Basta che funzioni | Recensione

Dopo un tentato suicidio, un ex fisico di fama mondiale incontra una ragazza che dorme in strada. Tra i due nasce subito un'intesa che viene ostacolata dalla madre di lei.



Anno:2009

Regia:Woody Allen

Attori:Evan Rachel Wood, Henry Cavill, Larry David, Patricia Clarkson, Kristen Johnston, Ed Begley Jr., Michael McKean, Yolonda Ross, John Gallagher Jr., Lyle Kanouse, Willa Cuthrell-Tuttleman

Paese:USA

Durata:92 min

Distribuzione:Medusa Film

Sceneggiatura:Woody Allen

Fotografia:Harris Savides

Montaggio:Alisa Lepselter

Produzione:Gravier Productions, Wild Bunch


Recensione: Data di uscita in Italia: 18 settembre 2009 • • Voto:9/10 • • Genere️: commedia

• • Pro🔝: Woody Allen, nel corso della sua carriera cinematografica, ha spesso utilizzato l'ironia come mezzo per veicolare messaggi molto profondi che cadono nel pessimismo e questo film è uno degli esempi migliori. Infatti in "Basta che funzioni" si trovano tutte le caratteristiche principali che caratterizzano la sua filmografia: troviamo tutte quelle componenti amorose che hanno segnato il suo inizio di carriera, con pellicole come "Io e Annie", unite con la deriva maggiormente meno allegra ma intimista più recente, come in "Midnight in Paris". La caratteristica migliore del lungometraggio, come di molti altri del regista, è la sceneggiatura. Infatti il modo in cui riesce ad unire l'ironia con la malinconia, il modo di far ridere e deprimere nello stesso momento è semplicemente geniale. Infatti, attraverso la schiettezza del protagonista Boris (ovvero la controparte filmica di Woody Allen), la sceneggiatura distrugge la mediocrità dell'essere umano, della sua incapacità di agire e di prendere una posizione difronte a delle scelte. L'uomo viene descritto quasi come un mostro, capace anche di rovinare una delle cose più pure che esistano, cioè la religione (come viene detto nel dialogo introduttivo), sfruttandola come mero interesse personale. La sincerità e il fatto di non porsi limiti nel parlare da parte di Boris è quasi come un fiume in piena che travolge lo spettatore facendolo annegare nei suoi stessi peccati. Tutta questa negatività, però, è bilanciata dalla protagonista femminile, Melodie, che rappresenta esattamente ciò che critica Boris, ovvero l'ignoranza, l'indecisione e l'incapacità di emergere tra la folla dell'essere umano. Nonostante abbia tutti questi difetti, Melodie appare sotto una luce positiva e decisamente raggiante, in maniera molto dolce e comprensiva nei confronti del rude protagonista. L'incontro di queste due personalità agli antipodi dà il via all'altra grande tematica del film: la pazzia dell'amore. Infatti Boris e Melodie, nonostante siano gli opposti, si sposano e nasce una vera e propria storia d'amore, così da rappresentare quanto l'amore sia l'unico sentimento che l'essere umano non sia in grado di controllare e manipolare. Un'altra caratteristica eccezionale del lungometraggio è assolutamente lo sviluppo dei personaggi secondari. Naturalmente i due protagonisti rimangono maggiormente impressi, anche perché portano avanti i temi della pellicola, ma i personaggi secondari non sono per niente da dimenticare. Sia gli amici di Boris che i genitori di Melodie (principalmente la mamma) subiscono un grandissimo percorso di crescita, molto coerente con gli ideali trattati. Infatti nel momento in cui questi ultimi decidono di uscire dalla monotonia di una vita costruita sulle apparenze, creano delle vite opposte alle precedenti e decisamente più felici, aperte mentalmente e costernate di amore. Come per ogni film di questo regista, tutto il lato tecnico è privo di problemi. La regia è ricca di guizzi creativi, soprattutto con l'inserimento di alcuni piani-sequenza impeccabili. Inoltre la decisione di far cadere la quarta parete e far dialogare Boris direttamente col pubblico è a dir poco geniale. Questo elemento, per dimostrare la superiore intelligenza di Boris rispetto a tutto il resto del cast, è assolutamente ben contestualizzato e probabilmente non esiste un'idea migliore. Anche i costumi sono studiati al dettaglio. Si può notare che i personaggi più intelligenti e aperti sono stati vestiti con indumenti di poco valore mentre personaggi come Melodie erano ben curati, sia nel vestiario che nel trucco. Ciò vuole farci capire come le persone migliori puntano sui valori che identificano un uomo, cioè l'intelligenza e l'accettazione del diverso. Anche gli attori sono stati ottimi. Larry David (Boris) e Evan Rachel Wood (Melodie) sono riusciti a trasferire tutte le caratteristiche presenti in sceneggiatura nei personaggi interpretati. Tra i personaggi secondari, è corretto sottolineare l'incredibile lavoro di Patricia Clarkson (la madre di Melodie). In conclusione "Basta che funzioni" è sia una gioia per gli amanti di Woody Allen perché troveranno tutte le idee che hanno segnato la vita lavorativa, e personale, del regista ma anche un ottimo punto d'inizio per avvicinarsi alla sua filmografia proprio per il mix perfetto delle sue maggiori qualità. •

• Contro❌: i pro sono talmente tanti che segnare qualcosa nei contro significa cercare il famoso pelo nell'uovo. Però si può far notare una piccola ripetitività nel reiterare la decadenza dell'essere umano, soprattutto nei monologhi di Boris.

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Recensione a cura di Ivan Luis Sulla

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Grafica a cura di Giulia Federici

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