Fantasy Island | Recensione

In Fantasy Island, Mr. Roarke riesce a far avverare i sogni dei suoi fortunati ospiti, in un lussuoso, quanto remoto, villaggio vacanze tropicale. Ma quando le fantasie diventano incubi, gli ospiti dovranno risolvere il mistero dell'isola per fuggire e mettere in salvo le loro vite.



Anno:2020

Regia:Jeff Wadlow

Attori:Michael Peña, Maggie Q, Portia Doubleday, Kim Coates, Lucy Hale, Michael Rooker, Charlotte McKinney, Ryan Hansen, Jimmy O. Yang, Austin Stowell, Robbie Jones, Parisa Fitz-Henley

Paese:USA

Durata:110 min

Distribuzione:Sony Pictures Italia / Warner Bros. Italia

Sceneggiatura:Jillian Jacobs, Christopher Roach, Jeff Wadlow

Fotografia:Toby Oliver

Montaggio:Sean Albertson

Musiche:Matthew Margeson

Produzione:Columbia Pictures, Blumhouse Productions


Recensione:

Data di uscita in Italia 🗓️: 13 febbraio 2020

Voto: 5,5 / 10

Genere📽: horror, thriller

Pro🔝: La pellicola è liberamente ispirata ad una serie tv a cavallo tra anni ‘70 e ’80,

Fantasilandia, da cui riprende il meccanismo fondamentale per stravolgerne però

i toni fantasy e puntare invece su quelli di un soft horror.

Dopo aver vinto una vacanza grazie ad un contest online, cinque ragazzi, tutti

apparentemente molto diversi tra loro, atterrano a Fantasy Island, un’isola magica

capace di far avverare le fantasie più recondite dei suoi ospiti. Quando le storie

dei personaggi vengono approfondite ci si rende conto che ciò che li accomuna è

un passato inquietante che minaccia di fare capolino proprio durante questa

vacanza.

Nei primi minuti del film facciamo la conoscenza di questi personaggi e

dell’enigmatico signor Roarke, proprietario del resort. Il patto che egli stipula con

i suoi ospiti è di concedere loro una fantasia ciascuno, a patto che questa venga

vissuta fino alla fine del suo naturale svolgimento: sarà proprio questo

compromesso a spedire questi ragazzi nelle pieghe più inquietanti dei loro

desideri. A questo punto la narrazione si sviluppa in quattro linee parallele che si

alternano saggiamente troncando efficacemente le storie nei momenti più

funzionali ad aumentare il livello di suspense dello spettatore. Il primo aspetto

riuscito del film, infatti, è sicuramente il ritmo della narrazione, incalzante per

l’intera durata del film. Le storyline dei personaggi, invece, passano facilmente in

secondo piano e lo spettatore si preoccupa di capire piuttosto chi e perché abbia

architettato gli inganni dell’isola, una vera e propria escape room alla Saw sia per

i suoi ospiti che per chi li osserva chiedendosi se riusciranno ad uscirne.

Ad alimentare il mistero e l’imprevedibilità di ciò che potrebbe accadere ci pensa

l’isola, luogo sconfinato che nessuno dei personaggi conosce, pieno di misteri e

insidie. Un’isola così concepita non può che rimandare ad una serie tv ormai

entrata a pieno diritto nella cultura pop occidentale degli anni duemila, Lost.

Contro❌: Alla fine della visione, una volta sciolto il mistero con un plot twist tanto

scontato quanto dimenticabile, si esce dalla sala con la sensazione di aver appena

terminato la visione dell’ennesimo horror senza pretese, pieno di tutti quei cliché

ormai insopportabili ai fan di film che hanno invece avuto il coraggio di osare

quali Hereditary o Man in the dark. I jumpscares sono banali e annoiano in fretta

soprattutto a causa di un montaggio e di un sonoro particolarmente poco ispirati.

Gli zombie, la maledizione da sciogliere e le frequenti allucinazioni danno un

irritante senso di già visto. La caratterizzazione dei personaggi è quella classica

degli horror di questo livello, quasi inesistente. Ma anche quando si prova ad

andare affondo i temi trattati diventano ridondanti e finiscono per spazientire uno

spettatore che aspetta soltanto una violenta morte degli irritanti Brad e Brax o

della lagnosa Elena.

Merita una menzione di disonore Michael Peña che con una recitazione a dir poco

piatta e svogliata non rende giustizia al carismatico Ricardo Montalbàn, signor

Roarke della serie tv originale.

In sostanza, i fastidiosi stereotipi tipici del genere, una regia pigra e un cast

decisamente scadente vanificano l’idea di fondo della serie tv a cui la pellicola

s’ispira creando un prodotto che non soddisferà né il pubblico vintage affezionato

alla serie, chiaramente non avvezzo a questo tipo di produzione, né il pubblico più

giovane, a causa di una componente horror davvero scadente.


Recensione a cura di Matteo Angelica

Grafica a cura di Giulia Federici


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