Cry Macho: recensione dell'ultima fatica di Clint Eastwood

Il vecchio cowboy Mike dovrà scorrazzare per le sabbiose autostrade tra Texas e Messico per riportare a casa il figlio del suo vecchio capo.

Data di uscita: 02 dicembre 2021

Genere: Drammatico, Western

Anno: 2021

Regia: Clint Eastwood

Attori: Clint Eastwood, Eduardo Minett, Natalia Traven, Dwight Yoakam, Fernanda Urrejola, Horacio García Rojas, Brytnee Ratledge

Paese: USA

Durata: 104 min

Distribuzione: Warner Bros Italia.

Sceneggiatura: Richard Nash, Nick Schenk

Fotografia: Ben Davis

Montaggio: Joel Cox, David Cox

Musiche: Mark Mancina

Produzione: Malpaso Productions, Ruddy Productions, Warner Bros.


 

RECENSIONE:

Data d’uscita: 02 dicembre 2021

Voto: 7,5

Genere: western, azione, drammatico

Il vecchio Clint Eastwood sembra, in realtà, non invecchiare mai. Mettiamolo subito in chiaro: il ritmo della narrazione non è altissimo, qualche buco di sceneggiatura è piuttosto grave e compromette un film altrimenti tra i migliori di questo genere negli ultimi anni. Partendo da questa premessa, però, non si può fare a meno di sorridere amaramente a quei dialoghi, lenti ma taglienti: il gringo protagonista di questa storia è un burbero disilluso, solitario e, di conseguenza ponderato con l’uso delle parole ma che fa di queste l’arma principale, in assenza di pistole e di un corpo atletico. A questo proposito, il deterioramento del corpo è uno degli elementi principali su cui si fa ironia all’interno del film, attraverso la ripresa di scene che stridono con l’età avanzata del protagonista. Usare questo apparente svantaggio a proprio favore è una trovata autoironica e ammirabile.


Bob Dylan canta “All the tired horses in the sun, how am I supposed to get any riding done?” Questa sembra essere la stessa domanda che si pone Mike. Un senso di qualcosa che tramonta pervade di una luce crepuscolare tutto il film e il viaggio, qui più che altrove, sembra avvicinarsi alla morte. Eastwood è bravo nel riempire di speranza questa stanca cavalcata, di nuove motivazioni che ringiovaniscono l’anima dando nuova linfa ad una vita ormai spenta. Rafo, il ragazzo che dovrebbe riportare in Texas e il rapporto che i due stabiliscono con la piccola comunità del villaggio messicano, rappresentano tutti legami autentici e inaspettati che sembrano dimostrare la possibilità di piantare nuove radici. Significativamente, nelle ultime scene, al confine tra Stati Uniti e Messico, il futuro sembra essere a sud. Il sogno americano è qui negato e desacralizzato, ormai anche da un regista come Eastwood, da sempre accusato di conservatorismo.


Quel ritmo lento della narrazione da cui è partita questa recensione è dovuto più che altro al susseguirsi di piccoli dialoghi, brevi momenti che si susseguono quasi singhiozzando. Ciò che li amalgama in un movimento fluido è l’esperta macchina di Clint che alterna campi lunghi da cartolina che allungano il respiro, ad un montaggio più veloce con inquadrature in primo piano: la natura, il deserto e gli uomini sono qui in aperto dialogo. In una delle inquadrature più belle della pellicola Mike sosta a bordo di una strada sterrata al tramonto e, mentre il sole dolcemente si adagia sull’orizzonte, lui si stende sul suolo, confondendosi con la natura.

Se volessimo inquadrare il film in un genere, la categoria “buddy road movie” è sicuramente la più adatta. La coppia che affronta il viaggio funziona perché molto diversa dal punto di vista dell’età, ma unita da un passato traumatico per entrambi. La giovane vita di Rafa, fino al momento dell’incontro con Mike, non è stata rosa e fiori, tra una madre alcolizzata e le brutalità subite durante la permanenza nei pericolosi vicoli di Città del Messico; il vecchio invece ha perso in un incidente stradale la moglie e il figlio ma, quando si rimette in viaggio, il trauma sembra ormai aver preso forma in una corazza di diffidenza che lo riveste e in una serie di domande senza risposte. Ciò che Mike cerca d’insegnare al ragazzo e al suo pubblico è che l’essere macho, come il gallo che li accompagna durante il viaggio, non consiste solo nell’essere forti ma anche nell’accettare che i traumi ci segnino e nonostante questo andare avanti verso l’ignoto con il volto rigato da lacrime che prima o poi si asciugheranno. Cry Macho.


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