Atypical | Recensione della serie targata Netflix

Giunto alla soglia dei 18 anni, Sam, un ragazzo con la Sindrome di Asperger, un disturbo pervasivo dello sviluppo imparentato con l'autismo, sente che è arrivato il momento per lui di trovare l'amore e reclamare la propria indipendenza. Preso di mira dai coetanei perché considerato «strano», aiutato dalla sua terapeuta Julia e dal suo migliore amico Zahid, Sam intraprende un viaggio divertente ed emozionante alla ricerca di se stesso, portando la madre apprensiva Elsa, il padre comprensivo Doug e la sorella Casey a fronteggiare i cambiamenti che ne derivano.

Stagioni: 4

Puntate: 38

Anno: 2017-2021

Regista: Seth Gordon

Attori: Jannifer Jason Leigh, Keir Gilchrist, Brigette Lundy-Paine, Michael Rapaport

Paese: Stati Uniti

Durata: 26-28 minuti ad episodio

Distribuzione: Netflix

Sceneggiatura: Robia Rashid

Fotografia:

Montaggio:

Produzione: Exhibit A, Weird Brain, Inc., Sony Pictures Television

 

RECENSIONE:

Data di uscita in Italia: 9 luglio 2021

Voto: 8-

Genere: commedia drammatica


Questo venerdì, su Netflix, è stata pubblicata la quarta ed ultima stagione di "Atypical", arrivando così alla sua conclusione. A causa di ascolti buoni ma non eccezionali, Robia Rashid, la showrunner, è stata costretta a concludere la serie con la quarta stagione, nonostante avesse in mente 5 stagioni totali, e, purtroppo, questo si nota ma, in generale, nonostante un po' di fretta nel finale, "Atypical" è una serie incredibile e tremendamente coraggiosa per gli argomenti che tratta e per il modo in cui lo fa.

Andando per ordine, la prima caratteristica che deve essere elogiata di questa serie è proprio il coraggio. Infatti, "Atypical", per la prima volta nella storia della tv, mette al centro della narrazione un ragazzo autistico e pieno di insicurezze, lontanissimo dalle serie teen con ragazzi e ragazze bellissime che si dividono tra scuola e divertimento.

Il coraggio della serie lo si vede anche nei comprimari siccome, più che personaggi, si potrebbero definire persone a tutti gli effetti. Tutti hanno lati positivi e negativi, in alcune puntate sbagliano e in altre si riscattano, esattamente come nella vita reale. Per di più, ogni personaggio è diverso dall'altro e spesso va in controtendenza rispetto agli standard della narrazione. L'ultimo elemento coraggioso da elogiare sono le tematiche trattate. Infatti, nel corso delle 4 stagioni, sono stati toccati davvero tantissimi argomenti, anche abbastanza controversi e difficili da trovare in altre serie, come l'autismo, la bisessualità, il tradimento coniugale, il sesso giovanile, la malattia, la ricerca della propria strada e molti altri.

Un altro elogio che è d'obbligo è la scrittura della serie. Infatti Robia Rashid, alla sua prima grande esperienza, è stata in grado di inserire tutte le tematiche sopraelencate in maniera coerente ed approfondita, sviluppando sempre gli archi narrativi dei personaggi con i giusti tempi. Infatti tutti gli argomenti, soprattutto quelli più controversi, non sono appena accennati, anzi sono sviluppati con molta calma in modo tale che lo spettatore possa assistere allo sviluppo dei personaggi e, allo stesso tempo, riflettere su argomenti spinosi. Sam affronta diverse fasi della vita, soprattutto come ragazzo autistico senza voler normalizzare Sam ma evolvendolo con tutte le sue difficoltà perché la malattia non è da eliminare ma da affrontare. Casey, la sorella, è l'esempio perfetto di come scrivere un teenager diverso rispetto a quelli che abbiamo visto ad oggi, infatti pratica atletica, è bisessuale, si veste come desidera e non come gli viene imposto, mostrando un carattere duro ma mostrando le sue difficoltà come ragazza "diversa" e sorella "normale". Doug, il padre, è un personaggio incredibile perché viene mostrato in molte difficoltà, soprattutto perché si deve rapportare con figli particolari e non semplici da accettare inizialmente, arrivando ad una conclusione veramente toccante. Elsa, la madre, è il personaggio che soffre maggiormente la frettolosità del finale ma nelle prime 3 stagione è costretta ad accettare la crescita dei figli, soprattutto di Sam con cui ha creato un rapporto unico, riscoprendo maggiormente il suo lato di donna, prima che del suo ruolo nella famiglia. Tutto questo, però, cala nell'ultima stagione non per motivi di incapacità degli sceneggiatori ma per motivi produttivi. Come ho accennato nell'introduzione, gli ascolti erano buoni, tant'è che la serie è proseguita fino alla quarta stagione, ma assolutamente lontani dalle produzioni di punta di Netflix, perciò le ultime 2 stagioni, ovvero la quarta e l'ipotetica quinta, sono state raggruppate in un'unica conclusiva quarta stagione e, purtroppo, è evidente. Infatti tutto accade molto rapidamente e non si ha il tempo di metabolizzare ciò che succede, che i personaggi stanno vivendo già un'altra storyline, al contrario di come accadeva nelle prime 3 stagioni. Oltre alla frettolosa conclusione, naturalmente, anche lo sviluppo dei personaggi ne ha risentito, soprattutto per il personaggio di Elsa, la mamma di Sam. Infatti, se nel corso delle stagioni, aveva affrontato diversi momenti drammatici che l'avevano portata ad evolvere come donna in primis, e anche come madre, moglie e figlia, nell'ultima stagione si riduce ad essere la compagna di altre storyline.

Anche la recitazione è al top perché tutti i personaggi, sia quelli primari che secondari, sono credibili anche se, a volte, la recitazione cade nell'esagerazione e alcune reazioni risultano ingiustamente divertenti, come nel caso di Paige.

In conclusione, "Atypical" è una serie eccezionale, coraggiosa e capace di alleggerire tematiche pesanti e, nonostante, i difetti presenti, relegati soprattutto all'ultima stagione, è un viaggio che tutti dovrebbero condividere perché si provano emozioni che poche produzioni sono in grado di trasmettere.

Grafiche a cura di Giulia Federici

Grafiche a cura di Ivan Luis Sulla

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