EUPHORIA | RECENSIONE DELLA SECONDA STAGIONE DELLA SERIE HBO CON ZENDAYA

La serie racconta le vicende di un gruppo di adolescenti al liceo alla ricerca di se stessi e della propria identità, tra amicizie, amori, traumi passati e presenti, sesso e droga.



Anno: 2022

Regista: Sam Levinson

Attori: Zendaya, Eric Dane, Jacob Elordi, Angus Cloud, Maude Apatow, Sydney Sweeney, Hunter Schafer

Paese: U.S.A.

Stagioni: 2

Episodi: 18 (2 speciali)

Durata: 48/65 minuti per episodio

Distribuzione: Sky Atlantic

Sceneggiatura: Sam Levinson

Produttori: Tyler Romary, Philipp A. Barnett, Jamie Feldman, Kenneth Yu, Harrison Kreiss

Produzione: The Reasonable Bunch, A24 Television, Little Lamb, DreamCrew

Musica: Labrinth


RECENSIONE:

Data di uscita in Italia: 17 gennaio 2022

Voto: 9

Genere: dramma adolescenziale


Dopo l'immenso, e assolutamente meritato, successo della prima stagione, a distanza di più di due anni (a causa del covid), si è conclusa la seconda stagione di "Euphoria", la serie HBO con protagonista Zendaya. L'attesa così lunga è stata parzialmente colmata con due episodi speciali rilasciati nel periodo natalizio del 2020-2021 ma l'hype che si percepiva nei confronti dello show prima del suo inizio era incredibile, tant'è che questa stagione ha raggiunto ascolti paragonabili solamente a quelli di "Game of thrones". Fortunatamente, la pazienza è stata ripagata quasi totalmente siccome il livello della seconda stagione di "Euphoria" è altissimo, riuscendo a concludere l'arco narrativo di quasi tutti i personaggi iniziato nella prima stagione.



Partendo proprio da quest'ultima frase, la seconda stagione di "Euphoria" può tranquillamente essere intesa come la conclusione di un primo mega arco narrativo iniziato nella prima stagione e concluso con quest'ultima. Infatti, la futura terza stagione potrebbe essere un nuovo inizio per tutti i personaggi siccome, alla fine dell'ultimo episodio della seconda stagione, Rue (il personaggio interpretato da Zendaya) e gli altri ragazzi sono cambiati. Sicuramente, il termine "cambiamento" è al centro di queste due stagioni siccome i personaggi presentati nel primo episodio sono completamente diversi rispetto alla fine di questa seconda tranche di episodi. L'aspetto più interessante è vedere i ragazzi alle prese con i propri problemi nella maniera più cruda e sincera possibile. Infatti, Sam Levinson non innova nelle tematiche (drammi adolescenziali esistono da decenni, i famosi teen drama) ma nel modo di trattare le problematiche che attanagliano i giovani di oggi, scontrandosi con determinati tabù che affliggono la società e che la generazione Z, come nessuno prima, combatte e ha la necessità di sradicare. Sicuramente, il triangolo amoroso tra Nate, Cassie e Maddie è l'emblema del cambiamento della società in cui il rapporto tra i due ragazzi più belli della scuola (il campione di football e la bionda e popolare cheerleader) è anche il più problematico e ricco di traumi del passato che vengono oscurati proprio da queste finte relazioni. Così come, ribaltando gli stereotipi, dopo quasi venti episodi in cui svolge il ruolo di comprimaria, Lexi (la sorella "sfigata" della ragazza più ambita della scuola Cassie) prende il suo spazio e racconta la sua storia, dal suo punto di vista siccome non è inferiore a nessuno ma semplicemente diversa (è assolutamente da evidenziare l'eccezionale spettacolo che mette in piedi e, soprattutto, la sua visione di repressione omosessuale della palestra). Si potrebbe andare avanti per ore a raccontare come Lavinson prende ogni stereotipo raccontato al cinema ed in TV e lo ribalti, mostrandolo soprattutto in chiave di repressione sociale (la storia tra Nate e il padre si svolge proprio in questa direzione). Infatti i personaggi, a differenza di altre serie, non cambiano obbligatoriamente in meglio ma, più che altro, prendono consapevolezza di chi sono, del loro passato, dei loro traumi interiori e cosa possono fare per migliorare sé stessi. Inoltre, molto spesso, i problemi dei ragazzi sono utilizzati come pretesto per parlare dei tabù sociali come l'omosessualità (come la superba storyline del padre di Nate), la tossicodipendenza e altre piaghe della società. Tutto dipende da sé stessi se si vuole migliorare e crescere (come fa Maddy che decide di lasciare completamente Nate) ma già essere consapevoli di chi siamo rende i personaggi migliori rispetto alla generazione precedente, in un'ottica di continua evoluzione. Perciò, la sceneggiatura è certamente uno, se non il, pregio più grande che la serie possa avere.



