Cobra Kai V: la recensione della serie originale Netflix

Dopo la sconfitta al precedente All Valley il Miyagy Do, con l’aiuto della vecchia conoscenza Chozen, organizza una nuova resistenza contro i Cobra Kai e Terry Silver che minaccia di spostare il conflitto ben oltre il karate mettendo a repentaglio l’equilibrio nelle vite di Daniel e Johnny.


Genere: Commedia

Ideatore: Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg, Josh Heald

Attori: Ralph Macchio, William Zabka, Courtney Henggeler, Xolo Maridueña, Tanner Buchanan, Mary Mouser, Jacob Bertrand, Martin Kove, Vanessa Rubio

Anno: 2018

Paese: USA

Produzione: Sony Pictures Television

Durata: 30 min

Stato: In produzione


Voto: 8


I grandi pregi di questa serie sono sempre stati due: da una parte il non prendersi troppo sul serio regalando dei momenti comici soprattutto grazie all’amatissimo sensei Lawrence, catalizzatore della maggior parte dei difetti dell’americano medio bianco; dall’altro un sapiente equilibrio tra la tradizione cult anni Ottanta da cui nasce Karate Kid e le innovazioni del teen drama, più appartenente al sentire contemporaneo. Arrivati alla quinta stagione non si può che confermare che entrambe le caratteristiche sono ancora presenti. Eppure, proprio in questa conferma giace il seme del dubbio che in modo lecito potrebbe germogliare e creare dubbi agli appassionati sull’eventuale seguito della serie (ancora una sesta stagione non è stata ufficializzata). Gli sceneggiatori non hanno inserito alcun elemento propulsivo capace di dare nuova linfa alla serie. I personaggi provenienti dal passato di Daniel e Johnny sono ormai terminati e il finale di stagione conferma che l’eventuale sesta stagione non proporrà novità sostanziali. I secondari che con il passare delle stagioni sono entrati a far parte del cast riguardano molto spesso le vicende dei ragazzi e non hanno lo spessore necessario a rinnovare delle meccaniche narrative come quella del bullismo, già ormai ampiamente affrontate dalla serie.


Se non ci si proietta con lo sguardo al futuro della serie, questa stagione si conferma sotto tutti i punti di vista come uno dei migliori prodotti originali Netflix per livello di scrittura dei personaggi e intrattenimento. Tra di essi continuano a spiccare Johnny Lawrence, alle prese con nuove sfide che ne determineranno una nuova crescita e Troi che deve invece fare i conti con la corruzione morale a cui sembra condurla il Cobra Kai. Anche Chozen è un successo per la sua capacità di alternare la disciplina rigorosa di un samurai alla scanzonata ironia che ha da sempre contraddistinto la serie. Il cattivo invece, Terry Silver, ha un fascino tutto suo: Thomas Iann Griffith, l’attore che lo interpreta mantiene intatto il sorriso da cattivone che lo caratterizzava già ai tempi di Karate Kid III, e il suo acume è una delle sue armi migliori nella programmazione della sua scalata al successo del Cobra Kai. Un po' ripetitiva invece la love story tra Miguel e Sam, con gli sceneggiatori che si possono permettere di insistere solo grazie all'empatia che ormai ogni spettatore prova nei confronti di questi personaggi.


Gli episodi si sono allungati di cinque minuti abbondanti rispetto al solito, ma non ci dispiace. I colpi di scena non mancano e l’azione è sempre scorrevole e coinvolgente. Da elogiare anche la regia che accompagna gli scontri, solo raramente impreparata; nella maggior parte delle occasioni conferisce ai combattimenti una magniloquenza cinematografica forse assente nelle precedenti stagioni. Con un nemico come Terry Silver e scontri così ben girati la lotta tra Miyagi-Do e Cobra Kai diventa sempre più ineluttabile.

La speranza di tutti è che la serie si mantenga su questi per quella che ormai sembra essere la stagione conclusiva. Aspettiamo con ansia ma anche dispiaciuti che le vicende di questi personaggi si stiano avviando alla fine.



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