Blonde - “I’m not a star, I’m just Blonde”

La recensione di Blonde, film di Andrew Dominik tratto dal libro di Joyce Carol Oates, con Ana De Armas nel ruolo di Marilyn Monroe presentato a Venezia 79 in concorso per ricevere il Leone d’Oro.

Film prodotto da Brad Pitt, Dede Gardner e Jeremy Kleiner con la loro Plan B Entertainment.


Genere:Biografico, Drammatico

Anno:2022

Regia:Andrew Dominik

Attori:Ana de Armas, Adrien Brody, Garret Dillahunt, Bobby Cannavale, Julianne Nicholson, Sara Paxton, Scoot McNairy, Toby Huss, Rebecca Wisocky, Xavier Samuel, Haley Webb, Catherine Dent, Spencer Garrett, Dan Butler

Paese:USA

Durata:146 min

Distribuzione:Netflix

Sceneggiatura:Andrew Dominik

Fotografia:Chayse Irvin

Montaggio:Adam Robinson

Musiche:Nick Cave, Warren Ellis

Produzione:Plan B Entertainment


 

RECENSIONE:


Voto: 6

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Genere: drammatico

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“Blonde” compie i suoi primi passi nel 1933 a Los Angeles, dove la protagonista Norma Jean vive in una piccola abitazione a Hollywood con sua madre Gladys (interpretata da Julianne Nicholson).

Norma Jean vive fin dai suoi primi anni una situazione familiare difficile, che marchierà nel corso della storia tutta la vita della protagonista e della madre.

Una madre violenta, manipolatrice che continuamente fa del male alla figlia, la cui nascita a suo dire ha scaturito l’allentamento del compagno.

Tale sofferenza porta la madre Gladys, ad essere rinchiusa in un ospedale psichiatrico poiché affetta da schizofrenia. Di conseguenza la piccola Norma Jean si ritrova ben presto senza alcun genitore e lasciata in un orfanotrofio.

Tale sofferenza porterà Norma, a spendere il resto della vita a cercare il padre di cui non conosce l’identità cercando di nascondere tale assenza con una serie di figure maschili.


Una volta cresciuta, inizia a compiere i primi passi all’interno di quello che era il mondo del cinema di allora con il nome Marilyn Monroe. Un mondo che ruota intorno a manipolazioni e violenze, ma che porta la protagonista a brillare sempre più. Più il tempo passa, più la giovane stella del cinema, non riesce a convivere con quella identità che la sta rendendo un icona, non solo per gli Stati Uniti, ma per tutto il mondo. Un identità che la opprime, che la schiaccia quotidianamente provocandole un senso di inadeguatezza, portandola a vivere tragedie su tragedie che andranno ad influire su quella che è la sua vera persona, Norma Jean.



Il regista, Andrew Dominik fa riferimento al libro, dove prima di lui, Joyce Carol Oates mescolò i fatti che definirono la tormentata vita della stella del cinema con un aggiunta di fiction. L’obiettivo è quello di mettere alla luce la sofferenza di una ragazza, intrappolata in una vita che sente stretta, farlocca che gli garantì il successo mondiale ma non la vita che Norma Jean desiderava fin dalla nascita; una vita all’insegna della normalità.


Pellicola che mette a dura prova la concentrazione dello spettatore, con le sue quasi tre ore di durata mostrando ogni singolo elemento della vita di Norma Jean.

Questa non necessaria scorpacciata narrativa tarpa totalmente le ali all’immaginazione dello spettatore, che oltre tutto è costretto ad assistere a tanto dolore; per avere cosa in cambio? Un immagine di una donna distrutta e oppressa dalla vita? La fotografia di una star sconfitta su ogni aspetto della sua esistenza? Espedienti narrativi che probabilmente si sarebbero potuti maneggiare in maniera diversa.


“I’m not a star, I’m just Blonde”

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