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After The Fire: ennesima infiammante ingiustizia

Il fumo mischiato alle piccole fiamme che aprono il film insieme ai titoli di testa sono qualcosa di poetico che trasuda nell’atmosfera del film un mistero, un’incertezza che pian piano si rivelerà essere un tragico evento e che purtroppo trova nella realtà fin troppi esempi.

Data di uscita: N.D.

Genere: Drammatico

Anno: 2023

Durata: 96 min

Regia: Mehdi Fikri

Attori: Camélia Jordana, Sofiane Zermani, Sofian Khammes, Sonia Faidi, Louise Coldefy, Makata Samba, Hammou Graia, Samir Guesmi, Valérie Vérone

Paese: Francia

Distribuzione:

Sceneggiatura: Mehdi Fikri

Fotografia: Romain Carcanade

Produzione: Robin Robles, Arthur Goisset, Garance Boulet, Bestien Daret

Casa di produzione: The Film, Topshot Films, France 3 Cinéma, Bac Films

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A Strasburgo una famiglia araba vive un grave lutto. Malika, protagonista del film, apprende dapprima la notizia del fratello arrestato, ma non sembra curarsi di ciò essendo che questa aveva avvertito il giovane dei pericoli che stava percorrendo. Poco dopo Malika si troverà in una profonda attesa all’ospedale dove era stato ricoverato d’urgenza il giovane Karim, suo fratello. Tramite uno sguardo con suo fratello maggiore apprenderà la notizia della morte dell’altro e con lo stesso sguardo si rivolgerà alla polizia appostata davanti l’ingresso dell’ospedale chiedendo lecitamente di poter entrare, ma trovando davanti a sé un muro.

Lo sguardo pietoso che Fikri, regista del film, ritrae nella donna è contrapposto al punto di vista della mdp inclinata e con prospettiva dal basso che riprende i due poliziotti a significare, come si faceva nel cinema americano classico, il potere di questi analoghi a due montagne invalicabili.

L’inferno che si aggira all’infuori dell’ospedale è implacabile, tutti gli amici di Karim chiedono di poter entrare e cominciano una lotta con la polizia che non ha fine.

Con una magnifica dissolvenza stile vertigo in cui la mdp gira riprende dall’alto la piazza del quartiere (circolare) dove gli amici di Karim si incontrano per chiedere giustizia veniamo catapultati nella stanza dove viene celebrato il funerale, introdotta con la ripresa dall’alto di una candela della stessa forma della piazza.    

Il tema del film, infatti, sarà dapprima scoprire la causa della morte del ragazzo e poi combattere per la giustizia di questo.

Se da una parte c’è la famiglia di Karim, i suoi amici, che pian piano acquistano la consapevolezza dell’innocenza del ragazzo, dall’altra c’è la polizia, la stampa, ecc… che cercano di placare gli animi e in un certo modo far rassegnare chiunque si stia mobilitando per andare a fondo nelle cose.

Le scelte narrative e registiche da evidenziare sono molte, ma sopratutto è importante denotare che Fikri non esalta mai la figura di Karim, è assolutamente una vittima innocente, che non meritava ciò che gli è accaduto, ma che commetteva anch’egli delle criminalità. Il regista ci sta dicendo che il fine non giustifica i mezzi, che non si può arrivare ad una conclusione come la morte per un giovane ragazzo che ha commesso qualche errore nella sua vita. E’ molto interessante vedere anche come Fikri tratti i vari punti di vista dei personaggi della famiglia, come ognuno singolarmente affronti la cosa: chi più vicino come Malika, intraprendente nel prendere contatti con la stampa e avvocati; Driss, totalmente preso dalla cosa che si lascia andare anche alla violenza; Nour, che si rifugia nell’alcol e nella droga fino al finale, dove, con una caratterizzazione perfetta, diventa un personaggio molto importante.

La regia propone degli ottimi piani sequenza come quando riesce a passare da una stanza all’altra durante il funerale (senza corpo) nel condominio della famiglia, ma non solo. Movimenti di macchina intelligenti, mai posti a caso, su tutti ne spicca uno: la fidanzata di Karim (di cui forse avremmo voluto saperne di più) racconta come fu realmente andata la notte dell’arresto del ragazzo. Fikri con questo flashback ci mostra la donna che guarda in fuori campo,  il voice off sta narrando e, mentre, ci racconta di quando Karim fu buttato a terra la mdp si sposta, mostra una pozzanghera in una strada deserta e pian piano sembra cadere a terra. Karim è un fantasma, ma il suo corpo potrebbe essere la mdp stessa che sta cadendo a terra girando un film che fa cadere a terra anche noi spettatori.

Perché allora “After the fire”? Perché il fuoco è quello che viene causato dalle forze dell’ordine inizialmente al quale la famiglia araba e gli amici di Karim rispondono con altrettanto fuoco, talvolta nel senso letterale, altre volte nel senso legale.

Quindi cosa succederà “After the fire”? Succede che sarà un caso (dice la giurisdizione) che richiederà tanto tempo e, probabilmente, andrà via via nel dimenticatoio, come spesso accade in queste storie.

E’ sicuramente un film già visto (proprio francese il prodotto presentato a Venezia dell’anno scorso era Athena, con un tema molto vicino), ma che riesce a trovare nella sua standardizzazione delle interpretazioni originali per avere così un’ulteriore visione su questi avvenimenti.

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