoebe Waller-Bridge

Attori:Phoebe Waller-Bridge, Sian Clifford, Olivia Colman, Bill Paterson, Brett Gelman, Hugh Skinner, Hugh Dennis, Jenny Rainsford

Anno:2016

Paese:Gran Bretagna

Produzione:Two Brothers Pictures Limited

Durata:25 min


Data di uscita in Italia 🗓️: 17 maggio 2019

Voto: 9+/10

Genere📽: criminale, avventura

Pro🔝: caotica, originale, sarcastica, confusionale, romantica, Fleabag, la serie, è tutto ciò, ma anche Fleabag, la protagonista è tutto ciò e ancora di più: femminista poco convinta, schiava dei suoi impulsi e confusioni sessuali e con qualche problema nell’affrontare le sue emozioni. Sebbene le premesse non siano delle più convincenti, Fleabag è uno dei prodotti più brillanti del catalogo di Amazon Prime e riesce a brillare di originalità in un mercato che si sta sempre di più omologando a un gusto comune.

Lo spettatore non è invitato a immedesimarsi nella protagonista o nei personaggi secondari, ma è invece invitato – letteralmente – a partecipare alla narrazione come se fosse un amico immaginario della protagonista che, innumerevoli volte, spezza la quarta dimensione e si rivolge, con lo sguardo dritto in camera, allo spettatore, rendendolo partecipe dei suoi pensieri, delle sue battute, dei suoi ricordi e delle sue preoccupazioni. 

Phoebe Waller – Bridge non regala solo il suo volto alla protagonista, ma ricopre anche il ruolo di autrice, sia della serie tv che della precedente rappresentazione teatrale; questa coincidenza tra attrice e autrice di certo giova all’interpretazione rendendola spontanea e mai banale, tanto da averle conferito due Emmy Awards e altrettanti Golden Globes. 

I personaggi secondari non sono da meno, sia a livello di scrittura che a livello di interpretazione: a partire dalla nevrotica sorella di Fleabag, Claire, interpretata dall’allora poco conosciuta Sian Clifford, fino alla tanto odiata quanto – a livello di personaggio – amata matrigna interpretata magnificamente da sua maestà Olivia Colman. 

Fleabag racconta le vicende di questa giovane donna alle prese con una famiglia disfunzionale e con alcuni traumi passati che ancora non è totalmente in grado di affrontare e superare e lo fa con uno humor tagliente, quasi riduttivo definirlo dark humor o british humor, che colpisce in faccia lo spettatore come se fosse una sberla a mano aperto sul viso, e non si ferma qui: arriva anche una sberla per la difficoltà dell’accettare e elaborare un lutto, una per la realtà dei fatti  cui cercavi di scappare ma che alla fine ti trova sempre, un’altra per la consapevolezza di aver ferito chi ami e un’altra ancora che ti fa mettere in dubbio le tue scelte in fatto di partner sessuali. 

In breve, quindi, Fleabag ha il pregio di prenderti a sberle e nel mentre farti sorridere. 

Contro: Tra la fine della prima stagione e l’inizio della seconda, corrono tre anni, e forse questo stacco temporale un po’ grava sulla linearità della narrazione tra le due stagioni. 

La continuità si basa esclusivamente su Claire e il rapporto con il marito, una delle poche vicende iniziate nella prima stagione e più o meno concluse nella seconda; Claire è anche il personaggio con più crescita emotiva e personale all’interno della narrazione, in quanto la vediamo finalmente prendere in mano la sua vita e lasciarsi alle spalle la sua rigidità morale.  Anche la questione della caffetteria, che aveva una certa importanza nei primi episodi, viene esaurita in poco più che due secondi. 

Di certo però, la seconda stagione è segnata dalla new entry di nuovo un personaggio che scombussola l’equilibrio di Fleabag (sia personaggio che serie tv) e che porta al centro della narrazione una nuova questione amorosa: il prete, interpretato da Andrew Scott. 

A livello recitativo però, l’interpretazione dell’attore non sempre riesce a tener il passo della collega, finendo per risultare a tratti sottotono.

È doveroso sottolineare come, malgrado ciò, la sintonia dei due attori sia incredibilmente funzionante, sia da un punto di vista di attrattività, che da un punto di vista comico, ed è proprio questo che rende la seconda stagione ancora più bella e in grado di prenderti a sberle ancora più forte rispetto alla prima. 

Recensione a cura di Linda Giulio

Grafica a cura di Giulia Federici

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