Però, se da un punto di vista di intenti e ribaltamento degli stereotipi sociali funziona tutto, non sempre le storyline puramente narrative, e non concettuali, riescono nel loro intento. Infatti, la storia d'amore tra Kat e Ethan sarebbe potuta essere interessante e parlare di quella sensazione di malessere interiore nonostante non ci siano problemi apparenti ma rimane relegata a qualche decina di minuti in tutta la stagione senza nessun approfondimento. Così come l'incontro completamente inutile tra lo sponsor di Rue e sua mamma in cui la regia suggerisce una certa intesa ma, dopo il secondo episodio, non se ne parlerà più. Oppure l'estrema facilità con cui Rue diventa una spacciatrice. Tutti questi difetti si trovano nei primi episodi ed, effettivamente, sono i più deboli , nonostante il livello rimanga alto, perché si alternano situazioni eccessivamente lente (il primo episodio) con altre eccessivamente veloci (il terzo episodio). Comunque si tratta di difetti che vanno minimamente ad inficiare sulla grandezza del prodotto, soprattutto se i pregi sono tutti quelli elencati sopra.

Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, la prima stagione aveva toccato picchi altissimi con scelte registiche indimenticabili (la camminata a 360° di Rue sulle pareti dopo essersi drogata, ad esempio) e un utilizzo di glitter in chiave malinconica e musica unico. Anche questa stagione non è da meno e l'aspetto più interessante è il fatto che tutto il comparto tecnico segue l'evoluzione dei personaggi. Infatti, la regia, l'utilizzo del glitter...sono più contenuti proprio come gli stati d'animo dei personaggi, più maturi rispetto ai primi episodi tranne nello spettacolo di Lexi. Infatti, qui è tutto esagerato (nella maniera più positiva del termine) così da rappresentare la sua esplosione interiore.

Prima di concludere, bisogna fare un applauso immenso all'intero cast e, nello specifico, a Zendaya. Quest'ultima ha messo in mostra delle doti attoriali che pochi, per non dire nessuno, dispongono a quest'età. È in grado di mostrare il suo personaggio attraverso tutto lo spettro delle emozioni umani e i momenti in cui ha a disposizione un monologo, riesce a provocare la pelle d'oca. Ma, in generale, tutti sono credibili e riescono a donare allo spettatore i giusti sentimenti del personaggio (un piccolo merito va a Sydney Sweeney e alla sua Cassie perché riesce in maniera eccelsa a risultare fastidiosa, in maniera volontaria, dal primo all'ultimo secondo).



In conclusione, la seconda stagione di "Euphoria", a discapito di qualche piccolo difetto nella parte iniziale, riesce a mantenere livelli decisamente alti sotto tutti i punti di vista: narrativi, ideologici e tecnici. Infatti, i personaggi completano il loro arco narrativo, principalmente nella presa di consapevolezza di sé stessi e della società che li circonda così da compiere un ulteriore passo evolutivo verso un mondo di maggiore accettazione e minori tabù sociali.

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