Favolacce | Recensione

Nella periferia di Roma, vive una piccola comunità di famiglie che trascorre le sue giornate in maniera apparentemente normale. Tuttavia, sotto la superficie, cova il sadismo dei padri, la passività delle madri e la disperazione dei figli.



Anno: 2020

Regia: Damiano D'Innocenzo, Fabio D'Innocenzo

Attori: Elio Germano, Barbara Chichiarelli, Lino Musella, Gabriel Montesi, Giulietta Rebeggiani, Max Malatesta, Tommaso di Cola, Justin Korovkin, Giulia Melilio, Laura Borgioli

Paese: Italia

Durata:98 min

Distribuzione:Vision Distribution

Sceneggiatura:Damiano D'Innocenzo, Fabio D'Innocenzo

Fotografia:Paolo Carnera

Montaggio:Esmeralda Calabria

Produzione:Pepito Produzioni


Recensione:

Data di uscita in Italia️🗓️: 11 maggio 2020

Voto: 8,5/10

Genere️📽: drammatico

Pro🔝: pochi giorni fa, è stato rilasciato su alcuni servizi di streaming video on demand, come "Rakuten TV" o "Infinity", il secondo film dei giovani fratelli D'Innocenzo, ovvero "Favolacce". Purtroppo l'emergenza sanitaria causata dal Covid-19, non ha permesso alla pellicola di uscire nelle sale cinematografiche ma ciò non ci ha fermato dal recuperare questo piccolo gioiello del cinema italiano contemporaneo. Nonostante quest'ultimo stia crescendo anno dopo anno, regalandoci sempre più spesso film sperimentali, come l'ultimo "Pinocchio" o "Il primo re", è evidente che ancora non sia paragonabile ad altre realtà molto più floride. "Favolacce" però non ha nulla da invidiare a molte pellicole statunitensi. Infatti, dopo l'ottimo esordio con "La terra dell'abbastanza", i due registi appena trentenni riescono a realizzare un film eccezionale sotto molti punti di vista, togliendo letteralmente il fiato allo spettatore.

Innanzitutto, è difficile trovare una caratteristica che sia nettamente migliore del resto del film ma, probabilmente, le fondamenta di questa pellicola si possono rintracciare nella narrazione. I registi raccontano la vita di alcune famiglie che vivono nella periferia di Roma ma, a differenza di lungometraggi come "La paranza dei bambini", non si soffermano solo su un periodo della vita, ma intrecciano le difficoltà di bambini e adulti. Inoltre, si supera un altro stereotipo di questo genere di film, infatti non ci sono solo poveri ma anche famiglie ricche, spesso tralasciate. I due registi riescono a raccontare in maniera eccezionale le varie fasi della vita di tutti i protagonisti. Si nota la volontà di crescere da parte dei bambini e il desiderio di tornare indietro nel tempo da parte degli adulti. Però il personaggio più interessante è una ragazza appena maggiorenne che rappresenta l'incertezza della vita. Tutto ciò sarebbe abbastanza per fare di "Favolacce" un grande film ma, nel corso del lungometraggio, si tocca anche un altro tema, ovvero quello dell'innocenza dell'essere umano che, durante la vita, si perde finché l'anima marcisce completamente con un colpo di scena finale straziante.

Le altre due incredibili caratteristiche del film, che si intrecciano perfettamente con la narrazione, sono la messa in scena e la fotografia. Queste si trovano sullo stesso piano perché si completano a vicenda. Infatti, come suggerisce il titolo del lungometraggio, ci troviamo di fronte a tutto ciò che non è una favola, esattamente il suo contrario, e lo percepiamo fin dal primo secondo perché tutti i colori sono tendenti al giallognolo, come se tutto fosse marcio, senza distinzioni tra ricchi e poveri e addirittura oggetti e persone. A completare il marcio suggerito dalla fotografia, i registi utilizzano la messa in scena in maniera eccezionale. Oltre a mostrare luoghi abbandonati e sporchi, i D'Innocenzo fanno risultare località apparentemente perfette, come un quartiere pieno di villette a schiera, dei luoghi finti, senz'anima e con l'unico obiettivo di risultare impeccabili agli occhi dei vicini.

A coronare il tutto, c'è la stupenda regia messa in atto per l'intera pellicola, completamente integrata in questo mondo tanto reale quanto "sporco". Ottimi piano sequenza, inquadrature molto particolari e sempre con un senso.

A volte, in questi film semi-indipendenti, la recitazione, purtroppo, non è delle migliori ma in questo lungometraggio, la maggior parte degli attori svolgono un lavoro semplicemente incredibile e l'eccezionale Elio Germanio conferma un momento di forma probabilmente mai avuto in tutta la carriera.

In conclusione, vogliamo assolutamente fare i complimenti a tutti coloro che hanno lavorato a questa pellicola perché hanno confezionato un gioiello vero e proprio. Inoltre non è semplice trovare film così belli nel panorama italiano quindi speriamo che la maggior parte della gente supporterà questo progetto.

P.S. il lungometraggio ha ricevuto l'Orso d'argento per la miglior sceneggiatura al "Festival di Berlino".

Contro❌: come abbiamo detto, trovare difetti a questo film significa trovare l'ago nel pagliaio. Però, probabilmente, il problema principale è la lingua perché, in alcuni momenti, è un po' difficile capire i dialoghi perché, se alcuni attori sono eccezionali, altri non sono di primissimo livello. Naturalmente, però, non peggiora la visione della pellicola.

Recensione a cura di Ivan Luis Sulla

Grafica a cura di Giulia Federici

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