È STATA LA MANO DI DIO | RECENSIONE DEL NUOVO FILM DI SORRENTINO CHE HA INCANTATO IL FESTIVAL

Aggiornamento: 6 mar

Quest’anno a Venezia 78 troviamo in Concorso ben 5 film italiani, tra questi ‘’È stata la mano di Dio’’, il nuovo film di Paolo Sorrentino che ha conquistato tutti. Ambientato negli anni Ottanta, la storia raccontata è quella di Fabio, detto Fabietto, un giovane ragazzo adolescente amante del calcio, in estasi per l’arrivo del grande Maradona. Ma gioia e tragedia si intrecciano, cambiando completamente la visione della sua vita, ma il destino ha in serbo per lui le sorprese più disparate. Ecco la nostra recensione di questo piccolo capolavoro.

Anno: 2021

Regista: Paolo Sorrentino

Attori: Toni Servillo, Filippo Scotti, Teresa Saponangelo, Luisa Ranieri, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo, Betti Pedrazzi, Ciro Capano, Enzo Decaro, Carmen Pommella, Biagio Manna, Lino Musella

Paese: Italia

Durata: 130 min

Distribuzione: Netflix

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino

Fotografia: Dario D’Antonio

Montaggio: Cristiano Travaglioli

Produzione: The Apartment Pictures

 

RECENSIONE

Data d’uscita in Italia: 24 novembre 2021 (cinema selezionati), 15 dicembre (Netflix)

Voto: 9,5

Genere: drammatico, biografico


Quando si parla di questo film non si può che parlarne in modo più che positivo. ‘’È stata la mano di Dio’’ è il nuovo lavoro di Paolo Sorrentino in cui troviamo il regista al suo massimo. Un film che è un’ode alla vita, una celebrazione all’atto del vivere, alle gioie che essa ci da ma anche alle disgrazie che affrontiamo ogni giorno, disgrazie dalla quale però può nascere un fiore se le sappiamo combattere. Una vera e propria lettera d’amore alla vita, ma anche al cinema stesso, in cui ‘’tutti abbiamo qualcosa da raccontare’’, per citare una battuta tratta proprio da questa pellicola. È una poesia visiva che viene apprezzata sia con gli occhi sia con la mente, perché nella sua semplicità fa riflettere moltissimo. Un lungometraggio intimo e sincero che ti entra dentro, ti smuove, scava a fondo e insinua le sue radici.

La storia è appunto raccontata dal punto di vista di Fabietto, un giovane ragazzo che si sta godendo la vita e la sua adolescenza nel modo più ordinario possibile. È proprio grazie a lui che vediamo l’intera azione del lungometraggio, dagli occhi di un ragazzo che sogna un futuro migliore e ad un livello più alto di quello che ha nel momento presente, senza però togliere dalla narrazione la paura stessa di questo futuro, che è ancora molto lontano e, appunto per questo motivo, ignoto. Viene mostrata in modo magistrale la sua crescita emotiva, oltre che quella fisica, perché nel corso del film anche il nostro protagonista, sperimenta in prima persona cosa significa la parola ‘’tragedia’’, ed è proprio in quel momento che lo vediamo rimboccarsi le maniche, con una paura però, appartenente in pieno alla sua età.


Lo vediamo fare prime esperienze, prime volte, che a lui sembrano quasi giganti, ma che una volta passate lo smuovono e gli donano più fiducia in sé. Per questo quando parliamo di questo lungometraggio, lo definiamo inesorabilmente un racconto vero e sincero di un pezzo di vita. Il più delicato possibile.

Un ulteriore elemento che è d’obbligo elogiare, è senza dubbio il fatto che questa pellicola sia divisa nettamente in due parti, una iniziale e una finale, che nonostante trattino di temi tra loro diversi, e quindi abbiano anche un carico emotivo diverso, sono complementari e creano tra loro un connubio perfetto. Analizzando le due parti: la prima è quella più leggera, dove lo spettatore comincia a masticare la storia che sta iniziando ad essere raccontata, viene a conoscenza dei vari personaggi, che hanno una loro caratterizzazione ben distinta ed elaborata. La presenza dell’ironia e di alcune battute tipicamente italiane, donano quel brio che la storia senza dubbio necessita; La seconda parte invece è l’opposto della prima. Inizia con il climax che corrisponde alla tragedia che il protagonista si ritrova nelle mani, ed è una escalation di emozioni, e corrisponde alla crescita dei protagonisti.

Una crescita che appartiene a tutti, non solo a Fabio, ma anche a quelli più anziani d’età, che devono combattere ognuno con i propri demoni. Il binomio ironia/tristezza si amalgama perfettamente, creando quella narrazione che rende tanto speciale questo film. Lo spettatore ha modo di ridere, essere triste, sperare, sognare e, addirittura, commuoversi.

In attesa di scoprire se questo meraviglioso film riesca a portarsi a casa qualche riconoscimento, sarà disponibile in alcuni cinema selezionati a partire dal 24 novembre e arriverà nel catalogo Netflix dal 15 dicembre prossimo. Vivamente consigliata l’esperienza in sala.


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