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C'é ancora domani: non fuggire, ma resistere.

Paola Cortellesi si pone dall’altra parte della mdp, esordisce alla regia con il suo “C’è ancora domani”, film che ha aperto la 18esima Edizione della Festa del Cinema di Roma.

La storia di per sé è molto semplice: dopo la seconda Guerra Mondiale, la famiglia di Delia (Cortellesi stessa) e Ivano (Valerio Mastandrea) fatica ad andare avanti dovendo badare a tre figli e il padre di Ivano. Proprio Ivano architetta perfettamente lo schema familiare: i due bambini devono studiare cosicché si possano promettere un futuro roseo; Marcella, l’altra figlia, lavora costantemente per collaborare nelle finanze familiari; Delia, la moglie, fa dei lavoretti per aiutare la famiglia e, ancora, bada alla preparazione del cibo, alle attenzioni di Sor Ottorino (Giorgio Colangeli), padre di Ivano, che a causa della vecchiaia è costantemente a letto.

Ivano però non ha sentimenti, non ha un cuore e, seguendo i consigli e gli insegnamenti del padre, pone degli obblighi a tutti i familiari e ne risente quasi sempre Delia, tante volte percossa dal marito, indifferente a ciò che si giustifica continuamente dicendo che è nervoso perché ha combattuto due guerre.

Scelta innovativa tra l’altro (e la quale devo ancora capire se mi piace o meno) il fatto che durante questi atti di violenza la Cortellesi o ci mostra altro (ad esempio le conseguenze) oppure li mette in scena come se i due personaggi (Delia e Ivano) stessero ballando sotto note del cantautorato italiano.

Delia ha una amica alla quale può appoggiarsi, ovvero, la fortunata Marisa (Emanuela Fanelli) che ha sposato un buon’uomo con cui lavora insieme al mercato. Questa cercherà sempre di indirizzarla ad un altro tipo di vita cercando di instaurare in lei un atto di coraggio, che però sembra lontano dalle corde caratteriali di Delia, nonostante ella conservi sempre un po’ di denaro (che non sappiamo però perché vengono nascosti) dai suoi lavoretti, che solitamente sono destinati al portafoglio familiare e che quindi vengono monitorati dal capofamiglia Ivano. La povera protagonista ha anche una storia d’amore giovanile in sospeso, un uomo che lavora in un autofficine che cerca di indurla a ripensarci, a riprendere quella storia ormai passata che Delia aveva evitato proprio per sposare Ivano. Una sottotrama non definita e che avrei voluto venisse approfondita per ben capire l’evoluzione del carattere e del personaggio di Delia.

Questi presupposti basterebbero per pensare ad una donna affranta, senza speranze, ma Delia continua a credere nel futuro e anche dopo i soliti atti violenti di Ivano sorride alla vita proprio perché sa che avendo tre figli da crescere non può abbattersi e scappare dai problemi che la vita le mette davanti. Significative due sequenze importanti: Delia trova per terra una foto di un ritratto familiare che aveva perso un soldato americano (che insieme ai suoi colleghi monitorano la città), così la raccoglie e gliela porta. Il soldato rimarrà incredulo del gesto di Delia e cercherà di sdebitarsi con lei, che sembra però non voglia farsi aiutare in nulla, ma prima o poi…

Nel frattempo accetta in cambio due cioccolate americane così da portarle ai propri figli, ma a tavola Ivano dirà che i soldati sono soliti dare le cioccolate solo alle “donne di strada” e sappiamo già cosa farà…

Seconda sequenza importante è quella che preannuncia anche le due storie che saranno lo svolgimento centrale del film. La protagonista tra i vari lavoretti che è solita svolgere è impegnata a stendere panni su una terrazza da cui si vede tutta Roma. Per arrivare fin su, insieme alle sue colleghe, deve farsi la sfacchinata di salire innumerevoli e scomode scale, mentre le persone che abitano quel lussuoso palazzo possono usare l’ascensore. Dialogando tra di loro le donne si chiedono il perché non possono usare anche loro l’ascensore e arrivano alla conclusione che due ceti sociali così diversi non possono condividere lo stesso posto, allora una di quelle affermerà che non vede l’ora di poter andare ai seggi a votare per la prima volta per cambiare il sistema che schiaccia una determinata classe sociale.

Da qui, allora, la sottotrama di Marcella, figlia più grande, promessa sposa di Giulio, il figlio di una delle famiglie più ricche del quartiere. Questa è una notizia di pubblico di cui Ivano si vanta, ma Marcella è preoccupata di ospitare a pranzo la famiglia di Giulio perché conosce bene le differenze tra le due. Delia comincerà a vedere negli occhi di Giulio i comportamenti giovanili di Ivano, all’apparenza premuroso e amorevole nei confronti della donna che però poi si trasformano in divieti di mettere il rossetto o tante altre cose…

Arriverà il momento in cui Delia è al limite della pazienza di ogni cosa preoccupante che sta vivendo e allora prende in mano la sua vita e si ribella, finalmente un’iniziativa coraggiosa che potrebbe stravolgere le vite dei suoi familiari e la sua. E’ un atto di ribellione alla Storia dell’Italia, una comunità si stringe verso un unico obiettivo perché non bisogna mai fuggire dai problemi e lasciar soli chi si ama, ma resistere e combattere per le proprie idee e la propria libertà.

Cortellesi è bravissima nel contaminare al dramma la commedia, le gag comiche funzionano molto bene tanto da rispecchiare alla grande lo storico filone neorealista. Il bianco e nero, la fotografia, sono apprezzabili, seppur abbastanza semplici. Forse proprio la semplicità è il limite della regia dell’attrice italiana, che non rischia mai, ma tende a dar rilevanza ad una sceneggiatura innovativa, originale e ben curata. La figura di Delia, poi, è ben strutturata, una donna apparentemente fragile, ma di una forza immensa, assimilabile alla magnifica Anna Magnani, e forse non è casuale che “C’è ancora domani” abbia inaugurato la Festa del Cinema di Roma di quest’anno che ha per copertina proprio la storica attrice italiana.

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